Forse ha troppa considerazione di sé, o forse è il suo
orgoglio di vecchia città al crocevia di tutto che ha fatto osservare il
Papa con un po’ di indifferenza. Alla Messa nel grandioso duomo gotico di
Santo Stefano, domenica, i viennesi hanno dato l’impressione di essere
andati più che altro per ascoltare le potenti note della Missa Cellensis,
composta da Haydn nel 1782, magnificamente eseguita dall’orchestra e
dal coro della cattedrale di Vienna.
Eppure, il Papa ha costretto anche l’Austria a fare i
conti con sé stessa, con la sua fede, con i valori della vita e della
convivenza e con lo spazio culturale che occupa nel cuore dell’Europa.

Il Papa con l’abito mosso dal vento durante
l’Angelus
davanti alla cattedrale di Santo Stefano.
Benedetto XVI arriva a Vienna e
va subito alla Mariensäule a pregare davanti alla colonna con le
diverse immagini della Vergine. In cima al fusto di bronzo, gli angeli
armati abbattono i quattro flagelli dell’umanità: la fame, la peste, la
guerra e l’eresia. C’è un messaggio in questa scelta? Perché
cominciare proprio da lì? Quali sono oggi i flagelli dell’umanità? La
fame, la malattia e la guerra sono ancora intatte nel mondo. E l’eresia?
Oggi è la dimenticanza di Dio. Joseph Ratzinger ha
trasformato il viaggio in Austria e il pellegrinaggio a Mariazell in una
lezione magistrale, esattamente un anno dopo quella di Ratisbona, di cui ha
ripreso concetti e ragionamenti.
Scandisce sotto la pioggia di Mariazell, santuario
nazionale d’Austria: «Dio non fallisce, Dio ci lascia la nostra libertà».
Poi mette al centro la crisi dell’Occidente e della cultura europea e
spiega che «il nocciolo della crisi» è la «rassegnazione di fronte alla
verità». Il Papa teologo argomenta che tutto ciò «non significa affatto
disprezzo delle altre religioni, né assolutizzazione superba del nostro
pensiero: se per l’uomo non esiste una verità, egli non può distinguere
neppure tra il bene e il male».
È il tema del relativismo, che intreccia la questione
dell’onnipotenza della scienza. Il Papa mette in guardia dalle «meravigliose
conoscenze della scienza», che «possono diventare ambigue», prospettiva «per
il bene e la salvezza dell’uomo», ma anche «terribile minaccia».
Poi il passaggio che più si avvicina a quanto disse un
anno fa a Regensburg quando, citando la discussione tra un dotto musulmano e
Manuele iI Paleologo, imperatore di Costantinopoli, papa Ratzinger pose il
problema della verità e fu accusato di intolleranza: «A motivo della
nostra storia abbiamo paura che la fede nella verità comporti intolleranza».

I componenti del coro cantano sotto la pioggia
alla Messa
davanti alla basilica di Mariazell.
Un ruolo guida nel mondo
Ma è stato anche un viaggio nella città più
internazionale d’Europa, la terza sede dell’Onu, dopo New York e
Ginevra. A Vienna sono ospitate 25 organizzazioni internazionali e abitano
5.000 funzionari dell’Onu. Sono loro che dovrebbero lottare contro i
flagelli moderni dell’umanità. Benedetto XVI da qui benedice l’Europa,
esalta il modello sociale delle vecchia Europa, che mette insieme «efficienza
economica e giustizia sociale», e la sprona ad assumere un ruolo guida nel
mondo e a far valere il suo peso politico in Africa e in Medioriente. Ma
deve essere un’Europa che non rinnega le sue radici cristiane, che torna a
fare figli, che rifiuta aborto ed eutanasia, che in Austria viene chiamata «attivo
aiuto a morire».
È un ragionamento contro gli euroscettici. E farlo in
Austria, unico Paese d’Europa cui l’Unione impose sanzioni, quando il
supernazionalista xenofobo Heider andò al governo, costringe Vienna a fare
altri conti con sé stessa. Così come è accaduto per la brevissima e
silenziosa preghiera insieme al rabbino capo della capitale davanti al
memoriale delle vittime ebraiche. I nazisti uccisero 65.000 ebrei austriaci.
Ma a Vienna nel 1421 il cattolicissimo duca Albrecht V sterminò la
comunità degli ebrei, che rifiutavano il battesimo forzato, rase al suolo
la sinagoga e la scuola ebraica, la più importante d’Europa nel Medioevo.
Solamente nel 2000 l’Austria ha costruito il memoriale sulla Judenplatz,
la piazza degli ebrei, dove sei secoli fa sorgeva la sinagoga.
Il Papa ha detto, mentre era in volo per Vienna, che la
tappa è stata scelta per testimoniare «tristezza, pentimento e amicizia
con i fratelli ebrei». E il cardinale Schoenborn, riferendosi alla
memoria tiepida dell’Austria e di Vienna, ha osservato che «fa parte
della tragedia di questa città aver dimenticato che proprio qui le sue
radici ebraiche sono state negate fino ad arrivare alla decisione di
sterminare un popolo, a cui andò il primo amore di Dio». Insomma, il Papa
ha scosso l’Austria e la sua fede, sempre più minoritaria. Lo aveva
annunciato durante il volo: «Vado in Austria per confermare la gente nella
fede, perché oggi abbiamo bisogno di Dio e una vita senza Dio è senza
orientamento».

