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Attualità.
di Alberto Bobbio


FATIMA
LA PRIMA APPARIZIONE 90 ANNI FA: PARLA IL CARD. BERTONE


SUOR LUCIA HA DETTO TUTTO

Fu l’attuale segretario di Stato a raccogliere le confidenze della veggente e a fare le verifiche prima della pubblicazione del terzo Segreto. E smentisce tutte le voci su un quarto.

«Mi ha sempre fatto una certa impressione che una suora nascosta in un convento, umile, obbediente, ma anche tenace e determinata, sia stata per anni depositaria di un Segreto e di un mistero tra i più importanti del Novecento».

Il cardinale Tarcisio Bertone parla di suor Lucia e di Fatima, di una persona e di un evento che hanno segnato la storia recente della Chiesa. È stato lui a raccogliere, per conto di papa Giovanni Paolo II, le confidenze dell’anziana religiosa. È stato lui, mandato a Coimbra, nel Carmelo di suor Lucia, dall’allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede cardinale Ratzinger, a fare tutte le verifiche prima della pubblicazione del famoso terzo Segreto, il 26 giugno 2000. È stato lui, infine, come inviato del Papa, a celebrare nella cattedrale di Coimbra il 15 febbraio 2005 i funerali dell’ultima veggente di Fatima.

  • Eminenza, cosa le ha lasciato nel cuore suor Lucia?

«Il coraggio della testimonianza e il convincimento profondo, caparbio, a volte magari esuberante, della fede. Era una donna semplice e la sua lucidità e pacatezza, insieme al nascondimento che ha perseguito tutta la vita nella preghiera, l’hanno resa grande e credibile».

  • Ci sono aspetti non tanto noti di suor Lucia, tra cui il fatto che ha scritto migliaia di lettere...

«È vero. Non tutti sanno che nel convento di Coimbra suor Lucia riceveva lettere da ogni dove, alle quali rispondeva spiegando che bisogna convertirsi, pregare Dio attraverso l’intercessione della Madre celeste. Non conosciamo neppure il numero di quelle lettere, ma sappiamo che hanno dato il via a una filiera di preghiere che hanno fatto bene al mondo e alla Chiesa».

  • Suor Lucia ha anche scritto un libro, ma la Chiesa per anni ne ha impedito la pubblicazione. Perché?

«Suor Lucia era l’ultima sopravvissuta tra i veggenti. Si temeva che venisse canonizzata nel cuore della gente prima della morte e, dunque, si pensava che dovesse mantenere la massima umiltà e non pubblicare il libro. Ma lei ha chiesto a papa Giovanni Paolo II di poterlo pubblicare. Me lo chiese durante uno dei nostri colloqui. Ne parlai con il cardinale Ratzinger e poi con il Papa. Spiegai che, secondo me, un libro di suor Lucia poteva fare solo del bene. E il Papa acconsentì. Lo facemmo rivedere da un professore di teologia spirituale, il padre carmelitano Castellano, che lo lesse e lo giudicò assai buono, senza apportarvi tante correzioni. Chi continua a sostenere il contrario dice il falso».

La statua della Madonna di Fatima in processione durante la visita di Wojtyla del 2000.
La statua della Madonna di Fatima in processione
durante la visita di Wojtyla del 2000 (foto AP/La Presse).

  • È vero che suor Lucia ha continuato ad avere visioni nella sua cella nel Carmelo di Coimbra?

«Sì, ne sono convinto. Credo sinceramente che abbia avuto visioni nel corso della sua vita, ma ha mantenuto uno stile di vita semplice, pio, allegro, pieno di humour. Si concentrava nella preghiera con una profondità che incantava».

  • Il terzo Segreto. Lei dice nel suo libro che l’hanno letto tre Papi: Roncalli, Montini e Wojtyla. E non Pio XII, sotto il cui pontificato il testo arrivò dal Portogallo. Perché ne è così convinto?

«Perché nell’archivio dell’ex Sant’Uffizio non ho trovato tracce del fatto che la busta sia stata portata a papa Pio XII, mentre ci sono le indicazioni nei registri di tutte le altre volte che è stata consegnata agli altri Pontefici. La busta è stata portata a Roma all’archivio segreto dell’allora Sant’Uffizio il 4 aprile 1957. Non c’è alcun documento che attesti che prima sia passata per le mani del Papa. Pio XII è morto l’anno successivo. Quando la busta venne aperta per la prima volta, il 17 agosto 1959, da papa Giovanni XXIII era sigillata. Così risulta dalla documentazione».

