Il Governo inglese, su
pressione dei Centri di ricerca biologica, ha autorizzato la produzione e la
sperimentazione su embrioni ibridi, che si ottengono rimuovendo il nucleo
dall’ovulo di un animale (coniglio o mucca) e sostituendolo con quello di
una cellula umana. Il risultato è, appunto, un ibrido: un miscuglio tra
geni umani (per la massima parte) e animali; sono denominati anche
"chimere", vale a dire organismi che sono geneticamente di due
specie differenti: umana e animale.
Le obiezioni di tipo etico sono immediate. Gli esseri
umani hanno una natura unica specificamente distinta da quella di tutti gli
altri animali. Mischiarla significa offendere e compromettere la dignità
umana, avventurarsi verso mostruosità. La decisione inglese pone dei
limiti, ma il giudizio di immoralità non cambia assolutamente.
In particolare, si prevede che ogni progetto deve essere
valutato caso per caso a seconda della sua rilevanza; si stabilisce che gli
embrioni ibridi dovranno essere distrutti dopo i 14 giorni di vita, e non
potranno essere impiantati nell’utero della donna.
In teoria, allora, non si avrà un bambino ibrido, ma chi
garantisce che qualche scienziato avventuriero non sia tentato di andare
oltre? Se non nascerà il bambino ibrido, non sarà perché il ricercatore
ha un alto senso morale, ma semplicemente perché tale risultato è, forse,
tecnicamente impossibile.
L’obiettivo dei ricercatori è produrre embrioni ibridi
per ricavare le cellule staminali utili allo studio di possibili cure di
numerose malattie, come il morbo di Parkinson, l’Alzheimer, le lesioni del
midollo osseo, l’ictus, l’infarto, il diabete. Si tratta di finalità
che suscitano grandi speranze, sia pure ancora molto lontane, per milioni di
persone.
Questi traguardi di altissimo valore scientifico ed etico,
tuttavia, non si possono certamente raggiungere
per vie immorali, in questo caso, con l’embrione ibrido. La questione
morale è duplice: non basta che il fine sia buono, occorre che anche i
mezzi usati per raggiungerlo siano buoni.
Come si può pensare di migliorare la condizione di salute
dell’essere umano se non se ne rispetta la dignità?
Tra l’altro, eminenti scienziati dubitano che le cellule
staminali derivate da ibridi siano utili allo scopo; più concretamente,
dubitano sull’effettivo valore scientifico di tale ricerca e
sperimentazione. La via da seguire è la ricerca sulle cellule staminali
adulte, ad esempio quelle derivate dal midollo osseo, dal cordone
ombelicale. Questa ricerca, a differenza di quella sulle cellule staminali
derivate da embrioni (e ora anche da embrioni ibridi), ha già dato
importanti risultati clinici.
In conclusione, la vicenda degli embrioni ibridi mostra,
ancora una volta se ce ne fosse bisogno, che in alcuni laboratori biologici
si procede a oltranza, si cerca di ottenere il consenso dell’opinione
pubblica con la promessa di chissà quali traguardi in biomedicina, si
raggirano gli evidenti dilemmi etici e anche la normativa della stessa
Unione europea, che chiaramente vieta la fecondazione inter-specifica.
«Fare tutto quello che è tecnicamente possibile è un
comportamento in fondo non tecnico, è una immaturità. Un uso maturo della
tecnica», avvertiva il fisico umanista K.F. von Weizsäcker, «esige la
capacità di rinunciare a ciò che è tecnicamente possibile se non serve
allo scopo vero e proprio, cioè alla promozione della vita umana».
Il biotecnologo che rimuova la questione etica del
giusto/ingiusto, o la affidi superficialmente all’ambito religioso come se
si trattasse di una cosa che non lo riguarda, squalifica sé stesso, perde
in credibilità, danneggia la società, se non altro per le ingenti risorse
economiche che potrebbero essere utilizzate in ben altra direzione.