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Spettacoli.
di Gigi Vesigna


MUSICA
IL PRIMO DISCO DI IRENE FORNACIARI, FIGLIA DI ZUCCHERO


PIÙ DOLCE
DEL PADRE

Ha 23 anni e, da ragazzina, le canzoni di papà le facevano "schifo". Adesso, nel cd, 11 su 12 le ha scritte insieme a lui. Che la adora.

Questo incontro doveva avvenire poco prima dell’estate di un anno fa, quando Irene Fornaciari, la seconda figlia di Zucchero, aveva pubblicato Mastichi aria, il singolo che era anche il preludio al primo album. Non se ne fece nulla, anche se il disco uscì e venne trasmesso dalle radio. Solo qualche mese dopo conobbi il motivo di quel rinvio: Irene stava preparando un album e un pezzo, appunto Mastichi aria (di Piero Cassano e Zucchero), destinato a Sanremo. Per cui l’album sarebbe uscito dopo il Festival. 

«Il cielo è blu e cade giù a goccia a goccia, non è così che mi vorrei, la pera cotta, se non ci sei resto da sola come un cane che si consola». C’era ironia, un tocco metafisico che Irene proponeva divertendosi e divertendo. Ma nel Sanremo dei testi impegnati evidentemente non c’era posto per un pezzo che avrebbe potuto scrivere persino Rino Gaetano. Bocciatura e relativa, durissima, reazione di papà Zucchero.

  • Se l’è presa di brutto tuo papà...

«Non più di tanto, ma lui è fatto così, prende fuoco come un falò, poi si spegne. Oggi riconosciamo che non è poi stato uno sgarbo così grave».

Soave questa figlia d’arte, che si sta facendo strada dopo una lunga gavetta: 23 anni, capelli scuri, ricci, trasmette serenità; anche se sembra timida, dentro è come un vulcano sempre pronto a eruttare lava e lapilli. Irene presenta il suo primo disco, copertina liberty, 11 pezzi (cioè tutti meno uno) scritti con papà, tra pop soul e un titolo che, non succede spesso, non ripropone quello di una canzone contenuta nell’album.

  • Perché il titolo Vertigini in fiore?

«Perché le vertigini sono quelle che provo da sempre quando salgo su un palcoscenico, mentre "in fiore" è una specie di auspicio perché tutte le mie prossime stagioni siano accompagnate dal colore e dal profumo dei fiori».

La copertina del disco.

Papà non la manda sola, anzi, ha voluto che lei cantasse per una quarantina di minuti prima di tutti i concerti della sua tournée, che ha per scenari località da sogno come il Teatro greco di Taormina, la Valle dei Templi di Agrigento e, a settembre, l’Arena di Verona.

  • Questa sua scelta non ti emoziona un po’?

«Guarda, il fatto che sia mio papà complica un po’ le cose, tra l’altro sul suo sito sono parecchi i suoi ammiratori a esprimere perplessità, ma quest’esperienza io l’ho già vissuta, avendo fatto da supporter ai concerti di Alex Britti ed Edoardo Bennato, e persino di Ligabue. Sapessi da che aria bassa ti senti avvolgere quando vai in scena prima di gente di questo calibro... Le piazze sono piene di fan che vogliono i loro artisti, tu sei un intruso. Ma poi, quasi immediatamente, quando cominci a cantare, tutto si sistema. In fondo – pensano tra il pubblico – l’hanno scelta i nostri preferiti, e da quel momento va tutto liscio, sei stata ammessa nel clan».

  • Hai 23 anni, sei fidanzata da almeno quattro con Roberto Tiranti, anche lui musicista, che hai conosciuto perché faceva la parte di Ramses nel musical I dieci Comandamenti, dove tu hai debuttato. Come mai non lavorate insieme?

«È capitato che qualche volta giocassimo a far musica a quattro mani, ma siamo d’accordo nel tener unito l’amore e separate le carriere».

  • Questo album, si dice, è nato dalla complicità di tua madre, che di nascosto passava le tue incisioni a tuo padre. C’è addirittura una canzone, Una carezzache avete dedicato a tua nonna. Dice, tra l’altro: «Ricordo feste di schiuma, di te l’odore che respirai, mi segue come una piuma». Poi una frase in inglese che tradotta significa «perché io ti amo ancora». Come mai queste appendici inglesi, tanto tipiche nei pezzi di papà?

Mi guarda e sento che mi sta prendendo in giro. «Perché sono tanto tipiche nei pezzi di papà».

  • Ma l’Adelmo Fornaciari papà, e non Zucchero l’artista, come ha preso il fatto che tu abbia scelto di seguirlo per la sua stessa strada?

«L’Adelmo voleva che diventassi veterinaria, così mi sono iscritta all’università, facoltà di Biologia, ma mi annoiavo da morire, mi è capitato persino di addormentarmi sui banchi, così ho affrontato Zucchero e gli ho manifestato le mie intenzioni. Comunque, il vero sponsor è stata mia mamma. Però papà è stato onesto: anche se magari la cosa gli garbava poco, quando ha sentito la mia voce s’è arreso senza condizioni. E adesso canto con lui. Ecco un esempio di "vertigini in fiore"…».

  • È vero che quando tuo padre ti faceva sentire le sue canzoni tu gli rispondevi che ti facevano schifo?

«Più o meno... Sai, quando sei una ragazzina il linguaggio ti sfugge di bocca. Del resto io amo ancora oggi Janis Joplin, Tina Turner, Aretha Franklin e i Deep Purple. E se vuoi anche un nome italiano, allora ti dico che mi piace moltissimo Giorgia. Ma adesso posso ammettere che mi sbagliavo: le canzoni di "Sugar" sono una bomba».

  • Il tuo disco parte per un viaggio che ti auguro lungo e pieno di vertigini in fiore. L’appuntamento di fine estate è per la finalissima del Festivalbar?

«Questo l’hai detto tu, comunque una volta ci sono stata al Festivalbar, ma non all’Arena di Verona. Dove, tra l’altro, si conclude la tournée di papà».

  • Il tuo disco è a volte dolce, molto spesso "zuccherato", mai zuccheroso. Scusa, ma sto usando una serie di giochi di parole che i media hanno usato per definirti. Ho letto che ti hanno persino soprannominata "la zucchera" e qualcuno ha tirato in ballo Mary Poppins e quella canzoncina sulla pillola che con un poco di zucchero va giù. E a proposito di tutta questa dolcezza, tu sei golosa?

«Con zucchero, dolci in generale, ma soprattutto con il cioccolato ho un rapporto carnale. Del resto, non si vede?».

No, Fornaciari, non si vede, almeno per ora, ma magari insistendo nel crescere… Del resto, si è forse mai vista una soul singer filiforme?

Gigi Vesigna

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