Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 

Morricone
suona per noi

 Come nascono quei temi
fatti di pura emozione

 
Al centro.
di Gigi Vesigna


INIZIATIVE - LA COLONNA SONORA DELLE NOSTRE EMOZIONI
IL RAPPORTO DI ENNIO MORRICONE CON LA MUSICA LEGGERA


DA MODUGNO A MINA.
MA NIENTE SANREMO


Ha scritto canzoni per i più grandi cantanti, non solo italiani. E ha sempre snobbato il Festival e le sue beghe.

«Maestro, è vero che sta pensando di riscrivere l’Inno di Mameli. La domanda, rivolta a Ennio Morricone un po’ a tradimento, durante la cena di gala per il suo concerto alla Scala di Milano, sembra non coglierlo di sorpresa: «L’ho già fatto, ascolti il mio arrangiamento nella fiction Cefalonia con Luca Zingaretti, poi se vuole mi sappia dire che ne pensa...».

Proprio il mestiere di arrangiatore è il primo passo che il più famoso dei nostri musicisti contemporanei ha fatto nel mondo della musica leggera. Era la seconda metà degli anni ’50 e a Morricone capitò di incontrare un Domenico Modugno ancora sconosciuto che gli fece ascoltare una canzoncina intitolata La sveglietta. Ennio l’abbellì con un arrangiamento magistrale e da lì nacque, negli ambienti della Rca, la più potente multinazionale dell’epoca, il "fenomeno" Morricone.

Lui, per la verità, alla musica dava del tu dall’infanzia: figlio di un musicista, si iscrisse al Conservatorio di Santa Cecilia dove ebbe maestro di composizione Goffredo Petrassi, ma allargò la sua esperienza alla tromba, alla musica corale e alla strumentazione per banda. Dopo il diploma cominciò, parallelamente, a occuparsi di musica leggera. Gli arrangiamenti divennero la sua specialità. Chi ha lavorato con lui, a quell’epoca, in via Asiago, sede di radio Rai, lo descrive riservato, timidissimo.

Le collaborazioni con tanti big

Ma quando fa musica, c’è tutto da imparare dai geniali interventi che spesso riempie di suoni anomali, come il rotolio di un barattolo nella canzone omonima di Gianni Meccia, o lo scacciapensieri; sua è la presenza discreta ma determinante in Sapore di sale di Gino Paoli, e più tardi, la fortunatissima serie estiva di Edoardo Vianello; una moda che, dagli anni ’60, è arrivata integra sino ai nostri giorni, porta la sua "griffe".

Nel frattempo scrive per Mina Se telefonando con le parole di Maurizio Costanzo. La sua funambolica genialità gli consente di presentare, nel 1959, Le dodici variazioni per oboe d’amore, violoncello e pianoforte e, nel 1960, di essere invitato alla Fenice di Venezia con il suo Concerto per orchestra. Due anni dopo al Teatro Ateneo di Roma Morricone presenta il Trio per violoncello e pianoforte alternando grande musica e canzoni. Gli anni ’60 grondano di impegni e di gloria: Joan Baez incide Here’s To You, la ballata di Sacco e Vanzetti; la musica brasiliana, che poco ama le contaminazioni, lo chiama e Chico Buarque de Hollanda incide con lui Per un pugno di samba ispirandosi al titolo di uno dei suoi film più famosi.

L’eclettismo di Morricone non ha confini: nel 1979 dedica un omaggio ad Alexandros Panagulis con il disco Non devi dimenticare, nel quale compaiono, magicamente, le voci recitanti dello stesso Panagulis, Pier Paolo Pasolini, Adriana Asti e Gian Maria Volonté.

Il suo successo non conosce confini: negli Usa, come nel resto del mondo, è il musicista italiano più famoso. Alle canzoni e alle colonne sonore alterna il ruolo di promotore e animatore del gruppo di improvvisazione "Nuova consonanza"; compone con una facilità persino spiazzante opere eseguite in concerto come Immobile, Requiem, Bambini nel mondo, Cantata per l’Europa.

Scrive per Zucchero Libera l’amore che appare nell’album Oro incenso e birra, e l’avanguardia jazz statunitense gli tributa omaggi con musicisti come il sassofonista John Zorn, mentre ancora oggi Bruce Springfield apre i suoi concerti con le celeberrime battute di Per un pugno di dollari. Persino i rapper si impadroniscono della sua musica.

Nessun feeling con il Festival

Morricone, insomma, è un mito nei cinque continenti perché riesce ad abbattere quelle barriere che, da sempre, dividono la musica colta dalle canzonette. Popolare e allo stesso tempo "popolano" nello stile, soprattutto quando usa suoni ottenuti con oggetti che appartengono al nostro quotidiano, non ha mai avuto un feeling con il Festival di Sanremo. Nel 1999 lo "coinvolgono" a far parte della giuria di esperti: è un buon Festival presentato da Fabio Fazio e Laetitia Casta, come ospite arriva persino il premio Nobel Renato Dulbecco. Vince Anna Oxa con Senza pietà, ma le canzoni ce le dimentichiamo subito. Forse è per questo motivo che, quando per l’edizione del 2004 la Rai chiede a Morricone di diventare il direttore artistico del Festival, lui rifiuta: «Non mi va di stare dietro alle beghe degli editori e non ci capisco niente di canzoni!».

Paradossale? Forse, ma anche profetico: quell’edizione si rivelerà la peggiore degli ultimi anni. E poi per il futuro premio Oscar c’è il cinema, il grande cinema che ormai fa parte della sua vita.

Ma questa è un’altra storia.

Gigi Vesigna

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