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I borghi più belli d'Italia.
di Silvano Guidi
foto Vision


I Borghi più belli d’Italia - 8
SOVANA (GROSSETO)

UN "TUFO" NEL PASSATO

Il tufo è ovunque: dalle abitazioni ai sotterranei, dai bastioni con le cicatrici di antichi assalti alle cantine dove si conserva il Rosso di Sovana.

Esiste una seduzione dell’intravedere che, se applicata ai pieni e ai vuoti del tempo e della storia, produce effetti di struggente smarrimento. È la sensazione che afferra chiunque capiti a Sovana, nel cuore profondo e defilato della Maremma toscana, terra di cinghiali e butteri, ma anche caposaldo scontroso dell’Etruria, bozzolo di una civiltà antica, misteriosa, sfuggente; luogo dove in epoche remote si sovrapposero e confusero gesta e tracce di Etruschi, Romani, Goti, Longobardi, Saraceni e della più ambiziosaAntonio Merli. aristocrazia medievale toscana. «Ti guardi intorno e capisci di essere risucchiato verso un passato importante; respiri l’impalpabile magia di quello che è stato e di cui restano tracce sfumate ad alimentare il gioco della scoperta, per colmare con l’immaginazione i vuoti di quanto si perde nella notte dei tempi e farli collimare con "i pieni" di quello che è rimasto ed è fisicamente percettibile»: tenta un’analisi delle emozioni Antonio Merli, direttore di una discreta e quasi invisibile rete di alberghi con poche e confortevoli stanze, dove si pratica "ospitalità diffusa", senza impatto ambientale, per turisti da smistare qua e là in microstrutture ben mimetizzate nella scenografia medievale del borgo.

Una panoramica di Sovana con i resti della rocca aldobrandesca in primo piano.
Una panoramica di Sovana con i resti della rocca aldobrandesca in primo piano.

La nonna del Merli, di nome Lisena, a cavallo fra le due grandi guerre gestiva un’osteria e, mentre mesceva vino, vendeva anche sale, tabacchi, valori bollati e chinino, a conferma di quanto Sovana, al pari di tutto il Grossetano, fosse all’epoca soggetta al rischio del contagio malarico, meglio noto allora come la temibile "perniciosa".

Il ciborio della chiesa di Santa Maria, snello e realizzato in marmo bianco spicca, per contrasto, con l'oscurità delle navate.
Il ciborio della chiesa di Santa Maria, snello e realizzato in marmo
bianco spicca, per contrasto, con l
'oscurità delle navate.

Taverne e locande si intrecciano con la storia dei Merli da quasi 100 anni e Antonio rappresenta oggi, in quanto depositario dei ricordi di famiglia, la memoria storica della nascita e dell’evoluzione del turismo a Sovana, in quest’angolo di Toscana così accartocciato su sé stesso, nascosto tra anfratti di tufo e boschi di lecci, che non puoi capitarci per caso, ma solo per consapevole curiosità.

Un particolare del Duomo.
Un particolare del Duomo.

«La strada asfaltata è arrivata a fine degli anni ’60 e i primi flussi turistici, fatti di piccoli numeri, sono giunti poco più di mezzo secolo fa», rievoca Merli.

La rocca vista dall'interno del borgo.
La rocca vista dall’interno del borgo.

Delicata e fragile geometria

«Motivate e per lo più straniere, giungevano persone colte, appassionate di archeologia e attratte dai tanti enigmi irrisolti degli Etruschi. Il turismo nazionale si è affacciato solo più tardi e con esso sono lievitati i numeri degli arrivi che, in alcuni periodi dell’anno, mettono in sofferenza la delicata e fragile geometria del borgo».

Le terme di Sorano, altro motivo di richiamo in un territorio di acque vulcaniche.
Le terme di Sorano, altro motivo di richiamo in un territorio di acque vulcaniche.