Il Papa celebra in Santo Stefano.
Il cardinale del dialogo
La fede in Austria ha vissuto momenti difficili e tensioni
da cui solo ora sta uscendo. Benedetto XVI è il primo Papa che va a Vienna
dopo il dramma delle dimissioni, 10 anni fa, dell’arcivescovo Groer,
in seguito allo scandalo sulle molestie sessuali in seminario, che portarono
alla crescita della sezione austriaca del movimento "Noi siamo
Chiesa", nato qui e in Germania nel 1995, che chiedeva più democrazia
nella Chiesa. In Austria quel movimento ha coinvolto parroci, laici,
dirigenti delle associazioni e religiosi. Oggi risulta molto ridimensionato,
anche per l’intelligente azione di mediazione pastorale del cardinale
Christoph Schoenborn, allievo di Ratzinger, nominato nel 1998 arcivescovo di
Vienna. Tuttavia, i numeri della presenza ecclesiastica ne hanno risentito.
Negli ultimi 15 anni la Chiesa austriaca ha perso quasi mille sacerdoti. L’anno
scorso le ordinazioni hanno toccato uno dei livelli più bassi della storia
con solo 31 nuovi sacerdoti. Dopo gli scandali, la Conferenza episcopale
acconsentì di organizzare un incontro annuale di verifica con tutte le
componenti ecclesiali. Ma se ne tenne solo uno a Salisburgo nel 1998. Poi il
cardinale Schoenborn preferì la strada della discussione capillare nelle
diocesi e nelle parrocchie. Lo ha chiamato Dialog für Österreich,
"dialogo per l’Austria".
Le tensioni e le controversie in questi anni non sono
mancate, ma alla fine ne sono usciti rafforzati la fede e il ruolo della
Chiesa. Oggi Schoenborn ammette che «nelle ultime due generazioni i legami
tradizionali con la fede cattolica si sono affievoliti ma, dopo anni
difficili, c’è di nuovo coraggio a essere presenti nella società». Il
risveglio è testimoniato anche dalla Missione urbana di Vienna e nell’elezione
avvenuta a maggio di 35 membri dei consigli parrocchiali, base democratica
della Chiesa su cui Schoenborn ha puntato molto.
Sul piano sociale la Conferenza episcopale ha promosso l’"Alleanza
per la domenica", un’iniziativa per la difesa della domenica come
giorno del Signore e come giorno di riposo, partita dalla diocesi di Linz,
che ha avuto il consenso e l’appoggio delle organizzazioni sindacali e di
alcuni partiti politici, di cui il Papa ha parlato nell’omelia della Messa
nella cattedrale di Santo Stefano.
La "vaporizzazione della fede"
Poi c’è il volontariato, una realtà che in Austria
supera i confini della Chiesa. Il Papa ha incontrato i volontari alla Wiener
Konzerthaus, la splendida sala conosciuta in tutto il mondo per via del
Concerto di Capodanno, e li ha incoraggiati a essere «custodi e avvocati
dei diritti dell’uomo e della sua dignità».
Ma ancora non basta. È la «vaporizzazione della fede»,
come l’ha definita il più autorevole quotidiano viennese Die Presse,
un cattolicesimo austriaco che rischia di diventare evanescente e poco
incisivo, per implosione interna più che per turbolenze esterne, con il
rischio che si affermi una fede vaga, un cattolicesimo debole nel pensiero.
Ma Ratzinger non ha lanciato anatemi, né ha fatto
riferimento diretto alle questioni polemiche che hanno scosso la Chiesa
austriaca. Ai sacerdoti ha chiesto di stare vicino alla gente, di fare un «severo
esame di coscienza sulla povertà e sui poveri», di essere casti, nel senso
di «vivere un amore disinteressato per gli uomini» e di obbedire a Dio,
che nella prassi significa «concretamente un’umile obbedienza alla Chiesa».