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di
Luciano Scalettari
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SÈTTE
IL "LIBRO-CONFESSIONE" DI MARIA PIA GARDINI
DENTRO E
FUORI SCIENTOLOGY
Il faticoso inizio, i costi via via più
alti dei corsi di formazione, i successi e i premi. Poi, lentamente, si fa
strada la verità. Raccontata nel volume delle Paoline.
«Qualche buon motivo
per entrare in Scientology ci sarà sempre, ma saranno comunque pochi
rispetto a quelli che ho trovato per uscirne». Parola di Maria Pia
Gardini. È con queste parole che si conclude lo sconcertante
libro-confessione I miei anni in Scientology (Paoline, 154 pagine, 14
euro). Per la prima volta la signora Gardini si racconta. Svela 10 anni
della sua storia dentro la Chiesa di Scientologia, le ragioni che l’hanno
spinta a entrarvi e a restarvi a lungo, e i motivi per chiudere quella che
oggi definisce un’esperienza fallimentare. Un racconto sconvolgente che
mette a nudo la realtà della discussa Chiesa fondata da L. Ron Hubbard.
«Il meccanismo è semplice: mi sentivo in colpa; mia
figlia aveva iniziato a drogarsi, e io la trascuravo dedicandomi anima e
corpo al cinema. Decisi allora che dovevo fare qualcosa per starle più
vicino. Se si fosse fatta buddhista, mi sarei fatta buddhista con lei.
Invece abbiamo incontrato Scientology…», scrive Maria Pia.

Tom Cruise inaugura la sede spagnola di
Scientology nel 2004
(foto AP/La Presse).
Corre l’anno 1983, quando la Maria Pia "Puccy"
Gardini, proveniente da una ricchissima famiglia ravennate, quasi senza
accorgersene si fa "risucchiare", come dice lei stessa, dal
vorticoso meccanismo dell’Organizzazione. L’abbandonerà quasi 11 anni
più tardi, dopo aver scalato tutti i gradi – sempre più costosi – fino
al massimo livello della tecnica scientologica (il cosiddetto grado OT8),
divenendo un alto funzionario dello staff dirigenziale, la Sea Org, e l’italiana
che ha raggiunto i livelli più alti nell’Organizzazione in quegli anni.
Ne è uscita riportandosi a casa tante targhe e riconoscimenti (nel 1988 e
nel 1990 è stata premiata quale miglior auditor, cioè
"confessore", del pianeta). Ma anche 1.800.000 dollari in meno:
tanto le sono costati i corsi seguiti nel gruppo.
Il libro farà discutere. Scritto a quattro mani col
nostro giornalista Alberto Laggia, racconta l’allucinante
esperienza di Maria Pia, i retroscena di Scientology e la lotta giudiziaria
per recuperare parte della somma. Quelli che pubblichiamo qui di seguito
sono solo brevi stralci. Maria Pia Gardini, lasciata l’Organizzazione nel
1994, solo sei anni dopo è riuscita a rompere il silenzio e a raccontare la
sua incredibile vicenda. Da sette anni si batte per farla conoscere, la sua
e quella di tanti altri, delusi e ridotti sul lastrico come lei.
Perché, dice, «la mia storia con Scientology non è
finita, finché avrò un filo di voce». Come scrive nell’introduzione il
coautore Alberto Laggia, «la sequela a un credo può essere un’autentica
avventura dello spirito, ma anche un diabolico inganno. Questa è solamente
la storia della signora Gardini. Ma è una testimonianza molto autorevole.
Una storia che pesa, che fa riflettere».
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L’ARCHIVIO
SEGRETO DELLE "CONFESSIONI"
A Flag (il quartier generale di Clearwater, in
Florida, ndr.) ho "audito" tantissimi italiani, molti
dei quali persone facoltose e note, imprenditori e manager, e ho
raccolto da loro confessioni, a volte, a dir poco imbarazzanti qualora
fossero state divulgate, come l’aver fatto le corna al coniuge o,
addirittura, ammissioni d’aver commesso atti di rilevanza penale.
