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C’è chi ci vende intere isole, chi elicotteri, e chi, più modestamente, tappi di bottiglia. Qualche giorno fa un giovane vicentino, a cui non manca certo il senso dell’umorismo, ha messo all’asta la fidanzata, una giovane molto carina, ma anche molto "cara", dice l’autore dello scherzo, riferendosi alle tante spese sostenute per cene e regali. C’è chi, per amore della Juventus, ha aperto un’ironica asta per trattenere in bianconero Alessandro Del Piero, in scadenza di contratto. Questo e altro vanno all’asta su eBay.it, il più famoso sito Internet di aste on-line o, come dicono alla eBay, in modo più tecnico "piattaforma" per il commercio in Internet. Il colosso statunitense, fondato nel 1995, che permette a mezzo mondo di scambiare merci in rete, nel 2001 è sbarcato in Italia. E ora eBay Italia registra la crescita più rapida d’Europa. Un italiano su dieci ha acquistato o venduto almeno una volta. E, pur essendo ancora sotto la media europea (il 29 per cento degli italiani sopra i 16 anni acquista on-line, contro una media europea del 53, secondo la Forrester Research), l’Italia sta sempre più apprezzando i vantaggi degli affari in Rete, soprattutto rispetto ad alcune categorie di merci, quali l’alta tecnologia, la moda e la gastronomia.
Ma non è tutt’oro quel che luccica. Più d’un sito italiano raccoglie lamentele e denunce di utenti eBay. La stessa azienda ospita nei forum di discussione critiche e stroncature. Alla "piattaforma" si imputano soprattutto alcuni difetti: mancato blocco di aste segnalate come truffaldine, difficoltà di chi è insoddisfatto di ottenere risposte, proibizione di metodi di pagamento (ad esempio, l’utilizzo di carte prepagate come Poste-Pay), procedure automatizzate con risposte e-mail incongrue ai problemi posti. Insomma, si imputa alla casa d’asta poca sicurezza e scarsa comunicazione. Il più recente tra i tanti siti critici è www.ebayabuse.it, aperto da Davide Denegri, imprenditore cagliaritano che ha depositato presso il giudice di pace del capoluogo sardo sette diverse citazioni. L’ultima è recentissima: porta la data del 13 ottobre. Il contenuto è analogo alle precedenti: Denegri denuncia eBay per avergli bloccato le attività sul portale, «dopo ripetuti ammonimenti per oggetto non pagato», come riporta nella querela. «Il fatto è che tutti gli acquisti li avevo puntualmente saldati», spiega, «come ho insistentemente segnalato alla società di e-commerce, invitandoli a fare le verifiche con le coordinate bancarie. Inutilmente. Ho perso il denaro e non ho ricevuto gli oggetti acquistati, com’è accaduto a tanti altri». Denegri lamenta innanzitutto di non poter in alcun modo ottenere risposte dai responsabili di eBay. «L’unico modo per comunicare», dice, «è mandare un’e-mail, alla quale si ottiene soltanto una risposta standard. Ho fatto decine di telefonate e spedito una montagna di fax inutilmente. È come parlare con un muro».
Non solo. L’imprenditore, dopo la brutta esperienza, si è messo a studiare a fondo il colosso on-line, scoprendo ad esempio che «chiunque con un semplice clic può entrare in possesso dei miei dati personali», e che si può accedere alla registrazione sul sito fornendo generalità fasulle. «L’abbiamo sperimentato», racconta, «inserendo il nome e cognome dell’amministratore unico di eBay, e nessuno se n’è accorto. Questo significa che la truffa non avviene se acquisti, ma se fingi di vendere». Lo ribadisce Giovanni Panunzio, coordinatore del Telefono antiplagio, che a sua volta sta dando voce agli utenti insoddisfatti di eBay. «Da oltre un mese c’è l’inserzione di vendita di una Ferrari che abbiamo fondati motivi di ritenere truffaldina. Abbiamo segnalato la cosa, ma la Ferrari è ancora là. Evidentemente le assicurazioni di eBay sulla vigilanza nelle compravendite e la tutela degli iscritti sono parole al vento. A dimostrazione di questo, il 26 settembre in un forum del sito sono comparsi in chiaro i nomi e i dati di 1.200 utenti, compresi i numeri delle loro carte di credito». Ma la maggior spina nel fianco di eBay resta l’impossibilità di controllare la diffusione di merci contraffatte. Cause milionarie sono state perse dalla società proprio perché ritenuta responsabile del mancato controllo, e alcuni grossi marchi hanno dichiarato guerra al sito, da Adidas a Tiffany, da Louis Vuitton a L’Oréal. «Basterebbe un po’ di buonsenso», replica Andrea Polo, portavoce di eBay.it. «Se compro una borsa Gucci a 100 euro, sia che la trovi dall’ambulante in spiaggia sia in Internet, posso pensare che non sia vera». Quindi anche sui lidi di eBay possono circolare griffe taroccate? «Certo», risponde Polo. Il mondo on-line non è diverso dal reale». Purtroppo.
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