![]() |
|
|
|
Niente da fare, sembra proprio perfetto. Anche visto dalla sua spalla in Giunta, Veltroni non ha nemmeno un difetto. Buonista, per esempio? «No, ha un modo mite di fare politica. È una cosa seria». «Sindica, te volemo bbene». A Maria Pia Garavaglia, vicesindaco di Roma, milanese doc, educazione personale e politica fine e schietta come poche, già ministro in vari Governi, ex presidente nazionale e vicepresidente internazionale della Croce Rossa, l’amore rumoroso degli abitanti della capitale, piace tanto.
«Non me l’aspettavo un’avventura bella come
questa», confessa in questa intervista a Famiglia Cristiana, «un’avventura
che è cominciata il giorno di San Giovanni del 2003, quando mi ero già
ritirata dalla politica. Furono Francesco Rutelli e Walter Veltroni a
scegliermi perché la mia figura corrispondeva all’identikit tracciato da
Veltroni: una donna, cattolica e della Margherita. Mi telefonò Ciampi
chiedendo perché mai non glielo avessi detto. Il fatto è che non lo sapevo
neanche io, perché Roma non apparteneva all’orizzonte del mio impegno
politico».
«Walter Veltroni, perché l’ho visto dietro le quinte».
«Quello che conosciamo, io so bene che le cose che dice in una lezione di bella politica o in un discorso di investitura a Torino corrispondono a quello che sinceramente crede. Le cose che ha detto di volere per Roma le ha fatte. Detto questo, ho una punta di imbarazzo dal punto di vista delle donne perché, certo, Rosy Bindi candidata mi è piaciuta. Il suo coraggio le fa onore, però questo è un appuntamento nel quale non si deve pensare alle preferenze come alle elezioni politiche. Credo che Rosy Bindi capisca che posso scegliere Veltroni e sono contenta anche del fatto che, grazie all’obbligo del 50 per cento riservato alle donne, abbia una chance oggettiva». «Mi piace il suo modo mite di fare politica, la gente lo ha chiamato "buonismo", ma io credo che sia una cosa seria. Il fatto che non replichi mai con durezza agli attacchi fa abbassare immediatamente i toni e riconduce tutto a un problema politico, non personale. Condividiamo la passione per l’Africa e d’altro canto, essendo stata la presidente della Croce Rossa italiana, non poteva che essere così. Apprezzo la sua capacità di guardare lontano».
«Certo che abbiamo bisogno di guardare le buche, il traffico, la pulizia; ma contemporaneamente bisogna condividere il sogno di una città che vogliamo in futuro per i nostri figli. E intanto questi nostri figli li portiamo in Africa e ad Auschwitz perché imparino. Questi sono fatti che ci uniscono. Che cosa può non piacermi di lui? Non so; dicono che è un decisionista, ha i poteri per farlo, ma questo è il suo modo di tenere in piedi la maggioranza con la quale governa. Noi non abbiamo mai avuto assessori che all’uscita della Giunta contestano le decisioni, come fanno i ministri di Prodi. Ovviamente, siamo sempre nel campo dei pregi».
«Glielo chiesi, ma mi disse che nessuno aveva chiesto il patrocinio del Comune di Roma. Trovo comunque che quella del Family day sarebbe stata una grande occasione per scrivere una lettera bellissima come lui sa fare, come peraltro è stato fatto per il Gay Pride o altre iniziative di questo tipo. Lo dico perché io al Family day ci sono stata e c’erano anche famiglie che votano per il Centrosinistra, qualcuno con le lacrime agli occhi per aver trovato solo pochi fra di noi. Sembrava un’occasione offerta soltanto al Centrodestra. Lo ammetto, quello è stato un momento difficile, di un certo disappunto».
«Se una persona fa il vicesindaco e c’è qualcosa di grave, si dimette. Come vede sono qua. L’amministrazione locale, anche di una metropoli, non è come il Governo. Io qui mi occupo di turismo e moda, settori nei quali mi muovo con grande autonomia e libertà. C’è un limite, ovviamente; per esempio se Veltroni facesse l’albo delle coppie di fatto, in assenza di una legge e per la sola esigenza di tenere a bada una parte della sua maggioranza, è evidente che in questo caso entrerei in conflitto aperto».
«No. Anzi, quando un municipio della capitale ha voluto adottare provvedimenti di questo tipo solo per un motivo di bandiera, Veltroni ha stroncato immediatamente l’iniziativa perché, disse, senza legge non ci sono bandiere. In Giunta poi, quando un assessore ha tentato di aprire il discorso perché mi ero espressa in modo deciso sulla stampa, Veltroni ha interrotto immediatamente il dibattito, affermando che avevo ragione. Non consentì neanche di parlarne. È ovvio che questa mia posizione vale per altri problemi eticamente sensibili, come l’eutanasia».
«Io l’ho visto qui in Comune dopo essere stati colleghi in Parlamento. Siamo ormai molto oltre quel tempo nel quale eravamo comunisti o democristiani. Il fatto di non sentirsi più degli "ex" è importante. Quello che ho alle spalle lo considero un grande risultato, ma non rimpiango nulla».
«Veltroni ha stretto un patto con i suoi elettori ed è quindi giusto che continui a fare il sindaco di Roma come ha fatto finora con i risultati che sappiamo. Vorrà dire che ognuno di noi lavorerà di più e meglio per compensare i suoi nuovi impegni».
«Sento dire che Veltroni con i suoi collaboratori non è affatto
buonista. Ma, per quello che mi riguarda, si è sempre comportato da gran
gentiluomo sotto il profilo del rapporto uomo-donna, da collega di lavoro
serio e rispettoso della mia autonomia. Quanto al resto, sono stata educata
a lavorare per una causa senza avere mai problemi personali. Da ministro
della Sanità ho varato riforme importanti, come quella sul nuovo Prontuario
farmaceutico, ma nessuno dirà mai, e ne sono fiera, che quella è la Legge
Garavaglia. Va bene così».
Guglielmo Nardocci
|