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«È una potenza che ti fa venir voglia di cambiare mestiere. Provate a sentire la sua Datemi della musica, è un pezzo che già vale una cattedrale, ma quando entra lui cambia il mondo. È delizioso, spiritoso, intelligente, positivo, simpaticissimo». Detto dalla signora Annamaria Quaini. Chi legge potrebbe chiedersi: «Chi è costei?». Ebbene, costei è conosciuta e amata da milioni di ammiratori, si chiama Mina, da poco è diventata la signora Quaini, da quando ha sposato il medico che era da tempo il suo compagno. Si sa bene quanto la nostra cantante più brava non ami le interviste e qualsiasi tipo di contatto con giornalisti o apparizioni televisive, per questo è singolare che sia uscita così allo scoperto per rendere un (meritatissimo) omaggio ad Andrea Mingardi, cantautore bolognese autore di Datemi della musica e di altre otto canzoni (in una delle quali duetta con lei) che fanno la parte del leone nel nuovo disco di Mina, Bau. La canzone così esaltata Andrea l’aveva scritta addirittura nel 1976: fu un piccolo fenomeno, ma non un trionfo. Oggi, chiudendo i 13 brani che compongono il disco, si prende con gli interessi il grande successo che si meritava allora. Il nuovo album è come un diesel: dopo il successo del singolo, che sta spopolando in tutte le radio, Mogol Battisti, s’è preso il tempo di scalare comodamente le classifiche. Mogol Battisti, che Mina e Mingardi cantano insieme, è un’intuizione felice perché almeno quattro generazioni hanno cantato le canzoni di Lucio e Mogol.
Mingardi sembra cadere dalle nuvole e mi rendo conto che quella vittoria l’aveva proprio rimossa: «Nello scrivere la canzone me ne sono dimenticato». Ascoltando il disco si respira un’aria serena, di buona musica, suonata bene, ma a un’analisi più accurata ci si rende conto di quanto ci sia da scoprire: in Sull’Orient Express si respirano atmosfere da Paolo Conte; in Johnny scarpe gialle, omaggio al grande Elvis, ci si può divertire a scoprire titoli o versi di famosi brani del rock americano; con The end la voce di Mina sembra fare un viaggio sulla macchina del tempo e proporre quelle tipiche canzoni degli anni Cinquanta così nobilmente semplici.
«Prima di tutto bisogna dire che ci conosciamo da quando ancora si chiamava Baby Gate, e scrissi per lei Ogni tanto è bello stare soli. Ci sentivamo ogni tanto, una volta le ho mandato un pezzo e poi lei mi ha telefonato chiedendomi di rimandarglielo perché non lo trovava più, il bello è che non lo trovavo nemmeno io... Poi la cosa s’è aggiustata: le ho mandato il pezzo e lei me ne ha chiesti altri. Un’esperienza indimenticabile».
«Tra Forte dei Marmi, Lugano e Bologna. Lei, quando vuole, si tinge la voce di nero; siamo stati bene insieme, parlando di musica, lei ascolta tutto, ma anche facendo chiacchiere, ci intendiamo al volo perché i nostri ceppi musicali sono il rock e il jazz. Ogni tanto mi chiedeva: "Dove la trovi quella voce tanto forte?". Io ho una vocetta così sottile: roba da dare di matto. Quando c’è lei a cantare gli altri sparecchiano». Bau, comunque, è un disco di canzoni tutte degne di essere ricordate: Alibi di Luca Rustici, Un uomo che mi ama di Massimo Morante, Fai la tua vita del sempreverde Giancarlo Bigazzi, la divertente Come te lo devo dire, giù giù sino a Per poco che sia, che vede il debutto della terza generazione dei discendenti di Mina, Axel Pani, figlio di Massimiliano e nipote di nonna Mina. Lui con la chitarra si diletta, ma studia Economia in un’Università di Londra. Artefice, coordinatore, anima e produttore di questo come di tutti i dischi di Mina è il primogenito Massimiliano Pani. Lui è la voce della famosissima mamma nelle presentazioni ufficiali, e il fabbricante di musica nel segreto della sala di incisione. «Volevamo fare un disco che suonasse bene», spiega, «e che non fosse uguale a nessuno degli altri che stanno uscendo in questi mesi». Ma questo suo pensiero lo dipana meglio nella presentazione dell’album, dove sottolinea, oltre alla qualità delle canzoni e al preziosismo degli arrangiamenti, la voce di Mina. Massimiliano la chiama così, mai mamma, in pubblico, ovviamente. Si mimetizza, ma si intuisce chi è l’ispiratore quando si legge: Signori è Mina, e conoscendo la sua innata riservatezza non si pensa nemmeno per un attimo che esageri, come fanno sempre quelli che stanno attorno ai cantanti. Ha ragione Max, che mamma chiamava affettuosamente "paciughino" e che le è rimasto accanto sempre: fidato, ma anche intransigente. Diamine, se una mamma fa la cantante, qualche errore lo
può anche commettere. Soprattutto se è Mina! Gigi Vesigna
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