Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
L'editoriale.
di Beppe Del Colle


LA MANIFESTAZIONE INDETTA PER L’AUTUNNO DAL GRUPPO DEI 17

LA SINISTRA CHE A OTTOBRE
VUOLE ANCORA LA LUNA

Tra ipotesi di "Cosa rossa" e nostalgia del passato, gli eredi del marxismo si fanno sentire. Ma l’incapacità di adattarsi al nuovo mondo dimostra che la sinistra estrema non è in grado di dare ordini al Governo.

Una decina di mesi fa l’Economist affermò che la Finanziaria del Governo Prodi per il 2007 era stata «scritta sotto dettatura del sindacato e della sinistra estrema». E adesso, mentre Palazzo Chigi e il Parlamento sono in vacanza sotto vaghe minacce di un nuovo "autunno caldo", 17 politici e intellettuali firmano sul Manifesto l’invito a «forze politiche e sociali, movimenti, associazioni, singoli» a «ritrovarci a Roma il prossimo 20 ottobre per una grande manifestazione nazionale».

Questa manifestazione sarebbe giustificata dal fatto che, contrariamente a quanto pensava l’Economist, «l’attuale Governo non ha finora dato risposta ai problemi fondamentali che abbiamo di fronte, per i quali la maggioranza degli italiani ha votato per il Centrosinistra". A loro volta, quei "problemi" finora senza risposta corrispondono a «sette grandi questioni», dal lavoro alle pensioni, dai «diritti al reddito e all’abitare», la pace, le discriminazioni sessuali e di coppia, la libertà di spinello, gli immigrati, l’ambiente messo a rischio, fra l’altro, dalla Tav Torino-Lione.

Senza offesa, l’elenco dei firmatari dell’appello suscita un po’ di malinconico stupore, perché ci sono fra loro, ad esempio, Pietro Ingrao (che nell’ultimo libro spiega che "Voleva la luna") e Rossana Rossanda, rispettabili personaggi di una storia "di sinistra", che essi sono i primi a sapere quanto e perché sia finita (e finita con un disastro ideologico e umano); e, accanto a loro, intellettuali e giornalisti che a quella storia restano fedeli, senza che esista oggi un pensiero politico che sia in grado di ricavare dal marxismo risposte adeguate a un mondo globalizzato, che non consente più facili illusioni collettive e aspettative dei diritti individuali sempre più "borghesi" e immaginari.

Il presidente della Camera Bertinotti.
Il presidente della Camera Bertinotti (foto ANSA/La Presse).

Di questo è ben consapevole una parte importante della sinistra che è al Governo, tanto è vero che il 14 ottobre, cioè sei giorni prima della manifestazione dei Diciassette, si svolgeranno le "primarie" per l’elezione del segretario del Partito democratico, nel quale dovrebbe chiudersi l’esperienza cominciata il 21 gennaio del 1921 con la nascita del Partito comunista d’Italia. E tanto è vero che sarebbe già in crisi l’idea della "Cosa rossa" ipotizzata da Bertinotti, che dovrebbe unire Rifondazione e i Comunisti italiani, ma sembra già aver perso per strada la Sinistra democratica di Mussi (in uscita dai Ds in opposizione al Pd) e i Verdi.

Tutto questo significa una cosa sola, a lume di buon senso: che la sinistra estrema non ha la forza per "dettare" la prossima Finanziaria del Governo, a meno che non decida di uscirne e dunque di farlo cadere, visto che Prodi dice che non accetterebbe cambi di alleanze. Sapendo però bene quale sarebbe il prezzo: la perdita di ogni possibilità di tornare al potere e di favorire quella soluzione delle "grandi questioni" auspicata dai Diciassette. Insomma, la "luna" che non si riesce mai a raggiungere.

Ciò, naturalmente, non significa affatto che Romano Prodi avrà vita facile nei prossimi mesi, benché ostenti calma e fiducia sulla base dei risultati ottenuti nell’azione di Governo che egli rivendica, ma che non è solo l’opposizione di Centrodestra a contestargli. Proprio da esponenti della sinistra "riformista" gli vengono infatti le critiche più serrate e documentate.

Senza contare gli strascichi della polemica suscitata dalla sua risposta a Famiglia Cristiana a proposito dell’evasione fiscale. Sulla quale è bene citare il n. 508 del Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, secondo cui il settimo comandamento «proibisce di commettere frodi fiscali».

Beppe Del Colle

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