Sovana, adagiata su uno stretto e allungato pianoro di tufo, è un minuscolo agglomerato di antiche abitazioni, addossate sui due lati di un’unica strada che, partendo dai resti della rocca aldobrandesca, finisce in piazza del Pretorio e si sdoppia in due parallele che si allungano verso la cattedrale di San Pietro, dove un antico documento avverte che «da oltre 1.000 anni qui si raccolgono i cristiani che vivono nell’ampio territorio fra la via Cassia e la via Aurelia, fra il monte Amiata e l’isola del Giglio».

Una decorativa fontanella incastonata nel tufo in un angolo di Piazza del Pretorio.
Una decorativa fontanella incastonata nel tufo in un angolo di Piazza del Pretorio.

Il gioiellino del borgo è tutto qui, su un fazzoletto di terra punteggiato di preziosità medievali che reclamano cure e protezioni: Palazzo Bourbon del Monte; la chiesa di Santa Maria, con un raro Ciborio preromanico, l’unico della Toscana; il Palazzo Pretorio; il Palazzetto dell’Archivio e i ruderi della chiesaPierandrea Vanni. di San Mamiliano, la più antica del borgo e forse la prima cattedrale di Sovana. «L’inverno di tre anni fa, sotto un pollaio, fra le rovine dell’ex chiesa abbiamo scoperto 498 monete del V-VI secolo, provenienti dalle zecche di Roma, Milano, Ravenna, Bisanzio e Arles: due chili e mezzo d’oro che rappresentano un prezioso tesoro numismatico. Se scavi, trovi sempre qualcosa d’importante», sostiene con entusiastica partigianeria Pierandrea Vanni, sindaco di Sorano, il comune di cui Sovana è frazione.

La bottega del monastero, in prossimità del Duomo.
La bottega del monastero, in prossimità del Duomo.

Un immenso museo all’aperto

«Il nostro territorio, vasto 176 chilometri quadrati, con 3.800 abitanti sparsi fra il capoluogo, nove frazioni, 30 borgate e un migliaio di casali isolati, è un immenso museo all’aperto: oltre a Sovana c’è Sorano con la fortezza degli Orsini, uno degli esempi più straordinari di architettura militare medievale; c’è Castell’Ottieri con i ruderi di una rocca quattrocentesca; c’è San Quirico Vitozza, uno dei principali insediamenti rupestri, ricco di circa 200 grotte-abitazione che ne fanno un po’ la Matera dell’Italia centrale; e tanto altro ancora».

Dettaglio della tomba Ildebranda, con frammenti di colonne.
Dettaglio della tomba Ildebranda, con frammenti di colonne.

Ma è la civiltà del tufo che aleggia tutt’intorno, con le cupe "tagliate" che incidono in profondità la roccia vulcanica, disegnando dedali e camminamenti di incerto e controverso significato. Sono antiche strade etrusche sovrastate da una cupola di fitta vegetazione che lascia filtrare lampi di luce umida e verde, in grado di creare suggestivi effetti cromatici sulle pareti dove si trovano nicchie o tracce di affreschi, immagini sacre abbastanza recenti o antichi simboli etruschi, come la croce uncinata del "Cavone" che rappresenta il sole ruotante, elemento di vita.

Turisti in una via cava.
Turisti in una via cava.

In prossimità delle vie cave si ramificano importanti necropoli: tombe scavate, decorate, corrose, fra cui spicca gigantesca e imponente l’Ildebranda, così chiamata in onore di Ildebrando di Sovana, che fu Papa con il nome di Gregorio VII, da tutti ricordato perché nel castello di Canossa costrinse l’imperatore Enrico IV alla nota umiliazione. Non lontano dalla Ildebranda c’è la tomba dei Demoni alati, scoperta nel 2005 e non ancora aperta al pubblico. Vi è raffigurata la statua del defunto che banchetta di fronte alla porta dell’Aldilà.

Il tesoro di monete d'oro trovato nell'ex chiesa di San Mamiliano.
Il tesoro di monete d’oro trovato nell’ex chiesa di San Mamiliano.

Se le pareti delle tagliate trasmettono un senso di vertigine per il loro precipitare scosceso, una cava di tufo stordisce per il suo consentire la discesa a cielo aperto nel cuore della roccia rosata.

