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Alla fine ce l’ha
fatta Rosy Bindi a mettere insieme la lista delle cose da fare. L’hanno
aiutata tutti in tre giorni di analisi a Firenze alla Conferenza nazionale
sulla famiglia. E soprattutto l’hanno aiutata le famiglie, le associazioni
delle famiglie. Era la prima volta che accadeva. È la prima volta che una
Conferenza nazionale del Governo non si è risolta in una passerella di
ministri, di sindaci, di assessori e di presidenti delle Regioni. È un
fatto nuovo. Potrebbe essere un fatto storico. Cosa accade adesso? Rosy
Bindi dice: «È iniziata una fase nuova di cambiamento delle politiche per
la famiglia». Ma è davvero sicura il ministro? Insomma, ci crede? Romano
Prodi ha assicurato che i soldi ci sono, che «due terzi del tesoretto»
andranno alle politiche per la famiglia. Ha inchiodato alla responsabilità
politica il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa e il
viceministro Vincenzo Visco che il primo giorno della Conferenza
avevano gelato una platea che si dannava a trovare idee e risorse, per
governare l’inversione di tendenza sulle politiche familiari, per trovare
una strada virtuosa, per eliminare il ritardo che data dall’inizio della
Repubblica. Rischiava di scivolare la Conferenza, rischiava di impigliarsi
sui cordoni della borsa che Padoa Schioppa era venuto a mostrare piena, ma
convinto di tenerla per sé e per la riduzione solo del debito pubblico.
In mezzo alla folla di una tavola rotonda di ministri,
sottosegretari, sindacalisti, presidenti di associazioni cattoliche e
laiche, imprenditori, commercianti che il ministro Bindi aveva messo insieme
per delineare le linee di un’alleanza traversale per la famiglia, mai
tutti insieme d’accordo sul fatto che bisogna fare qualcosa e che,
soprattutto, per farlo ci vogliono i soldi, il ministro dell’Economia
aveva tirato una riga nera e il suo viceministro, il mastino delle finanze
Vincenzo Visco, era stato ancora più pesante: «Mettetevelo in testa. Vedo
troppe richieste e non ci sono i soldi». Un sospiro di sollievo Parole pesanti, tono durissimo, difesa d’ufficio solo delle cose fatte, solamente di quello infilato in una Finanziaria, sulla quale ci sono stati alla fine dell’anno scorso molte polemiche e dubbi, per dire che così basta, per dire che «noi alle famiglie abbiamo già dato tre miliardi e la somma di tutte le cose che ho sentito, la somma delle richieste, può essere incompatibile con i soldi che ci sono». Poi è arrivato Prodi a correggere e tutti hanno tirato un sospiro di sollievo. Ma soprattutto l’ha tirato Rosy Bindi che rischiava di affogare. La riduzione del debito pubblico, per il quale gli uomini dell’economia vogliono spendere un "Tesoretto" che forse è molto più alto di quanto non si è dichiarato finora, è una priorità per le famiglie, ma quelle di domani. Il ministro della Famiglia alza la voce e lo scandisce nell’ultima giornata della Conferenza: «Le famiglie di oggi hanno diritto a un po’ di soldi, perché se il debito pubblico si sta riducendo, se i conti dello Stato migliorano il merito è delle famiglie italiane». In fila ad aspettare i soldi ci sono 20 mila nuovi posti in asili nido, che la Bindi vuole subito con un piano in accordo con Comuni e Regioni, un piano nuovo di tariffe elettriche, acqua, gas e rifiuti. C’è anche la revisione del redditometro, «perché», ha detto, «l’indice Isee così com’è non funziona». Auto blu in cambio di asili nido Ma in conto ha messo anche uno scontro con Confindustria sulla flessibilità che è troppa, sulla legge Biagi che lei vorrebbe cambiare, sulla conciliazione tra famiglie e tempi del lavoro, che non c’è. «Non chiedeteci uno scambio tra auto blu e asili nido», ha spiegato un ministro della Famiglia un po’ polemico, ma assai efficace. Anche Prodi, che ha risposto alle domande concrete di alcune famiglie, ha scandito che «il precariato rovina la società» e che intanto vanno trovati i soldi per qualche «paracadute sociale» per chi perde il lavoro, ma è ancora troppo giovane per andare in pensione. Basta per dimostrare l’inversione di rotta? Basta per eliminare il ritardo? Basta per scrivere e poi approvare il piano di legislatura sulla famiglia che la Bindi vuole e che Prodi ha promesso si farà? Alle assise di Firenze non è venuto alcun leader dell’opposizione. Sembrava dovesse venire Pier Ferdinando Casini, ma poi non si è visto. C’erano i parlamentari che lavorano sui temi della famiglia. Eppure anche la visibilità mediatica conta. E aver rinunciato a partecipare non fa bene alla politica, e non farà bene alla famiglia. Commenta il presidente delle Acli Andrea Olivero:«È un limite non da poco, anche perché non si può dire che l’opposizione sia più avanti sui temi della politica familiare. Basta pensare al fatto che l’ex premier Silvio Berlusconi aveva pensato di risolvere tutto con il bonus bebè». Le parole del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che aveva aperto la Conferenza a Palazzo Vecchio, vanno dunque ancora meditate da tutti. Napolitano aveva chiesto di mettere accento su ciò che unisce e chiedendo di arrivare a una «ricerca di risposte che non dividano il Paese, che non scivolino sul piano inclinato di un’artificiosa e perniciosa contrapposizione tra cattolici e laici». Il Presidente ha posto al centro la famiglia, spiegando
che l’impegno per essa da parte delle istituzioni, del Governo e della
società civile appare "ineludibile". Ma la prospettiva deve
essere la ricerca di ciò che dovrebbe e può unire il Paese: «Non dubito
che tale sia la prospettiva dell’impegno pubblico per la famiglia, nella
realtà del nostro Paese e nell’evoluzione del processo di costruzione
dell’Europa unita». Ma sono tutti d’accordo in Italia sulle parole del
presidente Napolitano?.
Alberto Bobbio
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