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Sydney
È down under, ovvero agli antipodi. Ma si presenta esibendo nei
negozi degli aeroporti cartine geografiche che la collocano in alto, insieme
con il Polo Sud e l’intera Oceania, mentre il Polo Nord, l’Europa e il
Canada sono cacciati giù, in basso. Questione di punti di vista. Comunque
la si voglia mettere, è lontana. Dall’Italia dista 16.000 chilometri e
quasi un giorno netto di volo. A causa dei fusi, il suo orologio corre otto
ore avanti, destinate a diventare dieci non appena lei adotta l’ora legale
e noi torniamo a quella solare. L’Australia si prepara ad accogliere i pellegrini della ventitreesima Giornata
mondiale della gioventù (Gmg). L’estremo confine della terra si
attrezza a diventare centro, nel nome di Gesù. Di fronte all’ingresso
ovest della cattedrale di Sydney, un display luminoso segnala i giorni che
mancano al grande evento previsto dal 15 al 20 luglio 2008. Il Paese,
però, sembra avere ancora la testa altrove. Aprendo i lavori del convegno internazionale organizzato per fare il
punto sui preparativi, di fronte a oltre cento esperti di pastorale
giovanile giunti a Sydney da tutto il mondo (dall’Angola e dall’Austria
come da Taiwan, dal Venezuela, dal Vietnam e dallo Zimbabwe) in
rappresentanza delle Conferenze episcopali, di movimenti, gruppi e
associazioni, l’arcivescovo di Sydney, il cardinale George Pell, ha
spiegato l’Oceania senza tanti giri di parole: «Questo è un continente
difficile, cominciando dal clima, duro, e dalla terra, per lo più
desertica. Qui Cristo non è crocifisso, ma volgarizzato. Dio è messo ai
margini». Venticinque volte l’Italia Si parte dunque da lì, dai numeri che testimoniano come l’Australia,
grande 25 volte l’Italia, conti appena 20 milioni di abitanti, poco più
di cinque milioni dei quali dichiaratamente cattolici, sparsi in 1.363
parrocchie, seguiti – stando ai dati ufficiali più recenti – da 3.126
sacerdoti, 6.400 religiose e 1.080 religiosi. «Siamo comunque una società
secolarizzata», ha sottolineato il cardinale Pell: «La partecipazione
assidua alla Messa domenicale registra percentuali in discesa, passate dal
50-60 per cento di qualche decennio fa al 13 per cento attuale. Quando
parliamo di giovani, la cifra va dimezzata». Questo il contesto in cui ci
si prepara a celebrare la Gmg, «che non è una specie di Olimpiade
cattolica né un festival delle nuove generazioni con tanto di Papa, ma è
un’occasione unica che viene offerta all’Australia, alla Papua Nuova
Guinea e alla Nuova Zelanda». «Qualcosa sta germogliando», ha detto a sua volta monsignor Anthony
Fisher, domenicano, vescovo ausiliare di Sydney e coordinatore del
Comitato organizzatore. «La Croce delle Giornate mondiali della gioventù
sta girando l’Australia. Deve percorrere 60.000 chilometri, ne ha già
fatti 25.000 attraversando grandi città e minuscoli paesini dell’outback
(l’interno, ndr.), fermandosi in ospedali, prigioni, caserme,
strade, piazze. È stata portata fin sopra la barriera corallina. Le decine
di migliaia di australiani che hanno incontrato la Croce sanno cosa sia la
Gmg, ma soprattutto sanno che il Signore interpella ciascuno di loro». «Le Giornate mondiali della gioventù sono diventate il motore
propulsore di quella "rivoluzione di Dio" nel mondo giovanile di
cui parla Benedetto XVI», ha affermato monsignor Stanislaw Rylko,
presidente del Pontificio consiglio per i laici, destinato a diventare
cardinale nel prossimo concistoro. «La Chiesa non ha paura di scommettere
sui giovani. È una Chiesa ben diversa dai cliché cupi e negativi tanto
diffusi nel nostro mondo secolarizzato. E le Gmg sono la fotografia di una
gioventù assetata di valori e alla ricerca del senso profondo della vita.
