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Sommario.

 


 «È giusto occuparci
del bene comune del Paese»

 
Attualità.
di Saverio Gaeta


CHIESA
L’ASSEMBLEA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA


LA GIOIA IN MISSIONE

Tra un mese una Nota pastorale, sintesi del Convegno di Verona, aiuterà le comunità «a far risplendere la gioia e la speranza cristiane in ogni circostanza della vita».

Potrebbe sembrare soltanto uno slogan: aiutare gli uomini del nostro tempo a superare la separazione tra fede e vita. Ma nell’Assemblea della Conferenza episcopale italiana, svoltasi a Roma la scorsa settimana, questo impegno è stato condiviso dai pastori delle 226 diocesi del Paese, come sintesi estrema delle indicazioni maturate durante il Convegno ecclesiale di Verona nell’ottobre 2006. La Nota pastorale che ne ha raccolto i frutti sarà resa pubblica entro un mese, dopo l’inserimento nel testo di alcune puntualizzazioni emerse nel dibattito assembleare, ha assicurato il presidente della Cei monsignor Angelo Bagnasco. La struttura del documento è comunque rimasta immutata rispetto alla bozza presentata ai vescovi dal cardinale Dionigi Tettamanzi, presidente del Comitato preparatorio del Convegno veronese.

Tettamanzi ha indicato tre vie per tradurre nella pastorale ordinaria le sollecitazioni di Verona, a partire da quella che è la fondamentale: «Il primato di Dio nella vita e nella pastorale della Chiesa, con la centralità della Parola, l’assunzione della santità quale misura alta e irrinunciabile del nostro essere cristiani e la fede in Cristo risorto come fonte della speranza cristiana».

Far ripartire la testimonianza

La seconda via è la «testimonianza come forma dell’esistenza cristiana», la terza è «una pastorale che converge sull’unità della persona e che è in grado di rinnovarsi nel segno della speranza integrale, dell’attenzione alla vita, dell’unità fra le diverse vocazioni, le molteplici soggettività ecclesiali, le dimensioni fondamentali della vita cristiana».

Si tratta di indicazioni che non intendono ovviamente racchiudere tutta la ricchezza del 4° Convegno ecclesiale della Chiesa italiana, che ebbe quale titolo "Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo". Piuttosto, secondo il cardinale Tettamanzi, rappresentano «gli elementi necessari per rigenerare e rimettere in moto, a partire e in riferimento a Gesù risorto, la testimonianza dei credenti e il dinamismo pastorale delle nostre comunità».

Nella consueta conferenza stampa di fine assemblea (mentre quella d’apertura era stata tenuta da monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei), l’arcivescovo Bagnasco ha offerto ulteriori spunti per l’azione della comunità ecclesiale, riprendendo il cosiddetto "metodo di Verona" con i suoi cinque ambiti: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la fragilità umana, la tradizione, la cittadinanza. «Si tratta di parole dense di contenuto», ha ribadito, «che individuano spazi nei quali impegnarci sempre di più per far risplendere la gioia cristiana in ogni circostanza della vita».

In fondo, ha sostenuto monsignor Bagnasco, la sfida è sempre la medesima: «Annunciare a tutti la speranza in Cristo Gesù, che include qualsiasi altra speranza». Le odierne difficoltà di tipo culturale, «con una tendenza nichilista che considera ogni proposta su un eguale piano, non facilitano l’annuncio della bellezza e dell’assolutezza del Vangelo: ma basta andare un po’ più a fondo e ci si accorge che ci sono folle in attesa di scoprire qualcosa per cui valga davvero spendere la vita».

Qui la riflessione dei vescovi ha avuto un altro stimolo dalla relazione proposta da monsignor Benigno Papa sulla missione della Chiesa nel mondo, in coincidenza con il 50° dell’enciclica Fidei donum di Pio XII.

La presenza dei missionari

Oggi ci sono nei diversi continenti 550 sacerdoti diocesani, provenienti da 114 diocesi, che testimoniano il servizio missionario della comunità ecclesiale italiana. Il loro slancio, ha auspicato monsignor Papa, ispira oggi un’azione altrettanto incisiva in favore degli immigrati in Italia, «ai quali, con l’assistenza materiale, occorre offrire il pane del Vangelo». Lo sguardo dei vescovi non si è però limitato a considerare gli eventi del passato, ma si è proteso al prossimo autunno, quando si svolgerà a Pistoia e a Pisa la 45ª Settimana sociale dei cattolici italiani (18-21 ottobre). Proprio cent’anni fa, dal 23 al 28 settembre a Pistoia, ebbe luogo la prima convocazione, per stimolare i credenti a una riflessione su "Movimento cattolico e azione sociale" e su "Contratti di lavoro, cooperazione e organizzazione sindacale".

Il vescovo Arrigo Miglio, presidente del Comitato scientifico e organizzatore, ha presentato il tema dell’appuntamento, "Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano", spiegandone le ragioni: «Si vuole anzitutto ricordare l’apporto determinante che i cattolici italiani hanno offerto al bene comune del nostro Paese nel secolo XX in epoche e situazioni assai difficili», contribuendo inoltre «all’approfondimento di nuovi aspetti che ci interpellano, quale la retta comprensione del concetto di bene comune alla luce della dottrina sociale della Chiesa».

Saverio Gaeta

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