Appassionati e decisi.
Tutti insieme a discutere per evitare di rimanere all’ultimo banco in
Europa. Tutti insieme per la prima volta nella storia della Repubblica a
dire che la famiglia in Italia è la meno aiutata d’Europa ed è ora di
smetterla. Per tre giorni a Firenze si sono messe in fila le analisi di una
pessima situazione, di una fatica che è italiana e fa impressione. Come
quel numero che inchioda responsabilità politiche e cattive pratiche
economiche.
Quando lo lancia come un sasso sulla platea di esperti,
sindaci e assessori, ministri e sottosegretari, presidenti di associazioni
familiari e di volontariato, il demografo della Cattolica di Milano Alessadro
Rosina sa che farà male: «L’Italia ha sei milioni e mezzo di figli
in meno. Sono quelli che madri e padri avrebbero voluto mettere al mondo, ma
poi non se la sono sentita».
È il divario tra desiderio e realtà. E la realtà è la
mancanza di politiche familiari adeguate, che hanno inciso sul tasso di
fecondità. Ma dietro l’angolo c’è il rischio di finire sulla soglia, o
sotto la soglia, della povertà.
Accade al 37 per cento delle famiglie italiane, contro il
23 per cento di quelle francesi e contro appena il 4 per cento delle
famiglie svedesi. Insomma, le cose che non vanno sono tante e alla
Conferenza nazionale sulla famiglia le hanno messe tutte in fila.
Il professor Giovanni Sgritta, dell’Università
La Sapienza di Roma, punta il dito diritto sulla politica e assolve le donne
e gli uomini che fanno famiglia: «La carenza delle istituzioni è ostinata,
i ritardi sono colossali e il calo di fecondità potrebbe essere una misura
di autoprotezione, una sorta di legittima difesa, un modo per ridurre il
danno».
Sono parole pesanti, che colpiscono mente e cuore. In
Italia la politica ha velato la vita, perché non c’è solo la legge sull’aborto
che permette di ammazzare ogni anno migliaia e migliaia di bambini. Ci sono
le donne che non ce la fanno perché tra lavoro, figli e cura dei genitori
anziani sulle loro spalle finisce, secondo Laura Sabbatini dell’Istat,
il 73 per cento del lavoro di cura. I numeri sono infidi, su ogni piano. Ma
c’è qualche numero che deve far riflettere più di altri. Come quello
degli elettori scritto sulla lavagna del futuro ancora dal demografo della
Cattolica Rosina.
Più elettori anziani che giovani
Alle prossime elezioni politiche per la prima volta gli
elettori con più di 65 anni sorpasseranno quelli con meno di 35 e tra vent’anni,
se continuiamo a non far figli, il voto dei giovani non sarà per nulla
rilevante. Che farà la politica? Su cosa si giocherà il consenso?
Già abbiamo i leader più anziani d’Europa e per il
futuro, secondo Rosina, aspettiamoci un bella, rotonda gerontocrazia. E
anche qui siamo alle solite: non ci si sposa, non si fanno figli, si resta a
casa dei genitori. Spiega il professor Renato Balduzzi, presidente
degli intellettuali cattolici del Meic, costituzionalista e consulente
giuridico del ministro Bindi: «Noi riusciremo a ribaltare la situazione se
cominciamo a occuparci non solo dei diritti "nella" famiglia,
cioè dei singoli, ma anche dei diritti "della" famiglia, e
soprattutto del diritto a nascere, a essere fondata».
Padre e madre entrambi al lavoro
Balduzzi mette in fila tre cose: «Per fare coppia ci
vuole una casa, per fare famiglia occorrono servizi all’infanzia, per
mantenere una famiglia c’è bisogno di garanzie economiche e di sicurezza
verso la vecchiaia». Le sue parole contengono tutta la Conferenza sulla
Famiglia. In tanti a Firenze le hanno declinate in un sussidiario di analisi
e proposte.
Il ministro Antonio Di Pietro ha illustrato le
linee generali di un grande Piano casa che coinvolgerà lo Stato, le Regioni
e i Comuni. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano si è impegnato a
capovolgere la logica di un sistema che appiccica sui giovani lavoratori, e
soprattutto sulle donne, ogni genere di precarietà. Molto si è discusso
degli assegni familiari, anche se il presidente della Commissione Affari
sociali della Camera Mimmo Lucà durante la Conferenza andava
ripetendo che «non risolvono alla fine quasi nulla. La vera svolta è
arrivare a due redditi, padre e madre che lavorano entrambi. Perché solo
così si rimette in moto il sistema».
L’economista Paolo Onofri ha indicato la strada
che intende percorrere il ministero della Famiglia: un’unica erogazione
che integri assegni e detrazioni di almeno 200 euro netti al mese per 13
mensilità a partire dal primo figlio con un aumento per più figli, ma non
proporzionale. Si tratta di un assegno erogato a tutti i cittadini con figli
e comincerebbe a calare a un certo livello del "redditometro",
cioè l’indice Isee, fino ad arrivare a zero a una certa quota.
Poi c’è tutto il resto: incentivo per il part-time, sia
con assegno integrativo sia con facilitazioni fiscali per i datori di
lavoro, congedi parentali con livelli di stipendio decenti e non da fame
come avviene oggi in Italia, lavoro flessibile per mamme e papà, anche per
correggere la situazione di quelli che gli esperti definiscono gli
"orfani delle 16.30", o peggio ancora delle 13, quando scuole e
asili chiudono e chi non ha nonni si svena con le baby-sitter o è costretto
a giocarsi il lavoro. Ci battono tutti in Europa. In Ungheria il congedo
dura due anni e al 70 per cento dello stipendio.
Cambiare la tendenza. Subito
La fila dei problemi e delle soluzioni è lunga. Il Forum
delle famiglie, che rappresentava a Firenze il popolo del Family Day,
ha incalzato tutti con otto documenti su tariffe per le famiglie, pensioni,
consultori, fisco, revisione del redditometro. Ha inviato 54 esperti in
quasi tutte le commissioni di studio. E ha marcato stretto il ministro Bindi
e tutti i politici. Il presidente del Forum, il professor Giovanni
Giacobbe, alla fine era soddisfatto dei lavori e delle proposte.
Così lo studio tecnico sulle tariffe preparato dal Forum
e portato alla Conferenza nazionale è finito sul tavolo del ministero,
richiesto da Rosy Bindi. Potrebbe essere una cosa da fare subito per
dare quel segnale che le famiglie italiane si aspettano. E sulle tariffe
potrebbe cambiare la distorsione che penalizza le famiglie con figli. Oggi
la bolletta della luce si paga per fasce di consumo. Salendo di fascia
aumenta. E così accade che un single rientra nella fascia di consumo più
bassa, mentre chi ha figli supera la fascia e paga di più, non solo perché
consuma di più, ma anche perché cambia di fascia. E poi l’acqua e i
rifiuti. Si potrebbe cominciare da qui.