Ogni Gmg è una grande sfida per la pastorale giovanile della Chiesa. I
frutti spirituali non vanno dati per scontati». Da qui, secondo monsignor
Rylko, la necessità di impostare l’azione su quattro punti chiave, più
volte descritti dal Papa: «La centralità di Dio nella vita dell’uomo, la
ragionevolezza della fede, la libertà e il suo uso corretto e infine la
bellezza; il nostro impegno deve convincere i giovani che essere cristiani
è bello, che nella vita vale la pena scommettere su Cristo». La forza dello Spirito La riflessione di monsignor Josef Clemens, segretario del
Pontificio consiglio per i laici, è partita dal tema scelto da Benedetto
XVI per la Gmg di Sydney («Avrete la forza dallo Spirito Santo che
scenderà su di voi e mi sarete testimoni», Atti 1,8) e dal Messaggio
del Pontefice (disponibile sul sito
Durante l’incontro preparatorio di Sydney sono state altresì fornite, dai responsabili del Comitato organizzatore, molte informazioni tecnico-logistiche. «Le iscrizioni per i gruppi sono iniziate il 2 marzo scorso; 206.000 persone di 160 differenti nazioni hanno fin qui espresso la loro intenzione di partecipare alla Gmg, di esse 65.000 sono australiane», ha reso noto Geoff Morris, uno degli organizzatori: «A costoro vanno aggiunti altri 20.000 pellegrini iscrittisi individualmente. Il 70 per cento del totale parla inglese e questo comporta qualche difficoltà nel reperire un numero sufficiente di vescovi che padroneggi quella lingua. Chi verrà, sarà alloggiato in istituti scolastici, in edifici parrocchiali e in case private. Circa le modalità di ingresso in Australia, abbiamo firmato un accordo con le autorità competenti per fornire ai pellegrini regolarmente registrati i visti esenti da tasse, validi almeno tre mesi (con entrata multipla), senza alcun numero chiuso», ha puntualizzato Morris. Padre Peter Williams e Steve Lawrence hanno illustrato il programma: «Il 15 luglio, la Messa di apertura sarà celebrata a Barangaroo, in un’area del porto che sarà completamente ristrutturata. Lì, nel pomeriggio del 17 luglio attraccherà anche il Santo Padre che arriverà a bordo di un battello, dopo essere stato accolto da una flotta di 14 imbarcazioni piene di giovani e da numerose altre barche di piccole e medie dimensioni offerte dagli stessi abitanti della città, che si sono resi disponibili a ospitare i giovani a bordo. Tutti gli altri pellegrini affolleranno invece le sponde della baia. Le catechesi si terranno in 300 siti sparsi in tutta Sydney, mentre la Via Crucis di venerdì 18 luglio attraverserà il cuore della metropoli, dalla cattedrale di St. Mary al parco del Domain, dall’Art gallery all’Opera House, da Barangaroo alla Cockle Bay. All’ippodromo di Randwick, dove si svolgerà la Veglia con il Papa di sabato 19 luglio (previsti 250.000-300.000 partecipanti, ndr.), i giovani arriveranno a piedi percorrendo uno tra quattro differenti itinerari, il più lungo dei quali misura una ventina di chilometri. Sempre a Randwick, Benedetto XVI presiederà la Messa conclusiva della Gmg, domenica 20 luglio 2008(circa 500.000 le persone attese, ndr.)».
Al convegno svoltosi a Sydney il nostro Paese era rappresentato dai vertici del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana, e precisamente dal direttore, don Nicolò Anselmi, dal suo vice, don Alessandro Amapani e da Marco Federici. «Il tema della Gmg richiama l’azione dello Spirito Santo che "ricompone" interiormente le persone, guarendone le ferite nascoste dell’anima causate dal peccato o dal nonsenso, e che ci spinge a uscire dalle sagrestie affrontando a viso aperto le sfide che il consumismo e la tecnologia esasperata ci lanciano», ha commentato don Anselmi. Il cammino dell’Agorà
«Pensiamo che alla prossima Gmg parteciperanno circa 15.000 pellegrini», ha concluso Federici: «Per quanto concerne i voli, abbiamo bloccato 10.000 posti suddivisi tra 8 compagnie aeree, dalla Qantas all’Emirates. Offriamo pacchetti che variano da 2.100 a 2.500 euro che prevedono oltre al viaggio, al vitto e all’alloggio, anche la sacca del pellegrino e il kit degli italiani. Per informazioni, si può cliccare su www.agoradeigiovani.it o telefonare al Servizio nazionale per la pastorale giovanile al numero 06/66398480».Alberto Chiara
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