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di Paolo Perazzolo


INIZIATIVE
"ALLA RICERCA DI SÉ", OTTAVO VOLUME DELLA NOSTRA SERIE


RIPROVIAMOCI PAPÀ

Prima è stato accusato di essere assente e lontano, ora di essere complice e "mammo". Esiste una terza via? Certo: quella che parte dalla riscoperta dell’istinto paterno.

Mestiere difficile, quello del papà. Prima gli è stato rimproverato di essere assente, di delegare l’educazione alla mamma, di preoccuparsi eccessivamente se non esclusivamente delle questioni materiali (portare a casa lo stipendio) o di sé stesso (vedi le immodificabili abitudini di uscire con gli amici o dedicarsi ai propri hobby, come quando si era ancora single). Poi, quando le cose sono cambiate, anche il capo d’imputazione è cambiato: il papà sarebbe diventato troppo amico, si sarebbe fatto troppo "vicino" ai propri figli, perdendo in autorevolezza e in capacità di trasmettere il senso del rispetto per le regole della vita.

Strattonato ora di qua ora di là, il papà del terzo millennio appare ragionevolmente disorientato e anche un po’ frustrato, come chi ha tanta buona volontà, ci mette impegno ed energie, ma non sa più che cosa è giusto e che cosa è sbagliato. Orfani di padre e Il padre spodestato sono i titoli di un romanzo e di un saggio usciti di recente che fotografano con efficacia la situazione.

Mestiere difficile, quello del papà, si diceva. Eppure mestiere necessario e insostituibile, come dimostra – ma non è certo la prima né sarà l’ultima prova – un’indagine dell’Istituto Iard condotta su 8.000 giovani fra i 15 e i 34 anni: alla domanda: "Di chi vi fidate?", la grande maggioranza ha risposto indicando la famiglia e in modo particolare la figura del padre, quanto e più quella degli amici o di altri rappresentanti pubblici o istituzioni sociali. Quindi è il caso di rimboccarsi le maniche, di ritentare di stabilire un rapporto costruttivo, positivo e corretto con i propri figli: papà di tutto il mondo, riprovateci!

Pare di sentire la risposta: sì, ma come? Partendo da che cosa? Ispirandosi a quali valori, riferimenti e modelli? Semplice: il punto di partenza è qualcosa che ogni uomo porta dentro di sé, vale a dire l’istinto paterno. Siamo abituati a parlare di istinto materno, molto meno del suo corrispettivo maschile. Eppure è proprio dalla sua riscoperta che può arrivare un orientamento fondamentale per l’educazione dei propri ragazzi, come ricorda in maniera brillante lo psicologo e psicoterapeuta Osvaldo Poli nel libro Cuore di papà. Lo stile educativo dell’uomo, allegato al prossimo numero di Famiglia Cristiana.

Linus, il confronto con i genitori

"Non è semplice essere padre oggi, anche perché si rischia di farsi travolgere dai sentimenti", dice Linus, popolare direttore di Radio Dee-jay, papà di Filippo, 11 anni, e Michele, 4 anni. "Ho sempre cercato di seguire l’istinto, sintesi dell’esempio che abbiamo avuto dai nostri genitori e dei nostri progetti educativi. Confesso che, a volte, mi sento un po’ debole, se mi confronto con i miei genitori, e percepisco di avere un rap-porto di maggiore complicità, che rende anche difficile assumere il ruolo del "cattivo". Eppure, nonostante tutte le difficoltà, noto con sollievo che l’istinto paterno mi ha permesso di far crescere serenamente Filippo e Michele: sono contento del fatto che abbiano assorbito alcuni valori, primo fra tutti, quello del rispetto degli altri".

Nella sua esperienza il conduttore ha osservato come padre e madre tendano, quasi naturalmente, a distribuirsi i compiti educativi. "Mia moglie segue maggiormente i nostri figli nel loro cammino personale e scolastico, io invece sono il loro compagno di giochi, passioni, attività del tempo libero. Ognuno ha la sua funzione, l’importante è guardare nella stessa direzione per non mandare segnali contraddittori". Ad esempio, l’avreste mai detto che il più grande, di 11 anni, non ha ancora il cellulare? "Io e mia moglie abbiamo ritenuto giusto così", spiega Linus, "e lui ha accettato. Credo che vivere nell’eccessivo agio non aiuti a crescere: come io ho ottenuto quello che ho con il sudore, così vorrei che fosse anche per loro".

Chechi, imparare dagli errori

Di un istinto paterno parla anche Yuri Chechi, "il signore degli anelli", ex campione italiano della ginnastica, padre di Dimitri, 4 anni, e Anastasia, 2 anni. "Seguire l’istinto", dice Chechi, "significa per me anzitutto imparare dagli errori, cercare di migliorarmi continua-mente e soprattutto testimoniare con il comportamento quello che voglio insegnare: in sostanza, cerco di mettere in pratica quello che dico a parole".

Anche per l’ex campione esiste un modo maschile di educare, diverso da quello femminile: "È un fatto genetico, naturale. Con mia moglie siamo molto uniti nel voler insegnare alcune cose, ma noto che lei a volte si fa "imbambolare", nel senso che tende a mettere sempre e comunque in primo piano l’aspetto della dolcezza e della comprensione. Ora, io sento di provare per i miei figli un amore incondizionato, mai provato prima, ma proprio per questo mi impegno a dargli alcune regole, sulle quali non transigo". Maestro, quando gareggiava, nello spostare sempre più in là i traguardi da raggiungere, ora fa lo stesso con i suoi bambini, esortandoli a dare sempre il meglio di sé. "Per me è stato così, vorrei lo fosse anche per loro".

Stefano Stimamiglio
   
   

L'EDUCAZIONE AL MASCHILE

È davvero una proposta stimolante e affascinante quella che formula lo psicologo e psicoterapeuta Osvaldo Poli nel volume Cuore di papà. Lo stile educativo dell’uomo, in vendita con il prossimo numero di Famiglia Cristiana, nuovo capitolo della collana "Amare sé stessi per amare gli altri".

Con uno stile chiaro ma preciso, l’autore spiega che è giunta l’ora, per i padri, di trovare un nuovo modello educativo, che li porti a non essere né assenti né "mammi". L’uomo deve riscoprire il contributo paterno all’educazione dei figli, che non va inteso come alternativo a quello delle madri, bensì complementare.

In particolare nella fase dell’adolescenza, il ruolo del padre diventa decisivo nell’aiutare a "tagliare il cordone ombelicale" e nell’indicare una visione della vita, un "io ideale" verso cui camminare.


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