Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


Non c'è fretta:
decidete con calma

I principali punti
da tenere a mente

Le parole che contano

Perché no ai fondi pensione

Nella trappola del silenzio-assenso

Chiusi o aperti?
Attenti ai costi

Negoziali e preesistenti

Tutto ciò che si aggiunge
al Tfr

 Gli anticipi per qualsiasi
esigenza

Occhio alle spese di gestione

Troppo potere alle
assicurazioni

Nel confronto perde il Tfr

Per saperne di più

Chi garantisce la trasparenza?

 
Tfr. Guida alla scelta.
a cura di Giuseppe Altamore


TFR
GUIDA ALLA SCELTA


Perché sì ai fondi pensione
LA PREVIDENZA PUBBLICA
È SOLO UNA PROMESSA


Secondo il professor Giuliano Cazzola, il secondo pilastro potrà garantire una rendita con notevoli benefici fiscali.

Giuliano Cazzola, docente di Diritto previdenziale all'Università di Bologna e autore del libro Guida ai fondi pensione 2005 (Bancaria Editrice, 300 pagine, 25 euro). Cazzola è uno dei massimi esperti di questioni previdenziali.

  • Perché può essere utile aderire a un fondo pensione?

«La previdenza obbligatoria non sarà più in grado di garantire un trattamento pensionistico adeguato se non a costi sempre più elevati, destinati a divenire ben presto insostenibili. È necessario allora differenziare le forme di tutela previdenziale, integrando la pensione pubblica con una privata a capitalizzazione individuale. Mentre la prima ha dietro di sé soltanto delle promesse (sia pure garantite dallo Stato), la seconda si basa su risorse "vere" intestate a un solo lavoratore, opportunamente investite e irrobustite coi rendimenti ottenuti. Inoltre, nei fondi pensione il lavoratore potrà versare non solo il Tfr e la propria quota di contribuzione, ma anche quella del datore. E potrà dedurre dal fisco più di 5.000 euro di versamenti ogni anno».

  • La gestione dei fondi è sufficientemente trasparente?

«La governance dei fondi collettivi è affidata per legge alle parti sociali, la gestione delle risorse a soggetti professionali tenuti ad attenersi alle convenzioni. Inoltre, i fondi sono obbligati non solo a rispettare le leggi, ma anche le direttive ministeriali e della Covip (l’autorità di vigilanza), nonché i loro statuti».

  • Secondo la Covip, il rendimento del Tfr negli ultimi cinque anni è stato simile a quello dei fondi pensione: perché allora scegliere di aderire alla previdenza complementare?

«I rendimenti dei fondi sono stati peggiori del Tfr soltanto nei primi anni 2000, quando i mercati finanziari sono andati in crisi. Nel medio e nel lungo periodo, tuttavia, i rendimenti dei fondi sono migliori di quelli del Tfr che, come è noto, sono stabiliti dalla legge (il 75 per cento dell’inflazione più 1,5 punti). Al lavoratore viene concessa l’opportunità di aderire a un fondo o a qualunque forma di previdenza complementare, avvalendosi di una risorsa di cui è titolare, ma della quale altrimenti potrebbe disporre soltanto all’atto della risoluzione del rapporto. Non c’è alcun obbligo in proposito. Da un fondo si può uscire dopo due anni. Per di più è consentito di ottenere, in caso di bisogno, anticipazioni della posizione individuale».

  • La pensione integrativa sarà liquidata da una compagnia assicurativa, c’è da fidarsi?

«La compagnia si limita a trasformare il capitale in rendita sulla base di un calcolo attuariale (che considera l’attesa di vita dell’interessato) per formulare il quale è senza dubbio l’istituzione più competente e sperimentata. Poi una compagnia di assicurazione può essere scelta anche come gestore del patrimonio. Le assicurazioni sono state le prime a occuparsi di questi problemi; non dobbiamo giudicarle avendo presente solo le distorsioni della Rc auto».

  • Le spese di gestione sono spesso sotto accusa perché decurtano il rendimento del fondo pensione...

«Certo. Sappiamo che le polizze individuali sono le più onerose, mentre i costi dei fondi collettivi sono meno cari. Eppure le polizze hanno avuto una crescita enorme. Sono ormai più di 800.000. Contano molto anche i rendimenti e il regime fiscale, oggi pari all’11 per cento. Se dovesse aumentare...».

  • Ci sono dubbi che la previdenza integrativa possa davvero garantire i giovani lavoratori, è così?

«Purtroppo i giovani lavoratori spesso non dispongono né di un reddito sufficiente per finanziare l’iscrizione a un fondo né del Tfr che è un istituto riservato solo ai dipendenti. Sarebbe stato utile venire incontro ai giovani precari consentendo loro una maggiore deducibilità fiscale (circa 7.000 euro l’anno) dei versamenti alla previdenza privata».

Giuseppe Altamore
   
   

LE PAROLE CHE CONTANO

ADEGUAMENTO PENSIONE: rivalutazione annuale commisurata all’aumento del costo della vita accertato dall’Istat.

ASSEGNO SOCIALE: prestazione assistenziale che, a partire dal 1° gennaio 1996, sostituisce la pensione sociale, concessa a cittadini italiani, residenti in Italia, ultrasessantacinquenni sprovvisti di reddito.

CALCOLO CONTRIBUTIVO: metodo di calcolo della pensione che si applica ai nuovi assunti dal 1° gennaio 1996, basato essenzialmente sull’importo totale dei contributi versati (montante) e dei coefficienti di rivalutazione. Il montante si moltiplica per i coefficienti di trasformazione che variano in base all’età del pensionamento (da 57 a 65 anni).

CALCOLO RETRIBUTIVO: metodo di calcolo della pensione che si applica ai lavoratori i quali, alla data del 31/12/1995, potevano far valere almeno 18 anni di anzianità contributiva; si basa sulla retribuzione pensionabile degli ultimi dieci anni, rivalutata.

FINESTRA DI USCITA: date fisse stabilite per legge, a partire dalle quali l’interessato può andare in pensione, avendo già maturato i requisiti di età e di contribuzione.

FONDO PENSIONE APERTO: fondo disciplinato dal D.Lgs. 124/93, costituito sotto forma di patrimonio autonomo e separato all’interno di una società abilitata alla gestione (banche o assicurazioni). Nei costi imputati all’iscritto sono inclusi la provvigione del promotore e la remunerazione degli azionisti.

FONDO PENSIONE CHIUSO: è il fondo pensione istituito dai contratti collettivi o regolamentati dal D.Lgs. 124/93, costituito nelle forme dell’associazione o della fondazione, senza scopo di lucro, con il fine di garantire agli iscritti un trattamento previdenziale aggiuntivo a quello dell’Inps.

PILASTRO: forma di previdenza; il primo pilastro è costituito dalla previdenza obbligatoria pubblica, il secondo da quella aziendale o contrattuale e il terzo da quella complementare facoltativa.

TFR (TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO): somma corrisposta nel settore privato dal datore di lavoro alla cessazione dell’attività del dipendente.

TFR MATURANDO: quota del Tfr che a partire dal 2007 può essere destinata ai fondi pensione, mentre il Tfr maturato rimane comunque all’azienda o in un fondo speciale dell’Inps.

G.A.


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