Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Colloqui col padre.
di D.A.


SCIPPI E RAPINE CHE FINISCONO IN TRAGEDIA. ORMAI SI UCCIDE ANCHE PER FUTILI MOTIVI

LA SICUREZZA IN CASA E IN STRADA

Oggi la vita umana sembra non avere più alcun valore. La ragione e la coscienza si sono così oscurate e degradate che non si distingue più tra bene e male, tra aiutare e uccidere.

Caro padre, scrivo per comunicarle il grande dolore che ho nel cuore. Sono una ragazza della provincia di Napoli, e da poco più di un’ora mi hanno comunicato il decesso di mia zia, vittima di uno scippo. Ebbene sì, oggi non dobbiamo preoccuparci solo di stare bene, ma anche di non morire per mano di altri. La rabbia, la delusione e il dolore si mischiano e provocano dentro di me un vortice incessante, con tante domande. Una, però, mi preme esprimerle più delle altre: che differenza c’è tra noi e gli animali?

Subito mi verrebbe da rispondere – ingenuamente! – che noi abbiamo la ragione e loro l’istinto. Invece no, non c’è alcuna differenza, anzi gli animali sono migliori di noi. Loro lottano e uccidono per sopravvivere, è il ciclo della vita.

Di solito, al vertice del creato, a capo di questa piramide vitale si suole mettere l’essere umano, visto come motore del mondo, della tecnologia, dello sviluppo... In questo momento, però, io non mi sento di appartenere a questa società, che non è degna d’essere chiamata civile. Perché se tale fosse, noi saremmo liberi di scegliere che cosa fare della nostra esistenza e dove indirizzare le nostre vite.

Davide Pecora, 64 anni, il benzinaio ucciso ad Agropoli (Sa).
(
foto Ansa/La Presse).

Noi invece viviamo in una giungla dove il più debole è sopraffatto e chi è onesto non ha nessuna protezione; e dove vige la logica che ci porta a dire: «Fino a quando non tocca a me, va tutto bene». Ognuno bada solo a sé stesso e ai suoi interessi, ormai siamo indifferenti a tutto. Ma quello che è successo a mia zia è la sconfitta della libertà, del diritto alla vita, di anni e anni di progresso e lotte.

So che anche questa mia lettera non cambierà nulla; soprattutto non fermerà chi ha scippato mia zia e ancora gira libero per le strade. Ma io non voglio arrendermi, e so che tanti sono come me. Quello che è successo a mia zia – come per tante altre ingiustizie e prepotenze – sarà presto dimenticato; non mi illudo che possa scuotere l’indifferenza di chi ci governa. Ma se fosse stata scippata e fosse morta la zia, la mamma o una parente qualsiasi di un politico, avremmo assistito a una lunga serie di denunce in Tv, con grande partecipazione al dolore e una crescente indignazione. Non voglio essere compatita, vorrei solo far sapere che così non si può andare avanti. Ho sempre lottato contro la delinquenza. Ora ho un motivo in più per non mollare.

Anita T.
  

I furti e le rapine finiscono spesso in tragedia. Inutile tragedia. Si rimane sgomenti nel vedere o nel venire a sapere di una povera donna che non molla la sua borsa con dentro qualche euro, o di quel ragazzo che resiste al ladro del suo motorino, o di chi resta aggrappato alla sua automobile e trascinato per qualche metro per finire sull’asfalto, o del benzinaio di Salerno ucciso da una banda di ragazzi sugli scooter e con il fucile da caccia per portargli via l’incasso della giornata. Sono tragedie che colpiscono persone inermi che camminano per le nostre strade o se ne stanno tranquillamente al lavoro o in casa.

Resta la domanda: perché tanta cattiveria? Perché una persona arriva a questa crudeltà? Le riposte sono tante quante sono le storie dei ladri-assassini. Una cosa, spesso, è comune a tutti: l’ambiente umano degradato in cui vivono. La ragione e la coscienza si sono così oscurate che non si distingue più tra bene e male, tra rispettare il prossimo e offenderlo, tra aiutare e uccidere.

Un poliziotto, che da vent’anni opera nel territorio napoletano osservava lucidamente: «Qui si uccide per uno scippo o per una semplice rapina. La situazione è molto degenerata, la vita umana non ha più valore. Nella loro realtà quotidiana, per questi delinquenti è sempre più normale uccidere per futili motivi. Che sia una guerra di camorra o uno scippo non c’è più differenza».

Il bene e il male sono dentro il cuore umano. Che trionfi il bene, che siano vincenti le tendenze buone non è automatico o spontaneo, dipende dall’uso che facciamo della libertà e della responsabilità. Dipende dalla capacità – che è innata ma anche acquisita – di scoprire la dignità dell’altro, di ogni altro, e di rispettarlo. Non si può giustificare nulla, ma è necessario reagire alla violenza sotto qualsiasi forma si presenti.

Che pensare? E che fare? La coscienza collettiva si ribella, le reazioni sono le più disparate e anche le più disperate. C’è una tendenza che, incoraggiata anche da certa stampa e da certi personaggi pubblici, va alla ricerca di un capro espiatorio, facilmente identificato nell’immigrato clandestino. Questo pregiudizio è coltivato, nonostante le smentite e le prove contrarie che la cronaca ci offre.

Si cavalcano le tragedie solo per promuovere una campagna anti-immigrati. Il discorso che si veicola è, più o meno, sempre lo stesso: come possiamo aprirci e accogliere gli stranieri se questi non hanno permessi di soggiorno, lavorano in nero e vivono rubando e anche uccidendo persone oneste? Chi può ridare ai familiari delle vittime la vita di prima? Contro scippatori e malviventi qualcuno invoca anche la pena di morte, come se un delitto potesse essere riscattato da altra violenza, come se la sofferenza dei familiari della vittima potesse essere alleviata da un’altra morte.

Quello che però si può e si deve fare è assicurare il delinquente alla giustizia, far sì che la pena inflitta venga effettivamente scontata, affinché il ladro o l’assassino arrivino a comprendere il male commesso. Certamente, la vittima non può più essere restituita all’affetto delle persone care, e la vita di chi resta cambia completamente, spesso senza che le istituzioni pubbliche si facciano carico della necessaria e dovuta assistenza.

Alle vittime e ai loro familiari deve andare tutta la nostra solidarietà, perché possano uscire dalla disperazione e non restino preda dell’odio che distrugge l’offeso prima che l’offensore.

La lotta contro la delinquenza impegna l’individuo e, insieme, la società. La domanda di sicurezza, in casa e sulle strade, è tra le priorità nelle aspettative della gente, come risulta da diversi sondaggi. Viene prima anche di altri problemi pure gravi, come la disoccupazione. Va riconosciuto l’impegno costante delle forze dell’ordine che mettono a rischio la propria vita perché le nostre città, piccole o grandi, siano più sicure. Non è superfluo, però, ricordare la necessità di una maggiore e attiva collaborazione dei cittadini. Con un’accurata prevenzione, da parte dell’autorità pubblica e dei cittadini, molti delitti possono essere evitati e il territorio reso più sicuro.

D.A.

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