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Attualità.
di Fabrizio Villa


SICUREZZA STRADALE

A3
IL CANTIERE INFINITO


Deviazioni, code, niente aree di sosta. Un'autostrada che si percorre a una media di 50 km l'ora non può essere definita tale. E anche i lavori di ammodernamento purtroppo evidenziano un malcostume italiano.

Ginevra Maria ha soli cinque mesi e la pediatra non ha raccomandato altro: «Portatela in spiaggia, sole e tanto mare le faranno senz’altro bene». Con questa scusa decidiamo di trascorrere le vacanze estive nella terra del sole, in Sicilia, dove il mare è più blu. Il viaggio inizia a Roma, in auto, a fine luglio, nella settimana definita da "bollino rosso". Partiamo alle 8 del mattino, l’auto è piena di bagagli e tante sono le speranze di arrivare entro un tempo decente, per goderci la meritata vacanza. Ci preoccupa solo quello che ci aspetta per la strada, anzi sull’autostrada.

La brutta bestia si chiama A3, la Salerno-Reggio Calabria. Chi l´ha percorsa almeno una volta ha giurato di non farlo mai più. È seriamente rischiosa. A memoria non ricordo di averla mai percorsa in condizioni di normalità. È sempre stata un cantiere a cielo aperto, piena d’insidie e trappole per gli automobilisti. Frequenti deviazioni, code interminabili, niente aree di sosta oppure di emergenza. Un’autostrada che si percorre a una media di 50 chilometri all’ora non può essere definita tale.

I lavori di ammodernamento dell’A3, così li chiamano, evidenziano un malcostume italiano. Una situazione selvaggia costringe cittadini e utenti a disagi insopportabili, con tempi di percorrenza imponderabili. Brevi tratti spesso rischiano di diventare lunghissimi percorsi di guerra, riducendo l’autostrada a un vero e proprio colabrodo. C’è da chiedersi il perché, per costruire una nuova autostrada, che peraltro ha un tragitto diverso, venga utilizzata la vecchia autostrada come parte integrante del cantiere di servizio.

Qui distrarsi è pericolosissimo

Durante il viaggio i miei occhi sono puntati in tutte le direzioni. Il pericolo è sempre in agguato e la concentrazione, quando si è alla guida, non è mai troppa. Una piccola distrazione, un lieve tamponamento oppure una gomma forata, in queste condizioni, possono diventare un serio problema. Ginevra, con la mamma, è seduta dietro nel suo bel seggiolino protettivo; sembra tranquilla, speriamo che resista ancora un po’. L’ora della poppata si avvicina. Sono ormai le 14 e abbiamo percorso un bel pezzo di Calabria; siamo oltre Cosenza. Qui la vegetazione è meravigliosamente rigogliosa, ma anche violentemente oltraggiata.

L’altopiano Silano è caratterizzato da stupendi uliveti secolari che vengono abbattuti per far spazio al cemento dei nuovi ponti.

Interi boschi di larici sono stati sventrati per far spazio ad altre nuove e lunghe gallerie traforate con cariche esplosive. Ai lati dell’autostrada vediamo numerosi roghi, alcuni rilevanti; ci sono i Canadair che si danno un gran da fare per spegnerli. Ma questa è tutta un’altra emergenza.

Per Ginevra è l’ora della pappa; comincia a piangere, ma non è consentito fermarci. Non troviamo aree di sosta. Stiamo percorrendo l’ultimo tratto di A3 che va da Rosarno a Scilla, lungo esattamente 40 chilometri (altri 10 bisogna farne per arrivare a Villa San Giovanni). L’odissea sembra terminata; siamo estenuati dalle tante ore di auto. Ma questo ultimo tratto è interminabile; è travagliato dai lavori del cosiddetto "quinto macrolotto" e si percorre su una sola corsia per il 68 per cento in direzione Nord (solo 12 chilometri e mezzo sono a due corsie) e addirittura per il 92 in direzione Sud (poco più di tre chilometri rimangono a doppia corsia).