Scorcio del borgo in direzione della rocca.
Scorcio del borgo in direzione della rocca.

Le cicatrici di antichi assalti

Il tufo è dappertutto: dalle abitazioni ai sotterranei, dai bastioni con le cicatrici di antichi assalti ai cunicoli per le vie di fuga, dalle cantine dove si conserva al fresco il Rosso di Sovana ai colombari che occhieggiano sinistri a ogni svoltar di strada. «È un ottimo materiale da costruzione e regge bene gli urti sismici», dice Imolo Falchi, titolare della cava di Campimaglia, dove otto operai tagliano 9.000 blocchetti al giorno. E Davide Tonioni ha pensato di ricavare dalla pietra degli Etruschi piccole sculture. Nel suo laboratorio "Tufomania" nascono bassorilievi, tartarughe, colonnine, portacandele e vasi. Non c’è turista straniero che riparta da Sovana senza il suo pezzettino di roccia modellato da lui.

NEL PROSSIMO NUMERO PACIANO
(Provincia di Perugia)

Silvano Guidi
   
   

NOTIZIE UTILI
COME SI RAGGIUNGE In auto:
da Nord, autostrada A12 fino alla statale Aurelia al km 111, per Manciano e Pitigliano. In alternativa, A/1 uscita Chiusi, poi San Casciano dei Bagni. Sempre da Nord, A/1 uscita Firenze Certosa, superstrada fino a Siena sud, statale Cassia. Da Sud: A/1 Orte, poi fino a Viterbo, uscita a Siena per Valentano e Pitigliano.
In treno: stazioni di Chiusi (km 65), Orbetello (km 65), Orvieto (km 58). Distanze in km: Firenze 170, Roma 140, Grosseto 93, Orvieto 55. Abitanti: 3.800 (399 nel borgo). Patrono: San Mamiliano, 27 aprile. Informazioni turistiche: servizio informazioni e accoglienza turistica di Sorano, tel. 0564/63.30.99. Parco archeologico Città del tufo: Sovana, Palazzo Pretorio, tel. 0564/61.40.74. Comune di Sorano: tel. 0564/63.30.23
www.comune.sorano.gr.it.
Sito
www.sovana.net.

   

A TAVOLA CON IL "RE" CINGHIALE

Bruschetta con olio di frantoio, crostini con funghi e verdure, salame di Sorano e finocchiona (altro salume tipico al gusto di finocchio, davvero appetitoso). Ci si accosta così ai gusti decisi della Maremma interna con un menù ricco e autentico preparato da Elena e Alessia Spatarra dell’azienda agrituristica Sovanella. I pici all’agliata sono un primo da non perdere; in alternativa si può scegliere fra i tortelloni di ricotta e spinaci o l’acqua cotta, zuppa povera dell’800, diventata oggi minestra molto sostanziosa e saporita, ricca di cipolle, zucchine, spinaci, uova e formaggio.

Elena (a sinistra) e Alessia Spatarra.
Elena (a sinistra) e Alessia Spatarra.

Il cinghiale, re del bosco, qui viene cucinato al buglione, secondo una tecnica lunga e un po’ segreta con la quale si elimina il gusto selvatico e si innestano sapori ben miscelati fra cui dominano aglio, rosmarino, pomodoro e peperoncino. La selezione dei formaggi comprende il pecorino fresco "Città del tufo", la caciotta amiatina e lo stracchino di Sorano.

Passando al dolce, la tradizione propone torta di mele e noci e "sfratto" ripieno, sorta di sfilatino rigido con all’esterno una sfoglia ambrata e all’interno una mistura ben amalgamata di noci schiacciate, miele, pizzico di noce moscata, spruzzata di cannella e arancio grattugiato. Lo sfratto è un dolce di origine ebraica, diventato tipico della zona per la presenza, fra Sorano e Pitigliano, di forti comunità ebraiche insediatesi nei secoli passati. Per i vini scelta essenziale: un corposo Rosso di Sovana con il cinghiale e il liquoroso Gregorio VII con i dolci.

S.G.


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