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Spettacoli.
di Gigi Vesigna


MUSICA
GIOVANNI ALLEVI, DA 36 SETTIMANE IN CLASSIFICA CON JOY


PIANOFORTE MOLTO FORTE

Viene dal Conservatorio ma è anche laureato in Filosofia. Per lui la musica avvicina a Dio. E con la sua tastiera vuole dimostrarlo.

Un pianoforte magico, una musica che ti rilassa e ti conquista, costringendoti ad ascoltarla. Sono le note di Joy, l’album di Giovanni Allevi che da 36 settimane è presente nella parte alta delle classifiche di vendita, mentre il precedente No concept occupa da oltre 40 un altro posto in alto.

In un negozio di dischi una ragazza ha in mano il suo album. «Come mai compri questo tipo di musica?», le chiedo, perché ha l’aria di una fan di Ligabue e di Vasco Rossi. «Perché mi fa star bene, mi emoziona, mi fa sentire quella che sono e mi fa venir voglia di chiudere gli occhi, e rilassarmi ad ascoltare».

Ecco, forse il segreto di Giovanni Allevi e della sua musica è tutto qui: la necessità, magari inconscia, nel percorso di una vita sempre un po’ schizzata, sempre più frenetica, di fermarsi e ascoltare. I 12 brani di Joy sono nati nell’agosto dell’anno scorso, subito dopo una tournée in cui Allevi aveva presentato No concept in giro per il mondo tra Italia, Stati Uniti – dove ha suonato più volte al Blue Note di New York –, Nordeuropa, Cina: ovunque un successo.

«Ho scoperto con mia grande sorpresa», confessa Allevi, «di essere una specie di "pifferaio magico". Non lo avrei mai immaginato, visto che da piccolo me ne stavo sempre da parte e al liceo non mi invitavano mai alle feste. La musica, così immateriale e impalpabile, evidentemente è capace di sconvolgere esistenze e destini».

Giovanni Allevi è nato ad Ascoli Piceno nel 1969, è sposato da due anni con Nada, che è anche la sua manager. S’è diplomato in pianoforte con il massimo dei voti al Conservatorio Morlacchi di Perugia e in composizione, sempre con il massimo dei voti, al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Inoltre s’è laureato con lode in Filosofia con la tesi "Il vuoto nella fisica contemporanea".

L’incontro con Jovanotti

Un tipo così ti può mettere in crisi. I suoi scrittori preferiti spaziano da Coelho a sant’Agostino e san Tommaso d’Aquino, che ritiene dicano esplicitamente o implicitamente quanto la musica sia un modo di avvicinarti a Dio. La "genesi" del musicista che riesce a rielaborare la tradizione classica europea aprendola alle nuove esigenze pop e contemporanee risale all’incontro con Jovanotti, che lo vuole suo supporter nel tour 2002. E da allora è un vero e proprio crescendo. «Sono 17 anni che suono, ma anche quando i teatri sono esauriti non dimentico quando ad ascoltarmi c’erano solo quattro o cinque persone. Erano venute apposta per ascoltarmi e capivano la mia musica».

Tempo fa Allevi è stato male, ha avuto un momento drammatico che racconta così: «Vedo la città dal vetro dell’ambulanza. Un volontario della Croce Rossa mi tiene la mano sulla spalla e dice che devo star calmo. Forse per la tensione accumulata, proprio oggi, di ritorno dal tour in Cina, sono andato in tilt sul marciapiede sotto casa mia. Si parla di un attacco di panico, o di una cardiopatia, e per la mia mente paurosa è possibile che io non sopravviva ai prossimi dieci minuti… Se dovessi uscire di qui, canterò con la musica la gioia di vivere, ogni momento bello o brutto, qualunque sia la mia condizione. Joy!».

Il racconto del vissuto

Da quel brutto momento, dice oggi Allevi, «improvvisamente si è alzato il volume della musica nella mia testa e nei mesi a venire ho suonato Joy centinaia di volte sulla mia tastiera immaginaria, fino a che ogni singola nota non è stata perfettamente a fuoco. Poi è bastato un cenno sorridente perché i miei collaboratori preparassero il pianoforte e lo studio di registrazione. Più che studiare ho vissuto, e l’incontro con la tastiera è il racconto di questo vissuto».

Raccontato così, Allevi può apparire uno di quei geniali personaggi che è difficile tratteggiare con dimensioni "umane". Niente di più sbagliato. Giovanni è un accanito lettore di Dylan Dog e ama gli animali, soprattutto i gatti.

Un gatto a spasso sulla tastiera

«Il mio primo micio si chiamava Bemolle, mi divertivo a farlo passeggiare sulla tastiera del pianoforte. Ora invece mi fa compagnia Maciste, un gamberetto dentro a un minuscolo ecosistema progettato dalla Nasa».

E ancora: «Prima di ogni concerto mangio una fetta di torta al cioccolato, accarezzo la tastiera del pianoforte e gli sussurro di fare il bravo. Quando faccio la spesa compro sempre le stesse cose, un anno ho mangiato pasta con il tonno tutti i giorni. Due giorni prima del concerto vado in piscina e, nuotando lentamente sott’acqua, ripasso dentro la mente ogni nota, ogni movimento delle dita sul pianoforte».

A questo punto devo assolutamente fare una confidenza a Giovanni: la sera prima di incontrarlo per la prima intervista – erano i primi di dicembre –, mentre scrivevo al computer un articolo, sono stato colto da una sincope e ho vissuto, come lui, il panico di quella corsa verso il Policlinico. Ma purtroppo ci sono rimasto per un mese: il mio cuore aveva bisogno dell’aiuto di un pace maker. Poi ne sono uscito e quell’incontro è rimasto per me un’incompiuta.

Oggi, finalmente, posso scrivere quel pezzo e la musica di Allevi, in sottofondo, accompagna il ticchettio dei tasti che amo molto meno di quelli della mia vecchia macchina per scrivere. Proverò a fare come lui con il suo pianoforte. Sfiorerò i tasti e dirò loro: "Fate i bravi". Sono sicuro che funzionerà.

Gigi Vesigna

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