Come tutti gli auditor, ero tenuta al totale
riserbo, avendo formalmente fatto giuramento di segretezza. (…) Ma
tutto resta nei folder, le cartelle, che vengono raccolti in grandi
magazzini creati appositamente da Flag. Ricoverati dentro questi
maxi-capannoni stanno vita, morte e pochi miracoli di migliaia di
adepti che sono passati di lì. Per capirci, è come se la Chiesa
cattolica oltre all’imposizione del segreto nel confessionale,
obbligasse i sacerdoti nel contempo a consegnare i verbali delle
confessioni con l’elenco dei peccati.
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I
MIEI PRIMI "SUDATI" PASSI
Mia figlia mi fece incontrare alcune donne, membri
dello staff di Scientology di Roma. La loro proposta era di iscrivermi
a un Purif, un Programma di purificazione. «Perché non provi, mamma?
Ti viene pure una bella pelle. Ti fai una serie di saune. Non può che
farti bene», insisteva convinta Federica.
Inizio, con curiosità, il mio Purification
rundown. Secondo Ron Hubbard, sostanze tossiche, compresi i
farmaci, droghe e radiazioni, si depositano sul nostro tessuto
adiposo, influenzando in modo negativo la nostra mente riducendo le
nostre potenzialità.
Niente di meglio, quindi, per espellerle, di forti
sudate e tanto footing. Infatti, fin dalla prima seduta, mi
fanno stare cinque ore in sauna, assumendo dosi generose di vitamine e
soprattutto di niacina, cioè acido nicotinico (…). E poi mi fanno
correre e ancora correre. Il terzo giorno, dopo l’ennesima sauna a
temperature altissime, rossa come un peperone, mi prendono le
palpitazioni. Decido allora di scapparmene via. (…)
Passano poche ore, e verso sera, mi ritrovo mezza
Organizzazione romana di Scientology a casa mia: vogliono convincermi
che, forse, "non ho nulla da espellere"; ma che comunque,
anche senza terminare il programma, avrei potuto attestare di averlo
concluso e proseguire con altro.
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IL
TRAGUARDO DEL LIVELLO PIÙ ALTO
Finalmente arriva il giorno atteso: entro nella
stanza per iniziare OT8. Cosa ci si poteva aspettare da una tale
premessa? Cosa poteva contenere il corso per essere così segreto e
dispendioso per chi lo intraprendeva? Assolutamente qualcosa di
elevatissimo, una vera e propria rivelazione. E il suo nome,
"Verità rivelata", aumenta l’attesa. Il corso è diviso
in due parti: la prima è molto veloce. Mi fanno rileggere il libro La
storia dell’uomo, il testo in cui Ron Hubbard espone la teoria
secondo la quale l’uomo sarebbe nato dalle conchiglie. In pratica,
devo percorrere la traccia delle mie vite fino al mollusco (…).
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PARTE
LA CACCIA AI BENI DI "PUCCY"
Mi sto indebitando fino al collo, ma secondo loro
non ho fatto ancora abbastanza. Vogliono che dimostri più generosità
e riprende la demolizione delle mie resistenze. (…) Mi fanno
telefonare alla mia banca italiana e ascoltano la conversazione. (…)
È l’inizio della mia rovina. Quell’interurbana mi costò 300.000
dollari, trasferiti dal mio conto a quelli di Flag. Venni lodata molto
e mi si concesse un orario di lavoro più corto perché soffrivo di
cuore. Ma ben presto avrei avuto altri serissimi problemi, di ordine
finanziario.
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UN
BILANCIO
Così mi sono trovata dentro fino al collo, senza
accorgermene. Solo negli Usa ho cominciato ad avere i primi forti
dubbi. Da Copenaghen mi avevano riacchiappata all’aeroporto. Volevo
vedere, perché, ti dicevano sempre, vedrai il prossimo livello, ti si
aprirà tutto. E così, man mano che passava il tempo, tutti gli altri
interessi evaporavano di fronte a questa nuova occupazione. E i soldi?
Li spendevo allegramente, li buttavo, perché potevo permettermelo e
loro lo sapevano. (…) Non mi accorsi a lungo dei soprusi, dei
condizionamenti, degli odiosi ricatti cui ero sottoposta.
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