Un quadro a tutto tondo
dell’Italia di oggi, dipinto con l’aiuto dei medesimi vescovi che lo
stavano ad ascoltare. È il discorso pronunciato da Benedetto XVI dinanzi
all’Assemblea generale della Cei, nel quale il Pontefice ha sin dagli
inizi ricordato la visita ad limina compiuta dall’episcopato
italiano.
«Un grande conforto e un’esperienza di gioia», l’ha
definita papa Ratzinger, «oltre che l’occasione per conoscere meglio le
vostre persone e le vostre diocesi e per condividere con voi le
soddisfazioni e le preoccupazioni che accompagnano le sollecitudini
pastorali». Una sequenza di incontri, dal novembre 2006 fino allo scorso
aprile, che lo hanno confermato nella certezza «che in Italia la fede è
viva e profondamente radicata e che la Chiesa è una realtà di popolo,
capillarmente vicina alle persone e alle famiglie».
Nel saluto rivolto a nome dell’Assemblea, monsignor
Angelo Bagnasco aveva voluto segnalargli che la ricerca della Verità
rappresentata da Gesù Cristo «è spesso segnata, anche nel nostro Paese,
da incomprensioni prodotte da una mentalità che tende a mettere in
discussione la possibilità di un cammino che conduca al Vero, al Bello e al
Giusto».
Di qui una precisa sollecitazione: «In questo clima, che
finisce per segnare profondamente l’esperienza di tutti, a partire dai
più piccoli, è necessario che si alzi la voce chiara e ferma della Chiesa,
unita intorno a Pietro, per riaffermare quei principi inviolabili che devono
ispirare la vita personale e pubblica in ogni tempo».
Il pericolo del relativismo morale
Benedetto XVI non si è sottratto all’appello, con uno
sguardo improntato all’ottimismo e alla speranza: «Vi sono situazioni
differenziate, in questo Paese così ricco di storia, anche religiosa, e
caratterizzato da molteplici eredità, oltre che da diverse condizioni di
vita, di lavoro e di reddito. La fede cattolica e la presenza della Chiesa
rimangono però il grande fattore unificante di questa amata nazione e un
prezioso serbatoio di energie morali per il suo futuro». Nel contempo non
ha sottaciuto anche le ombre già presenti e le possibili insidie future,
come «il peso di una cultura improntata al relativismo morale, povera di
certezze e ricca invece di rivendicazioni non di rado ingiustificate».
Tre i suggerimenti per contrastare questa deriva: «Un
irrobustimento della formazione cristiana mediante una catechesi più
sostanziosa», «l’impegno costante di mettere Dio sempre più al centro
della vita delle nostre comunità», «grande cura per le vocazioni al
sacerdozio e alla vita consacrata».
Papa Ratzinger ha affidato una precisa responsabilità ai
vescovi italiani: «Nel pieno e cordiale rispetto della distinzione tra
Chiesa e politica, non possiamo non preoccuparci di quello che è buono per
l’uomo, creatura e immagine di Dio: in concreto, del bene comune dell’Italia».
Di qui, il suo plauso sia per la Nota approvata dal Consiglio permanente
riguardo alla famiglia fondata sul matrimonio e alle iniziative legislative
in materia di unioni di fatto, sia per il Family Day, da lui definito
«una grande e straordinaria festa di popolo, che ha confermato come la
famiglia stessa sia profondamente radicata nel cuore e nella vita degli
italiani».