Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
L'editoriale.
di Beppe Del Colle


GLI ELETTI DOVRANNO ORA AFFRONTARE UN COMPITO DIFFICILE

MA IL PARTITO DEMOCRATICO
ANCORA NON C’È


Insieme con Walter Veltroni 2.400 padri costituenti cominceranno a discutere per mettere insieme tutto quello che ancora non c è: cioè quasi tutto, mentre il Governo rischia...

Una sola cosa è certa: sciupare, rendere inutili tre milioni e mezzo di cittadini andati a votare domenica 14 ottobre nei gazebo, per eleggere il segretario di un partito che ancora non c’è, sarebbe molto triste.

Lo diciamo adesso, quando alle spalle di Walter Veltroni non c’è ancora quasi nulla che significhi un partito vero, cioè un programma, un’idea di Paese, un sistema di rapporti con le istituzioni – a cominciare dal Governo il cui capo è esattamente il primo "sognatore" del Pd – se non un esercito (2.400) di "padri costituenti" eletti insieme al sindaco di Roma, e quasi tutti fino a ieri sconosciuti; dalla settimana prossima essi cominceranno a incontrarsi per mettere insieme tutto quello che ancora non c’è: cioè quasi tutto.

Non è un bene augurarsi che quei quasi tre milioni e mezzo di cittadini abbiano commesso domenica scorsa una sciocchezza, abbiano perso tempo, si siano illusi che il loro voto possa servire a qualcosa.

Tutti in coda a piazzale Cadorna (Milano) per votare alle primarie del Pd (foto Ansa/La Presse)
Tutti in coda a piazzale Cadorna (Milano)
per votare alle primarie del Pd (foto Ansa/La Presse). 

È proprio la sostanza di questo "qualcosa" che deve premere a chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia in Italia: quei cittadini hanno dimostrato di non condividere grillismi d’ogni specie, di non volere unirsi ai cori dell’antipolitica che vuol solo distruggere, con insulti, volgarità e indiscriminatamente, tutto quello che appartiene alla politica, ma sono convinti che possa esistere una politica pulita, intelligente e giusta. Volta al "bene comune". Tutto il resto non siamo ancora in grado di dirlo, come non lo è nessuno. Nemmeno Veltroni, per quanto sappiamo finora: la sua campagna elettorale è stata onnicomprensiva, ha cercato di accontentare tutti, consapevole della varietà dei suoi possibili elettori. Ma adesso la campagna elettorale è chiusa, egli ha stravinto ed è giusto e naturale che tutti quelli che lo hanno votato si aspettino finalmente le scelte vere, quelle che non possono accontentare tutti.

La valanga di voti complessivi e quel 75 per cento andati a lui personalmente lo impegnano molto di più di quanto non avrebbe potuto il milione di schede che i commentatori e gli stessi dirigenti dei Ds e della Margherita si aspettavano nelle urne. A differenza delle primarie per il leader dell’Ulivo, vinte da Prodi, quando ai quattro milioni e mezzo di voti complessivi contribuirono anche le diverse centinaia di migliaia andate a Bertinotti, domenica ai gazebo si sono recati solo quelli che confidano nel Partito democratico come luogo di "contaminazione" positiva di storie e culture politiche diverse. Ma proprio questa "contaminazione" sarà la più difficile da realizzare.

I due candidati alla segreteria del Pd di storia e di cultura democratico-cristiana, Rosy Bindi ed Enrico Letta, hanno ottenuto insieme un quarto dei suffragi. Qua e là per il Paese gli equilibri fra ex comunisti e cattolici sono diversi, ma il panorama generale non cambia di molto. Non è questione da poco, né per gli uni né per gli altri, visto che è possibile che l’esempio del Pd faccia scuola, soprattutto a Sinistra, attraverso la "cosa rossa" a cui sta lavorando Bertinotti; ma visto anche che, a conforto del Governo, e dunque di un Pd "riformista", il referendum fra i lavoratori sul welfare è andato come è andato, cioè con la netta affermazione del "moderatismo" sindacale.

Il futuro del Pd di Veltroni è legato a filo doppio con il Governo Prodi. Se il professore cade adesso in Parlamento, questo Pd che ancora non c’è diverrà subito un partito di battaglia elettorale. Ed è quello che una parte rilevante del Centrodestra vorrebbe, sicuro di <<mandare a casa>> anche il popolo dei gazebo.

Beppe Del Colle

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