Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 

 
Attualità.
di Simonetta Pagnotti


PISA
DALLA SETTIMANA SOCIALE IL RICHIAMO A UNA PRESENZA SEMPRE PIÙ QUALIFICANTE


È L’ORA DEI CATTOLICI

La discussione sul bene comune ha portato a un appello unitario: «Dobbiamo incidere nella società e nella politica sui temi della solidarietà, della giustizia e della vita».

Il via ai lavori della Settimana sociale l’ha dato il Papa, rilanciando l’attualissimo tema del precariato e portando l’attenzione sull’universo giovanile, con un intervento che ha avuto vasta eco nel mondo politico e sindacale.

«Non possiamo che vedere in modo positivo la grande attenzione con cui è stato accolto il messaggio del Papa», spiega monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani. «Naturalmente va evitata una lettura riduzionista delle sue parole, perché con questo richiamo Benedetto XVI fa riferimento alla famiglia come fondamento del bene comune: la precarietà del lavoro arreca danno ai giovani soprattutto perché è un impedimento per la costruzione di una nuova famiglia e per una matura assunzione di responsabilità».

Il tema della disequità generazionale è stato al centro del dibattito dell’appuntamento di Pisa, anche se da più parti è arrivato l’invito a non strumentalizzare le parole del Pontefice.

I partecipanti alla Settimana sociale.
I partecipanti alla Settimana sociale
(foto Paolo Ferrari).

«La precarietà fine a sé stessa è un male, ma non va confusa con la flessibilità, che è un’esigenza del mercato del lavoro», distingue Giorgio Vittadini, ordinario di Statistica all’Università degli studi Milano Bicocca e presidente della Fondazione per la sussidiarietà.

Il più deciso è l’economista Stefano Zamagni: «Oggi la precarietà è il nuovo nome della disoccupazione, che la dottrina sociale della Chiesa ha sempre condannato», spiega. «Le famiglie veramente povere sono quelle il cui capofamiglia ha meno di 35 anni. Ma se i poveri sono i più giovani, allora le politiche di redistribuzione dei redditi non funzionano. Non serve elargire 200 euro in più, le famiglie giovani vanno aiutate a costruirsi un patrimonio».

Altro che "bamboccioni"...

Impietosa anche l’analisi delle cause. «Il nostro sistema scolastico non è in grado di formare giovani "pronti per l’uso", per questo le imprese non li trattengono. Il mercato ha bisogno di specializzazione flessibile», conclude Zamagni, «dobbiamo puntare sulla formazione e togliere i lacci a imprese e cooperative sociali per incentivare nuove attività in grado di assorbire i giovani diplomati».

Anche Giovanna Rossi, sociologa della famiglia, insiste sulla disequità generazionale che penalizza i nostri giovani. Altro che "bamboccioni" da mandare fuori di casa col "regalo" di un mese d’affitto. «La nostra società è iniqua e dominata dalla gerontocrazia. Non possiamo accusare le famiglie di "familismo": in questa situazione di insicurezza, al contrario, fanno da ammortizzatore sociale perché garantiscono un minimo di stabilità. Questo non significa confondere il precariato con la mobilità, che può essere un’opportunità per l’intelligenza dei nostri giovani. Il futuro? Dobbiamo pensarlo in termini di relazioni virtuose tra generazioni adulte».

A Pisa il dibattito ha affrontato le tematiche più urgenti sul tema del bene comune. Nuovo welfare etico, ripensamento della bioetica contro lo strapotere della "biopolitica" che vuole imporsi sui temi della vita, emergenza educativa. Il mondo cattolico non è rimasto indietro con l’orologio e vuole esserci sui temi che contano, ritrovando unità e coesione. Lezioni, seminari, riflessione, ma soprattutto un punto di partenza per un impegno unitario, nei vari settori. Comune è stato l’appello a una maggiore partecipazione dei cattolici alla vita politica e sociale, a tutti i livelli. Con un richiamo, da parte di Zamagni, al modello francese delle "giurie popolari" per una "democrazia di prossimità" come vero antidoto all’antipolitica.

«Dal punto di vista operativo ci aspettano appuntamenti importanti», spiega Giuseppe Dalla Torre, rettore della Lumsa e vicepresidente del Comitato settimane sociali. «Sono in arrivo leggi di svolta sul volontariato, l’associazionismo e la cooperazione, sia a livello nazionale sia internazionale. Oggi il terzo settore corre un grave pericolo, perché non possiamo continuare a pensarlo come "ancella dello Stato": la legge del 1991 è stata una buona legge, ma ormai è superata, è necessaria un’apertura che lo coniughi coi valori della società civile e della sussidiarietà».

Un’altra agenda importante è quella che tocca temi della vita. «Senza che ce ne siamo accorti», spiega Dalla Torre, «siamo arrivati al punto per cui lo Stato rischia di decidere che cosa è per noi la vita e fino a che punto è degna di essere vissuta. Stiamo facendo il percorso inverso rispetto agli ultimi due secoli, che avevano sancito l’esistenza di diritti umani che precedono lo Stato».

Dalla fede all’impegno

Insieme all’emergenza educativa, questi sono i temi che impegneranno nell’immediato futuro i cattolici. «Ci faremo sentire, anche se in questo momento la Chiesa e il mondo cattolico sono oggetto di un pesante attacco», conclude Dalla Torre.

«Ma è la nostra fede che ci chiama a impegnarci, chiedendoci una partecipazione sempre maggiore. Non basta il volontariato, se lo concepiamo come fuga dalla politica. In qualche modo il volontariato è già fare politica, facendoci carico del bene comune».

Simonetta Pagnotti

torna all'indice