Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
L'editoriale.
di Beppe Del Colle


L’ALLARME SUL DISAGIO ECONOMICO DELLE FAMIGLIE ITALIANE

COSÌ LA POLITICA DIMENTICA
L’ESISTENZA DEGLI ULTIMI

Dopo il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, anche l'Istat fa sapere che la povertà nel nostro Paese è diffusa. La lezione di don Milani a 40 anni dalla sua morte è ancora attuale.

In tre giorni, da lunedì 21 a mercoledì 23 maggio, è venuto un doppio allarme su una condizione della società italiana in continuo aumento: la povertà. Il nuovo presidente della Cei, Angelo Bagnasco, nel suo primo intervento davanti all’Assemblea dei vescovi ha detto che l’esperienza diretta della Chiesa italiana «registra una progressiva crescita del disagio economico sia di una larga fascia di persone sole e pensionate, sia delle famiglie che fino a ieri si sarebbero catalogate nel ceto medio. E proporzionalmente c’è un ulteriore schiacciamento delle famiglie che avremmo già definito povere».

In particolare, «la situazione attualmente più esposta sembra essere quella della famiglia monoreddito con più figli a carico». Di qui l’invito a promuovere nelle comunità dei fedeli, «con garbo e costanza, l’attitudine al dono, specie nei tempi forti dell’anno».

Due giorni dopo l’Istat ha fatto sapere che sotto la soglia della povertà (stabilita in 936 euro al mese per una famiglia di due persone) vivono in Italia 2 milioni e 585.000 famiglie, l’11 per cento del totale. Una famiglia su sei arriva con molta difficoltà alla fine del mese. Una su tre non può far fronte a una spesa imprevista di 600 euro. Al Sud il 7,4 per cento, in alcune occasioni, non ha avuto i soldi per comprare da mangiare.

Ci si sarebbe aspettati una qualche reazione forte della politica, di là dalla Conferenza sulla famiglia a Firenze annunciata da tempo. Ma la politica era impegnata in tutt’altre faccende: c’erano le amministrative, c’erano le liti sul "comitato" che deve preparare il Partito democratico, c’era il discorso di Montezemolo alla Confindustria, c’era l’ennesimo "caso Unipol" coinvolgente il viceministro diessino Visco e il comandante della Guardia di Finanza… e dunque sui poveri è venuto soltanto uno scontato scaricabarile delle responsabilità fra gli ultimi Governi e le relative maggioranze di Centrodestra e Centrosinistra.

Ricorrono in questi giorni quarant’anni dalla morte di don Lorenzo Milani, un mese dopo l’uscita della famosa e tanto discussa Lettera a una professoressa. Il priore di Barbiana aveva 44 anni, da tempo era malato. Volle accanto a sé, nei giorni dell’agonia, i ragazzi della sua scuola e disse loro, come ultima lezione di vita: «Ragazzi, un grande miracolo sta avvenendo in questa stanza. Un cammello che passa nella cruna di un ago».

Era nato in una famiglia benestante, una delle più ricche di Firenze. Come Francesco d’Assisi, nel momento della scelta di farsi prete, a vent’anni, si spogliò di tutti i beni che gli sarebbero venuti in eredità e si dedicò fino all’ultimo respiro ai poveri. Sta uscendo in questi giorni da Piemme un nuovo, documentatissimo libro su di lui, Don Milani. La vita, di Mario Lancisi; la prefazione è di don Ciotti, un altro prete che ha scelto gli "ultimi" del suo tempo.

Preti così ce ne sono sempre stati, ce ne sono e ce ne saranno ancora. Anche per rispondere a una società che, come scrive il sociologo anglo-polacco Zygmunt Bauman nel libro Modus vivendi. Inferno e utopia del mondo liquido, reca incisi sul volto «il nuovo individualismo, l’affievolirsi dei legami umani e l’inaridirsi della solidarietà», mentre si assiste al «divorzio fra il potere e la politica»: cioè al passaggio da una democrazia della rappresentanza a un’egemonia dei poteri forti. A cui in Italia va l’applauso unanime quando realizzano la fusione fra due grandi banche che costerà – a tutela dell’azionariato – diecimila "esuberi" di personale; mentre un loro manager lascia l’incarico con un Tfr (a quanto si dice) di 50 milioni di euro.

Beppe Del Colle

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