- Violante, come è stato l’incontro con il maestro
Ennio Morricone?
«L’ho conosciuto di persona in sala di montaggio,
durante la lavorazione della fiction Karol. Subito mi è apparso come
una persona veramente straordinaria. Mi ha colpita per la sua grande
energia, anche nella voce, pare davvero un uomo senza età. Poi è successa
una cosa molto carina».
«Il regista Giacomo Battiato disse a Morricone che io
avevo fatto un disco e il maestro me ne chiese una copia. Io avevo molto
pudore, ma lui insistette e allora glielo diedi. Dopo qualche giorno
Morricone mi scrisse una lettera molto bella, nella quale indicò anche la
canzone che gli era maggiormente piaciuta. Non me lo sarei davvero
aspettato. Poteva ringraziarmi e la cosa finiva lì, invece ha mostrato un’attenzione
che mi ha davvero colpita e resa felice. Inutile dire che conservo la sua
lettera molto gelosamente, tra le mie cose più care».
- L’ha incontrato altre volte?
«L’ho visto dirigere alcune sue composizioni durante un
concerto a Roma. Devo dire che sul podio Morricone diventa davvero un
gigante. Trovo che abbia un carisma straordinario e sentire le sue musiche
dirette da lui fa venire la pelle d’oca».
- A quali brani di Morricone si sente più affezionata?
«Da bambina sono cresciuta con il tema di La piovra,
una musica che ancora oggi mi rimane sempre in testa. Poi ricordo il tema di
Mission e, naturalmente, le colonne sonore dei film diretti da Sergio
Leone, come C’era una volta in America. Sono dei brani
indimenticabili che danno spessore alle immagini che passano sullo schermo».
- Come musicista pensa di poter imparare qualcosa da un
artista come Ennio Morricone?
«Posso imparare ascoltando la sua musica. L’ascolto
può toccare le mie corde emotive, mettendomi in uno stato di attenzione che
in seguito può essere fonte di ispirazione. Ma certo non posso e non oso
paragonarmi a lui. Morricone è un grande compositore, io neppure posso
immaginare che cosa passa nella sua testa quando si mette a comporre. Io
sono tutta istinto, non so neanche leggere la musica».
- Ma come è nata questa passione per il canto?
«A casa mia si ascoltava sempre tanta musica, sono
cresciuta con la musica nelle orecchie. Per anni, però, ho avuto pudore a
esprimermi, mi sentivo come bloccata. Poi mi sono finalmente decisa a
prendere la chitarra, ho cominciato a suonare e mi si è aperto un mondo. In
base alla mia esperienza, sento di poter dire che nessuno deve aver paura di
avvicinarsi alla musica. Non può esistere un mondo senza musica».
- Ci sono altri musicisti, o altre cantanti, ai quali si
ispira?
«Non mi ispiro consciamente a nessuno, ma è chiaro che
quello che tiro fuori dipende sempre da quello che ho ascoltato e poi
rielaborato nel mio inconscio. Non ho mai pianificato nulla a tavolino. Mi
sono uscite delle cose che poi ho arrangiato con due amici musicisti.
Insieme abbiamo creato un mondo di suoni che ci era affine».
- Ci sarà un prossimo disco?
«Ho del materiale che spero possa diventare una seconda
raccolta, ma non ho progetti imminenti».
- Se la sentirebbe di comporre la colonna sonora per un
film?
«No, assolutamente. Sarebbe un’impresa folle. Non sarei
proprio capace di scrivere qualcosa espressamente, su commissione. Io seguo
solo la mia ispirazione. Altra cosa è utilizzare una mia canzone in un
film, come è accaduto in Cardiofitness, una commedia uscita nei
cinema l’anno scorso».
- In questo periodo a quale film sta lavorando?
«Faccio la parte della fata turchina in una fiction in
due puntate con la storia di Pinocchio. È una coproduzione italo-inglese.
Il regista è Alberto Sironi, Bob Hoskins farà la parte di Geppetto e
Luciana Littizzetto interpreterà il Grillo parlante. Sarà divertente».
- Qual è il consiglio professionale più importante che
le ha dato suo padre, Michele Placido?
«Papà dice sempre che gli attori italiani hanno il
difetto di essere pigri: quando non lavorano, se ne stanno senza far nulla.
Perciò il suo consiglio è sempre quello di coltivarsi, tenersi attivi,
leggere, vedere spettacoli, cercare sempre nuovi stimoli».