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Attualità.
di Guglielmo Nardocci
foto Ansa/La Presse


POLITICA/2
INTERVISTA AL LEADER DI ALLEANZA NAZIONALE, FINI


ANCHE PER NOI PARTITO UNICO

Lui, Casini, Bossi e soprattutto Berlusconi... «Quando si voterà di nuovo non basterà dire: Guardate cosa ha combinato Prodi . Bisogna andare oltre il patto con gli italiani».

Non sarebbe affatto dispiaciuto a Gianfranco Fini, leader di Alleanza Nazionale, di partecipare alle elezioni primarie per un nuovo partito unitario del Centrodestra. Per uno che ha affrontato quasi tre scissioni pur di andare avanti verso il suo ideale di una destra moderna, democratica e centrale, sarebbe stato il coronamento di un sogno: «Lo sforzo di aggregazione di chi sta lavorando alla nascita del Partito democratico va guardato con grande rispetto», spiega Fini in questa intervista con Famiglia Cristiana.

Un pensoso Gianfranco Fini.
Un pensoso Gianfranco Fini.

«Per chi come me crede nel sistema bipolare, tutto quello che semplifica e aggrega è positivo. Non è un mistero che nel Centrodestra mi sono speso in più occasioni a favore del passaggio da una semplice alleanza alla costruzione di un partito unitario. Ma Silvio Berlusconi si è concentrato di più sulla "spallata" al Governo di Romano Prodi, aprendo però la porta a una federazione come primo passo verso il partito unitario e già questo mi pare un discreto inizio. Però, quando torneremo a votare non sarà sufficiente dire: "Guardate cosa ha combinato Prodi". Sarà doveroso presentare un progetto che non può essere la semplice riproposizione del patto con gli italiani».

  • Tiratina d’orecchi a Berlusconi...

«Semplice necessità politica di aggiornare la proposta con contenuti nuovi. Io ci sto provando con la Fondazione che ho messo in moto, introducendo elementi di novità, per non giocare solo di rimessa. Nel Paese c’è un’ondata di rifiuto della politica e delle istituzioni politiche impressionante cui bisogna dare risposte. Il "vaffa" di Beppe Grillo non è liberatorio, è una gogna e, rispetto a questo, la risposta non deve consistere nei soli annunci, ma nell’adozione di terapie efficaci che non siano la sola diminuzione degli stipendi o la riduzione dei voli di Stato».

Il presidente di Alleanza Nazionale a colloquio con Silvio Berlusconi.
Il presidente di Alleanza Nazionale a colloquio con Silvio Berlusconi.

  • Intanto Forza Italia si è opposta alla riduzione dei parlamentari...

«Noi abbiamo avviato un’iniziativa comune con il ministro Antonio Di Pietro che prende il toro per le corna. C’è da rispettare la Costituzione che prevede adempimenti precisi per i partiti, i sindacati, la Confindustria che non sono mai istituiti, e ciò riguarda i doveri di trasparenza, di democrazia».

  • Quali altri argomenti aggiungerebbe al patto?

«La qualità della vita, soprattutto, l’ambiente. Un sistema fiscale fondato sull’introduzione del quoziente familiare. Una politica per la sicurezza basata sulla certezza della pena e sulla responsabilità personale. Una politica dell’integrazione basata sulla discriminazione positiva: entra soltanto chi riconosce i valori della casa che lo ospita. E un grande sostegno alla ricerca e all’innovazione tecnologica».

  • Però volete le elezioni subito, magari con la vostra legge elettorale da voi stessi definita "una porcata"...

«È vero, prima ci liberiamo di questo Governo meglio è per l’Italia. Si deve andare subito a votare in caso di crisi».

Gianfranco Fini con il leader della Lega Nord Umberto Bossi.
Gianfranco Fini con il leader della Lega Nord Umberto Bossi.

  • Niente Governo di transizione o di unità nazionale, come ogni tanto dice Berlusconi?

«Il Paese non si può permettere periodi confusi o fasi di decantazione. Ora Berlusconi è chiaro su questo punto».

  • E insomma andremmo a votare con la "porcata" che lascia nelle mani dei segretari di partito e non agli elettori la designazione dei parlamentari?

«Io questa legge l’ho subita, ma non si può dire: "Finché c’è questa legge elettorale non si può votare"».

