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Ginevra Maria ha soli cinque mesi e la pediatra non ha
raccomandato altro: «Portatela in spiaggia, sole e tanto mare le faranno
senz’altro bene». Con questa scusa decidiamo di trascorrere le vacanze
estive nella terra del sole, in Sicilia, dove il mare è più blu. Il
viaggio inizia a Roma, in auto, a fine luglio, nella settimana definita da
"bollino rosso". Partiamo alle 8 del mattino, l’auto è piena di
bagagli e tante sono le speranze di arrivare entro un tempo decente, per
goderci la meritata vacanza. Ci preoccupa solo quello che ci aspetta per la
strada, anzi sull’autostrada.
La brutta bestia si chiama A3, la Salerno-Reggio Calabria. Chi l´ha
percorsa almeno una volta ha giurato di non farlo mai più. È seriamente
rischiosa. A memoria non ricordo di averla mai percorsa in condizioni di
normalità. È sempre stata un cantiere a cielo aperto, piena d’insidie e
trappole per gli automobilisti. Frequenti deviazioni, code interminabili,
niente aree di sosta oppure di emergenza. Un’autostrada che si percorre a
una media di 50 chilometri all’ora non può essere definita tale. I lavori di ammodernamento dell’A3, così li chiamano, evidenziano un
malcostume italiano. Una situazione selvaggia costringe cittadini e utenti a
disagi insopportabili, con tempi di percorrenza imponderabili. Brevi tratti
spesso rischiano di diventare lunghissimi percorsi di guerra, riducendo l’autostrada
a un vero e proprio colabrodo. C’è da chiedersi il perché, per costruire
una nuova autostrada, che peraltro ha un tragitto diverso, venga utilizzata
la vecchia autostrada come parte integrante del cantiere di servizio. Qui distrarsi è pericolosissimo Durante il viaggio i miei occhi sono puntati in tutte le direzioni. Il
pericolo è sempre in agguato e la concentrazione, quando si è alla guida,
non è mai troppa. Una piccola distrazione, un lieve tamponamento oppure una
gomma forata, in queste condizioni, possono diventare un serio problema.
Ginevra, con la mamma, è seduta dietro nel suo bel seggiolino protettivo;
sembra tranquilla, speriamo che resista ancora un po’. L’ora della
poppata si avvicina. Sono ormai le 14 e abbiamo percorso un bel pezzo di
Calabria; siamo oltre Cosenza. Qui la vegetazione è meravigliosamente
rigogliosa, ma anche violentemente oltraggiata. L’altopiano Silano è caratterizzato da stupendi uliveti secolari che
vengono abbattuti per far spazio al cemento dei nuovi ponti. Interi boschi di larici sono stati sventrati per far spazio ad altre
nuove e lunghe gallerie traforate con cariche esplosive. Ai lati dell’autostrada
vediamo numerosi roghi, alcuni rilevanti; ci sono i Canadair che si danno un
gran da fare per spegnerli. Ma questa è tutta un’altra emergenza. Per Ginevra è l’ora della pappa; comincia a piangere, ma non è
consentito fermarci. Non troviamo aree di sosta. Stiamo percorrendo l’ultimo
tratto di A3 che va da Rosarno a Scilla, lungo esattamente 40 chilometri
(altri 10 bisogna farne per arrivare a Villa San Giovanni). L’odissea
sembra terminata; siamo estenuati dalle tante ore di auto. Ma questo ultimo
tratto è interminabile; è travagliato dai lavori del cosiddetto
"quinto macrolotto" e si percorre su una sola corsia per il 68 per
cento in direzione Nord (solo 12 chilometri e mezzo sono a due corsie) e
addirittura per il 92 in direzione Sud (poco più di tre chilometri
rimangono a doppia corsia). Undici gallerie con il cuore in gola Durante il periodo di esodo estivo si stima che vi transitino circa
30.000 mezzi al giorno. Lo scenario è ulteriormente aggravato, sotto il
profilo della sicurezza della circolazione, dai lavori di deviazione del
torrente Solaro. Il tratto maggiormente pericoloso è costituito da poco
più di 12 chilometri compresi tra Bagnara e Scilla, ove si viaggia in
entrambi i sensi di marcia in carreggiata Sud (la Nord è interessata dai
lavori) a non più di 40 chilometri all’ora, senza corsie di emergenza,
itinerari alternativi e spazi di soccorso: si devono attraversare – con il
cuore in gola – ben undici interminabili e buie gallerie. La Polizia stradale è l’unico conforto immediato in caso d’emergenza.