  • E gli altri due Papi lo hanno preso dall’archivio segreto e poi riportato?

«Sì. Le ricostruzioni cinematografiche della busta nascosta nel comodino del Papa sono pura fantasia. Anzi, sono inconcepibili. La Chiesa è un’istituzione seria e rigorosa. Il Papa non può andare di sera negli archivi segreti e chiedere di vedere di soppiatto i segreti che vi sono custoditi».

  • Perché Giovanni Paolo II decise di renderlo pubblico?

«Eravamo nell’anno 2000, quindi a conclusione del secolo XX. Aveva deciso di beatificare Francesco e Giacinta, era convinto che le rivelazioni si applicassero all’attentato che aveva subìto, c’era una pressione di molti "fatimisti" che continuavano a rivelare presunti contenuti del Segreto. C’era una sorta di urgenza pastorale: andava rivelato anche per mettere un po’ d’ordine».

  • E lo faceste con una nota teologica del cardinale Ratzinger?

«Sì, ma la decisione era del Papa».

  • Lei nel libro mette la parola fine su ciò che è stato scritto in questi anni circa un quarto Segreto, o una parte del terzo non rivelato dalla Chiesa, perché metterebbe in difficoltà la Chiesa stessa, parlando di apostasia...

«Si tratta di rivelazioni farneticanti. Quello che è strano è che esse vengano da persone che si proclamano cristiane. Perché vogliono che la Madonna nelle sue rivelazioni parli di apostasia nella Chiesa cattolica e addirittura di apostasia nella predicazione dei Papi? C’è una manovra per screditare la Chiesa e per delegittimare, agli occhi del popolo di Dio, la gerarchia».

  • Lei ha chiesto a suor Lucia se c’era altro che la Madonna le ha detto?

«Sì, e lei mi ha risposto che non ha scritto niente altro. C’è solo quello che è conosciuto. Quando io le ho portato la busta arrivata nel 1957 in Vaticano, l’ha riconosciuta, ha detto che erano la sua carta e la sua scrittura. Lei non ha mai scritto null’altro, né prima né dopo».

  • C’è chi dice che il terzo Segreto non è quello noto, perché il Papa non è morto nell’attentato, mentre l’uomo vestito di bianco nel Segreto muore...

«La Chiesa ha già spiegato più volte che le profezie, anche le più terribili, non vengono annunciate come eventi ineluttabili se il popolo rimane fedele a Dio, se prega e si converte. E Dio perdona, cioè non vuole mai la morte dei peccatori, davanti al pentimento, alle preghiere, alle offerte dei giusti. Giovanni Paolo II, quella notte tra il 13 e il 14 maggio 1981, è stato sulla soglia della morte. Adesso lo sappiamo benissimo. Sappiamo che quella notte erano tutti convinti che il Papa sarebbe morto, al punto che venne deciso di preparare il comunicato di morte. Ma poi accadde un miracolo. La profezia non si è avverata perché è intervenuta la preghiera dei buoni e l’intercessione materna di Maria. E il Papa era convinto di tutto ciò».

  • Altrimenti bisognerebbe abolire il ruolo della Grazia…

«E il ruolo della misericordia di Dio. La domenica della Divina Misericordia dovremmo cancellarla dal calendario liturgico. E tutto dovrebbe essere guidato da un fato al cui confronto la mitologia greca impallidirebbe».

  • Ci sono apparizioni mariane riconosciute e altre non riconosciute. Come bisogna comportarsi?

«La Chiesa è molto prudente. Fa analisi accurate e raccoglie tutte le prove. Le ultime apparizioni riconosciute sono quelle di Kibeko in Ruanda. Su Medjugorje ci sono molti documenti favorevoli e molti contrari, con perplessità sia a Roma sia fuori Roma, e quindi la Chiesa non ha dato alcuna approvazione ufficiale. Questo non significa che anche in luogo di presunte apparizioni non ci possano essere frutti spirituali, come avviene a Medjugorje, ma anche in molti altri santuari mariani, dove la Madonna non è mai apparsa, come a Czestochowa».

  • Si può non credere alle apparizioni?