Undici gallerie con il cuore in gola

Durante il periodo di esodo estivo si stima che vi transitino circa 30.000 mezzi al giorno. Lo scenario è ulteriormente aggravato, sotto il profilo della sicurezza della circolazione, dai lavori di deviazione del torrente Solaro. Il tratto maggiormente pericoloso è costituito da poco più di 12 chilometri compresi tra Bagnara e Scilla, ove si viaggia in entrambi i sensi di marcia in carreggiata Sud (la Nord è interessata dai lavori) a non più di 40 chilometri all’ora, senza corsie di emergenza, itinerari alternativi e spazi di soccorso: si devono attraversare – con il cuore in gola – ben undici interminabili e buie gallerie.

La Polizia stradale è l’unico conforto immediato in caso d’emergenza. Gli agenti si muovono in auto e con potenti motociclette. Sulla A3 la Stradale, comandata dal dottor Paolo Fassari, impiega due reparti: la sottosezione di Palmi e il distaccamento di Villa San Giovanni. Ogni giorno, nell’arco delle 24 ore, 15 pattuglie, per un totale di 30 uomini tra auto e moto, sono impegnate a vigilare l’autostrada.

Il loro compito è quello di rilevare gli incidenti stradali e le infrazioni al Codice della strada, ma soprattutto prestano il primo soccorso. Sorvegliano anche i numerosissimi cantieri, spesso oggetto di furti e attentati dinamitardi che colpiscono i mezzi d’opera (negli ultimi tre mesi, 12 persone sono state arrestate nella flagranza di furto di materiale dalle pattuglie della Polstrada).

Il viaggio di ritorno? Con la nave

Un piano d’emergenza, varato dal prefetto di Reggio Calabria Luigi De Sena, ha cercato di prevedere ogni forma di intervento possibile.

Sono stati istituiti alcuni presìdi multifunzionali sulle aree di sosta (carro attrezzi, Polizia stradale, mezzi e uomini dell’Anas, ambulanza), il pronto intervento di un elicottero, l’istituzione di aree attrezzate di stoccaggio nel caso di protratte soste, l’installazione di telecamere lungo l’itinerario. I 15 servizi di controllo elettronico della velocità (autovelox e telelaser) hanno portato la Polizia stradale a elevare quasi un centinaio di contravvenzioni ogni mese per eccesso di velocità.

Malgrado questo, quei 12 chilometri sono caratterizzati da un’elevata sinistrosità: 56 incidenti con 92 feriti e nessun decesso nel 2005; 39 incidenti, 67 feriti e una vittima nel 2006; nel 2007 si registrano già 21 incidenti, 33 feriti e una vittima (il 2 marzo un autocarro carico di collettame ha perso il controllo ed è precipitato poco dopo lo svincolo di Bagnara, da un viadotto alto 30 metri).

Noi, intanto, ci fermiamo a un autogrill. Sembra un’oasi di pace, e invece è un’indecenza, a cominciare dai servizi igienici. Facciamo in fretta; ormai ci siamo, tra poco, a Villa San Giovanni, ci aspetta il traghetto. All’orizzonte, si vedono lo Stretto e l’estremità messinese.

Sono le 17.30 e siamo in fila per imbarcarci sul traghetto che ci porterà in Sicilia, l’agognata meta. Guardo dallo specchietto, Ginevra è tranquilla; adesso posso tirare un sospiro di sollievo. Finalmente, dopo più di nove ore al volante, mi posso rilassare. Realizzo che abbiamo corso tanti rischi. Il viaggio di ritorno lo faremo in nave da Catania a Napoli. Saltiamo la Calabria. Non voglio correre più pericoli.

Intanto, per noi le difficoltà sono finite. Penso alla Calabria martoriata, dove tutto è più difficile; eppure è una regione dalle mille risorse, a cominciare da quelle bellezze naturali che fanno invidia alle migliori e rinomate località turistiche italiane. Una cosa è certa: qui è emergenza perenne e l’A3 resta in ogni caso una delle vergogne d’Italia. Ginevra, scusa, non posso più rischiare con te, l’anno prossimo ti porto in Versilia.

Fabrizio Villa

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