Gli agenti si muovono in auto e con potenti motociclette. Sulla A3 la
Stradale, comandata dal dottor Paolo Fassari, impiega due reparti: la
sottosezione di Palmi e il distaccamento di Villa San Giovanni. Ogni giorno,
nell’arco delle 24 ore, 15 pattuglie, per un totale di 30 uomini tra auto
e moto, sono impegnate a vigilare l’autostrada. Il loro compito è quello di rilevare gli incidenti stradali e le
infrazioni al Codice della strada, ma soprattutto prestano il primo
soccorso. Sorvegliano anche i numerosissimi cantieri, spesso oggetto di
furti e attentati dinamitardi che colpiscono i mezzi d’opera (negli ultimi
tre mesi, 12 persone sono state arrestate nella flagranza di furto di
materiale dalle pattuglie della Polstrada). Il viaggio di ritorno? Con la nave Un piano d’emergenza, varato dal prefetto di Reggio Calabria Luigi
De Sena, ha cercato di prevedere ogni forma di intervento possibile. Sono stati istituiti alcuni presìdi multifunzionali sulle aree di sosta
(carro attrezzi, Polizia stradale, mezzi e uomini dell’Anas, ambulanza),
il pronto intervento di un elicottero, l’istituzione di aree attrezzate di
stoccaggio nel caso di protratte soste, l’installazione di telecamere
lungo l’itinerario. I 15 servizi di controllo elettronico della velocità
(autovelox e telelaser) hanno portato la Polizia stradale a elevare quasi un
centinaio di contravvenzioni ogni mese per eccesso di velocità. Malgrado questo, quei 12 chilometri sono caratterizzati da un’elevata
sinistrosità: 56 incidenti con 92 feriti e nessun decesso nel 2005; 39
incidenti, 67 feriti e una vittima nel 2006; nel 2007 si registrano già 21
incidenti, 33 feriti e una vittima (il 2 marzo un autocarro carico di
collettame ha perso il controllo ed è precipitato poco dopo lo svincolo di
Bagnara, da un viadotto alto 30 metri). Noi, intanto, ci fermiamo a un autogrill. Sembra un’oasi di pace, e
invece è un’indecenza, a cominciare dai servizi igienici. Facciamo in
fretta; ormai ci siamo, tra poco, a Villa San Giovanni, ci aspetta il
traghetto. All’orizzonte, si vedono lo Stretto e l’estremità messinese. Sono le 17.30 e siamo in fila per imbarcarci sul traghetto che ci
porterà in Sicilia, l’agognata meta. Guardo dallo specchietto, Ginevra è
tranquilla; adesso posso tirare un sospiro di sollievo. Finalmente, dopo
più di nove ore al volante, mi posso rilassare. Realizzo che abbiamo corso
tanti rischi. Il viaggio di ritorno lo faremo in nave da Catania a Napoli.
Saltiamo la Calabria. Non voglio correre più pericoli. Intanto, per noi le difficoltà sono finite. Penso alla Calabria
martoriata, dove tutto è più difficile; eppure è una regione dalle mille
risorse, a cominciare da quelle bellezze naturali che fanno invidia alle
migliori e rinomate località turistiche italiane. Una cosa è certa: qui è
emergenza perenne e l’A3 resta in ogni caso una delle vergogne d’Italia.
Ginevra, scusa, non posso più rischiare con te, l’anno prossimo ti porto
in Versilia. Fabrizio Villa
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