«Certo: sia a quelle approvate sia a quelle non approvate. Credere alle apparizioni non è un requisito per un’autentica devozione mariana e nessuna apparizione è indispensabile per la fede, perché la Rivelazione è terminata con Gesù Cristo. Le rivelazioni private, quelle approvate, sono un aiuto alla fede, come ha spiegato bene il cardinale Ratzinger nel suo testo».

  • Ritiene che si debba perlomeno affinare la catechesi su questo punto?

«Un po’ sì. Oggi c’è molta curiosità per ciò che è paranormale o parapsicologico. A volte si pensa che valga di più una Madonna che piange che lo stesso Vangelo. Bisogna stare attenti al millenarismo. È una cosa che si ripete nella storia della Chiesa. È accaduto fin dai tempi di san Paolo, quando si pensava che la fine del mondo fosse vicina e qualcuno non lavorava più. Poi è accaduto di nuovo nell’anno Mille e poi in questi anni attorno al 2000. Quello che dispiace è che queste visioni apocalittiche vengano sostenute da persone che si dicono credenti. Benedetto XVI ci sta aiutando a cambiare prospettiva, cercando di portarci a capire chi è Dio e come Dio ci ama».

  • Quali differenze ci sono tra Fatima e Lourdes?

«I messaggi di Lourdes sono molto più semplici. Quelli di Fatima intrecciano la storia del Novecento. A Lourdes non ci sono riferimenti alla storia. La Madonna a Fatima, invece, ha descritto il secolo dei martiri, come in effetti è stato il Novecento, lanciando un appello per un maggior impegno nella preghiera e una maggiore fedeltà alla parola di Dio. Lo ha fatto spiegando che i rischi e i drammi nella storia del mondo sono davvero impressionanti. È per questo motivo che i pellegrini che vanno a Fatima devono essere aiutati a capire bene cosa è stata per la Chiesa la storia del Novecento: il secolo dei martiri, come ha ben intuito Giovanni Paolo II. Ma bisogna anche spiegare che il sangue dei martiri e le preghiere dei giusti hanno aiutato la Chiesa ad andare avanti. Infatti, il secolo Ventesimo è anche quello delle grandi missioni ad gentes in tutto il mondo e della presenza capillare della Chiesa sull’intero pianeta, specialmente attraverso un magistero diffuso e incisivo e attraverso le opere di carità sociale».

Alberto Bobbio
   
      

IL CARDINALE RACCONTA LA "SUA" LUCIA

Ha la presentazione del Papa il libro che il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, ha scritto insieme a Giuseppe De Carli, direttore della struttura Rai Vaticano: L’ultima veggente di Fatima - I miei colloqui con suor Lucia, pubblicato da Rai Eri-Rizzoli. Ratzinger e Bertone hanno curato insieme la pubblicazione del terzo Segreto e il Papa scrive nella presentazione che la decisione venne presa perché fosse «così disvelata la verità nel confuso quadro delle interpretazioni e speculazioni di tipo apocalittico che circolavano nella Chiesa, creando turbamento fra i fedeli più che invitarli alla preghiera e alla penitenza».

Il libro esce in occasione nel novantesimo anniversario della prima apparizione della Madonna a Fatima, il 13 maggio. De Carli ha convinto Bertone a raccontare i suoi incontri con Lucia, ma il libro è anche una riflessione sul significato delle apparizioni private, sui messaggi, sulle interpretazioni circa quello che viene considerato soprannaturale e a volte sfiora il paranormale e il parapsicologico. Bertone riesce a tratteggiare un ritratto per molti versi sconosciuto di suor Lucia, l’ultima dei veggenti di Fatima, morta nel 2005, poco prima di Giovanni Paolo II.

Il cardinale smentisce nel libro le ricostruzioni apparse negli ultimi tempi su un presunto quarto Segreto o su un non completo svelamento del terzo. Smentisce anche molti intrighi attorno al terzo Segreto e spiega che la decisione di Wojtyla di pubblicarlo fu dettata dalla «preoccupazione pastorale di disincagliare la questione». E rivela le circostanze in cui lo lessero Giovanni XXIII e Paolo VI, affermando che essi si consultarono sempre con i prefetti della Congregazione per la dottrina della fede, i quali «non erano a priori favorevoli alla pubblicazione».


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