  • Il presidente della Repubblica è stato chiaro in proposito. In caso di crisi, prima la nuova legge elettorale e poi si va al voto...

«I problemi posti dal presidente si possono risolvere cancellando una riga se ci si riferisce all’ingovernabilità al Senato. Ricordo che il premio di maggioranza su base regionale, che è la causa dell’instabilità al Senato, fu introdotto su richiesta del Quirinale. Diverso è se si contesta l’impianto della legge, ivi compresa l’impossibilità di scegliere il deputato. Però qui la mia posizione è chiara: ho firmato il referendum. Quanto alle preferenze, ricordo che in alcune zone italiane 40.000 preferenze le prendi soltanto se sei aiutato dalla mafia».

Fini si intrattiene con un immigrato a Genova nel maggio scorso.
Fini si intrattiene con un immigrato a Genova nel maggio scorso.

  • E allora perché non tornare al cosiddetto "Mattarellum"?

«Perché no? È un’ipotesi, ma ce ne sono altre per tornare a un rapporto diretto fra elettore ed eletto. La legge elettorale non è un valore di per sé, deve essere in sintonia con il sistema politico; deve garantire la rappresentatività e la governabilità. È necessario che chi raccoglie lo 0,9 per cento degli elettori entri in Parlamento? Questa è degenerazione della rappresentatività. E allora basta una soglia di sbarramento seria, insieme a un premio di coalizione per garantire la governabilità».

  • La governabilità, come si è visto, viene messa a rischio da gruppi anche ampi come Rifondazione comunista o la Lega, con il cosiddetto ricatto di coalizione. A proposito, non l’ha disturbata questa sorta di chiamata alle armi per la Padania di Umberto Bossi?

«A me dà fastidio tutto ciò che è scarsamente intelligente. Nei cinque anni del nostro Governo la Lega ha sottoscritto con noi una Costituzione che tutto si può definire fuorché antinazionale. Impariamo a distinguere fra propaganda e politica. La Padania non esiste, la Catalogna sì».

  • Fra lei e Berlusconi l’intesa è di ferro e qualche volta lei si è rimangiato più di qualche "no" pur di salvarla. Fra lei e Casini la storia è un po’ diversa...

«Ma anche con lui c’è questa intesa».

Gianfranco Fini con il ministro Antonio Di Pietro.
Gianfranco Fini con il ministro Antonio Di Pietro.

  • In passato siete partiti in due per protestare con Berlusconi e il suo eccessivo legame con Bossi, ma per strada si è sempre perso uno: lei...

«Non guardiamo le cose in superficie. Ci sono stati in passato alcuni momenti nei quali insieme con gli amici dell’Udc sostenevamo alcune cose come la giustizia sociale, l’identità nazionale che la Lega non avvertiva. E ci sono stati altri momenti, a partire dalla legge elettorale, nei quali tra me e Casini la distanza è stata tanta e lo è anche ora. Negli ultimi tempi non ho condiviso la sua volontà di creare un Centrodestra che partisse dal problema di Silvio Berlusconi».

  • E lei e Pier Ferdinando Casini farete i chierichetti a padre Silvio fino a 90 anni, ingoiando ancora leggi ad personam e quant’altro?

«Quando si è in presenza del capo di un partito che prende il 25-30 per cento dei voti, di cosa si discute? E infatti Pier Ferdinando si è di nuovo unito a noi, avendo capito che nell’ultimo anno e mezzo le ha sbagliate tutte».

  • Oppure ha capito che c’è aria vera di elezioni anticipate...

«No. Casini pensava che Berlusconi fosse bollito dopo il voto e che fosse destinato a essere rapidamente archiviato. Invece Berlusconi è più vitale di un grillo. Credeva che Prodi fosse inaffondabile e invece, dopo 18 mesi, è archiviato. Pensava che si scomponesse il sistema bipolare e invece regge. Bisogna ricominciare a ragionare sull’altra parte dell’analisi di Casini, vale a dire che serve un nuovo Centrodestra. Su questo siamo d’accordo».

  • Non le dà fastidio quando Berlusconi incoraggia fenomeni extrapartito come la Brambilla?

«Si tratta di un fenomeno puramente mediatico. Salga su un qualsiasi autobus e mi dica se qualcuno parla della Brambilla».

Guglielmo Nardocci

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