Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Colloqui col padre.
di D.A.


DURA E ANCHE RACCAPRICCIANTE REQUISITORIA CONTRO GLI IMMIGRATI IN ITALIA


"È ORA DI FARE LEGGI PIÙ SEVERE!"


Uno Stato democratico deve lottare contro delinquenza e criminalità, garantire sicurezza ai cittadini, ma non alimentare il disprezzo verso gli immigrati. Che non sono delinquenti

Caro padre, la sua risposta alla signora alla quale è stata uccisa la zia (FC n. 29/2007) fa letteralmente pena. Il suo condannare in punta di penna, il suo dire e non dire, l’associarsi al dolore ma, allo stesso tempo, il non voler punizioni esemplari, il non tralasciare occasione per difendere gli immigrati... sono stereotipi di quella cultura catto-democristiana prima e catto-comunista poi, che ha ridotto l’Italia a un vero "Far West". Non basta appellarsi alla "certezza della pena", bisogna cambiare le leggi permissive che consentono ai giudici di rimettere in circolazione criminali del calibro di Izzo (il massacratore del Circeo), che, appena fuori dal carcere, ha ucciso altre due donne.

Oggi serve una risposta di guerra, se non vogliamo diventare un Paese sudamericano, dove si ammazza la gente con la stessa facilità con cui si uccidono mosche e zanzare. Proprio perché la vita ha un valore incommensurabile, è necessario reagire eliminando fisicamente i criminali che approfittano della debolezza del sistema giudiziario e di questa ondata populista-perdonista che sta distruggendo l’Italia.

Riguardo agli immigrati, voi che speculate sulla loro presenza, non avete mai fatto una riflessione fondamentale: l’Italia è una nazione di soli 315 mila chilometri quadrati e, quindi, non può aprire le porte a tutti. Né vale, come argomento, dire che anche noi siamo stati emigranti. È scorretto: noi ci recavamo in Paesi sconfinati, semidisabitati, spesso senza la certezza del diritto e senza leggi. Nonostante questo, ci selezionavano, ci mettevano in quarantena, ci arrestavano con facilità, ci condannavano a morte con altrettanta facilità o ci rispedivano a casa. Si agisce così, non come facciamo noi, solo per fare un favore alla Caritas e ai partiti di sinistra!

E non ci venga a dire, caro D.A., che gli immigrati non hanno determinato un forte incremento dei reati in Italia.

Non si faccia prendere dal solito sentimento pietistico-perdonista perché, se così fosse, cosa dovrebbe fare quando sente in Tv che hanno ucciso il benzinaio di turno o che una povera donna muore dopo essere stata scippata e trascinata per cento metri sull’asfalto?

Se ci impietosiamo per i criminali, dovremmo indire almeno il lutto nazionale per le loro vittime. Cerchiamo di impietosirci solo per chi merita la nostra pietà, cioè per le vittime, e non per i carnefici. Questo è l’atteggiamento giusto: finitela di parlare di perdono, recupero e baggianate simili!

L’Italia ha bisogno di una guida energica e di leggi severe per riportare la gente nell’alveo della "normalità", visto che il popolo italiano non ha più riferimenti certi. Il primo di questi riferimenti, per la gente per bene, dovrebbe essere il politico, cui spetta dare l’esempio di probità e onestà. Ma quando veniamo a sapere che gran parte dei parlamentari sniffa, quando leggiamo che i loro stipendi sono doppi rispetto ai politici tedeschi, inglesi e americani, quando vediamo che in Parlamento siedono lestofanti e furbacchioni d’ogni tipo e condannati per reati vari..., beh, caro padre D.A., il popolo sbanda paurosamente, fino a crollare.

Se non è possibile reintrodurre la pena di morte, si ripristini almeno l’ergastolo a vita, il carcere duro, il lavoro forzato... Si aboliscano i permessi per gli assassini, si blocchi l’immigrazione selvaggia. Insomma, si dichiari una vera guerra alla criminalità, e vedrà che la criminalità verrà sgominata in poco tempo. Infine, a proposito di immigrati, ha visto cosa stavano preparando gli islamici a Perugia? L’avvelenamento di tutti gli acquedotti umbri. E lei seguita ancora a difendere questa gente?

Alberto - Perugia
  

Quello che si può e si deve fare è che il delinquente venga assicurato alla giustizia, che la pena inflitta venga effettivamente scontata, e che la gente possa vivere sicura e senza paura. Certamente la vittima non può più essere restituita all’affetto dei familiari, che si vedono cambiata improvvisamente la vita. A loro deve andare tutta la solidarietà perché possano uscire dalla disperazione e non restino preda dell’odio, che distrugge l’offeso prima che l’offensore.

La lotta alla delinquenza impegna l’individuo e, insieme, la società. La domanda di sicurezza, in casa e sulle strade, è in testa alle priorità nelle aspettative della gente, come risulta da qualsiasi sondaggio; viene prima anche di altri problemi pur gravi, come la disoccupazione. Va riconosciuto l’impegno costante delle forze dell’ordine che mettono a rischio la propria vita perché le nostre città, piccole o grandi, siano più sicure. Non è superfluo, però, ricordare la necessità di una maggiore e attiva collaborazione dei cittadini. Con un’accurata prevenzione, da parte dell’autorità pubblica e dei cittadini, molti delitti potrebbero essere evitati e il territorio reso più sicuro.

È questa la risposta che ho dato alla signora che ha perso la zia uccisa per uno scippo. Sorprende che lei la qualifichi come un insieme di «stereotipi di quella cultura catto-democristiana e catto-comunista», «di sentimento pietistico-perdonista»... E, soprattutto, che lei parli di «una risposta di guerra», «di eliminazioni fisiche», «di reintrodurre la pena di morte o almeno l’ergastolo a vita», e altro ancora. Sono discorsi raccapriccianti che non trovano alcun riscontro o, meglio, forse lo trovano in qualche comizio dove si fa leva sugli istinti più regressivi della gente. E dove, col pretesto della sicurezza, si veicola il disprezzo verso gli immigrati, facendo subdolamente passare l’idea che ogni clandestino è un delinquente.

Uno Stato democratico e civile sa percorrere altre strade per contrastare la delinquenza e la criminalità. Non si può rinunciare alla giustizia, ma si deve rinunciare alla vendetta, a meno che non si voglia scadere nella barbarie. Il messaggio cristiano, nella sua valenza pubblica, insegna che non si vince il male con il male per la semplice ragione che il risultato finale non è altro che il suo moltiplicarsi. Perdonare non vuol dire impedire alla giustizia di fare il suo corso, significa invece non dare seguito all’istinto di vendetta che aggiunge violenza a violenza, morte a morte, ingiustizia a ingiustizia.

Per superare lo sbandamento sociale di cui lei parla basterebbe che i cittadini eleggessero a governarli persone veramente meritevoli, di provata onestà e probità, capaci di rispettare le leggi e, se non giuste, di modificarle; e che di fronte al fenomeno dell’immigrazione sapessero coniugare solidarietà e legalità, il dovere dell’accoglienza con le leggi civili e penali che ogni Stato deve far rispettare.

La lotta alla criminalità e alla delinquenza va perseguita senza remore e senza paure, ma non con l’esaltazione della violenza come contraccambio, che non è altro che una nuova e pericolosa forma di delinquenza.

D.A.

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