Lui è quello della Tv, dell’Altra
domenica, di Quelli della notte, di Indietro tutta. Ed è
certamente quello della radio, di Bandiera gialla, di Alto
gradimento, di Per voi giovani. Ma è sempre – e soprattutto
– Renzo, Renzo Arbore, quello della musica.
Il clarinettista valente, il musicofilo, ma anche musicomane e "musicofago",
che per tutta la vita ha, come dice lui, «tenuto ’o sfizio ’e cantà».
Il segreto di questo signore over sixty (cioè sopra i 60, ma che
dimostra un’età indefinibile, certo assai più verde di quella
anagrafica: si potrebbe dire, riprendendo il titolo di un suo album, che è Vintage,
ma non li dimostra) davvero sta nella musica: nel farla, suonarla,
comporla, e amarla profondamente. Tutta. Da quella di Capoverde alla
napoletana. La musica popolare («popolare, non folcloristica»), il jazz.
Gli va riconosciuto il merito di aver fatto conoscere al mondo la musica
partenopea e ai giovani la bellezza di quelle note e di quelle parole. Oltre
ad aver presentato, sempre davvero per primo, nelle sue trasmissioni, radio
o Tv, tutti: Paolo Conte, Battisti, Vasco Rossi, Pino Daniele, Fossati,
Bollani, Fresu...
Dite un qualsiasi nome: Arbore l’ha scoperto, incrociato, proposto al
grande pubblico. «L’Italia non ha memoria storica; è necessario, invece,
che tutti sappiano quale potenza hanno avuto e avranno sempre artisti come
Domenico Modugno, Gorni Kramer, Roberto Murolo, Renato Carosone, che
verranno ricordati anche nel 2050».
L’occasione per parlare ancora una volta della sua grande passione è
una biografia scritta in maniera puntuale ma divertente da Claudio
Cavallaro, 26 anni, clarinettista e musicologo (Renzo Arbore, ovvero
quello della musica, edita da Coniglio editore), appena arrivata in
libreria, un entusiastico omaggio al «foggiano più napoletano che c’è»,
come dice Gianni Borgna, presidente di Musica per Roma...
È come se volesse in qualche modo rimettere le cose a posto: prima viene
la musica, poi la televisione.
Meno numeri, più qualità
«Anche perché la Tv s’era mangiata l’Arbore musicista», dice
Renzo. «Sul piccolo schermo la musica non è amata, ed è guardata con
sospetto. Nelle trasmissioni popolari vanno sempre i soliti ospiti. Oggi si
guarda solo alla tiratura, al botteghino e all’Auditel». Il problema gli
appartiene fino a un certo punto visto che con la sua Orchestra italiana ha
raccolto e raccoglie consensi in tutto il mondo.
In Cina, un trionfo, alla Carnegie Hall di New York, al CasinoRama di
Toronto e al Teatro dell’Opera di Roma, alla presenza del presidente
Ciampi, ovunque. Ma poiché Arbore è un fautore della musica anche in
radio e in Tv, è logico che non possa fare a meno di esprimere la sua
delusione: «Per noi artisti i numeri non contano, non ci possono
condizionare, non rappresentano la qualità e spesso hanno anche sbagliato».
«Bisogna tenere in minor conto la legge dei numeri, e guardare alla
qualità del pubblico, che compra i dischi e guarda la televisione. Meglio
avere una platea davanti alla Tv di grande spessore piuttosto che uno
dormiente che ignora anche se non per colpa sua».
Da inguaribile ottimista, Arbore non esclude però che la Tv di qualità
si possa ancora fare: «Bisognerebbe poter contare su dirigenti complici che
credono e collaborano attivamente con gli artisti». E proprio discorrendo
di televisione, torna a parlare del programma Meno siamo meglio stiamo,
di cui andarono in onda 17 puntate, due anni fa: «Era un grande programma,
ma non mi permisero di mandarlo in onda nella fascia oraria che io avevo
richiesto, ovvero quella del sabato notte su Raiuno alle 23.45. Me lo
spostarono di un’ora ed era troppo tardi».
C’è spazio anche per una considerazione realisticamente amara: «Bisogna
rassegnarsi a due tipi di pubblico: quello del Grande Fratello, che
va in discoteca il sabato, superficiale, drogato di Tv scadente, che insegue
i gusti grossolani, e una minoranza di persone che ascoltano, cercano, si
informano...».
E poi la solita zuppa: «La gente non ne può più di vedere sempre le
stesse facce. Anche i politici stufano, a furia di essere in tutti i
"salotti"».
Ricordare i grandi del passato
In questo, continua Arbore, «c’è il terreno su cui Grillo ha
potuto fare quello che ha fatto, e la sua manifestazione, che non mi
convince fino in fondo, a partire dal titolo (perché le "male
parole" non fanno parte del mio bagaglio, perché non si può
prescindere dalla democrazia e perché non basta protestare, bisogna anche
costruire...), pesca nell’overdose di presenze in Tv. Non a caso mi
pare che i "re della ritirata", cioè quelli che si vedono di
meno, alla fin fine siano quelli che ottengono di più, almeno in termini di
credibilità...».
Isolarsi, allora? Assolutamente no. Scegliere, sì. La Tv, anche. In
futuro, forse: «Quando mi permetteranno di trasmettere per intero un
filmato di Ella Fitzgerald, che l’ultima volta mi sfumarono brutalmente».
E solo quando c’è un’idea creativa. «Perché a me, di andare in
televisione tanto per far vedere che esisto, non mi importa niente».
Peraltro tenendosi in contatto con il pubblico, i concerti, i dischi: «Il
mio ruolo nella scena musicale non è quello di scimmiottare i giovani, che
fanno bene la loro musica, ma di ricordare i grandi del passato». Cercando
anche strumenti nuovi, Internet. Il suo sito (