I nostalgici l’hanno
ribattezzata la nuova Evita: ma forse, con la "leggendaria" moglie
del presidente Perón, paladina dei poveri, Cristina Fernández de
Kirchner ha in comune solo il fascino e la bellezza. Molto più
lungimirante il settimanale americano Time, che in un’intervista l’ha
definita «la Hillary latina»: entrambe, Hillary Clinton e Cristina
Kirchner, sono consorti di capi di Stato, prima che candidate presidenziali,
entrambe avvocati di professione e senatrici in politica. Ma con una
differenza: Cristina Fernández de Kirchner è diventata senatrice – della
provincia di Buenos Aires – prima che suo marito, Néstor Kirchner,
arrivasse alla presidenza nel 2003.
Una lunga carriera politica
Questo la dice lunga sulla preparazione della candidata
del Fronte per la vittoria erede del peronismo: molti l’hanno tacciata di
essere uno specchietto per le allodole del marito che, non ripresentandosi
per un secondo mandato, mostra un volto democratico, ma si assicura la
continuità della "dinastia" piazzando al suo posto, per quattro
anni, sua moglie. Sarà anche vero, ma in realtà Cristina Kirchner, 54
anni, vanta una lunga carriera politica iniziata nel 1985, al fianco del
marito ha lottato per rinegoziare i rapporti dell’Argentina con il Fondo
monetario internazionale e la Banca mondiale e per risollevare le sorti
economiche del Paese disastrato dalla crisi; ha avviato una lotta contro la
corruzione, si è imposta come paladina dei diritti umani combattendo per l’abolizione
delle leggi di punto final e di obediencia debida, che avevano
garantito l’impunità dei militari responsabili della dittatura del
1976-1983.
La first lady ha viaggiato tanto in Europa; intrattiene
rapporti con la presidenta cilena Michelle Bachelet, ha
incontrato la deputata francese Ségolène Royal e la tedesca Angela
Merkel, quasi a rimarcare una sorta di "asse" fra le donne al
potere. Il suo sguardo è rivolto all’estero, a differenza del marito,
noto per non amare le uscite oltre confine.
A contenderle il trono il 28 ottobre, fra gli altri, sono
due ex ministri dell’Economia, Ricardo López Murphy e Roberto
Lavagna, e l’ex deputata Elisa Carriò. Ma tutti i sondaggi
sono per lei. I quattro anni di presidenza di Kirchner hanno fatto molto per
risanare l’economia argentina: il Paese è tra i primi produttori mondiali
di cereali, carne bovina e vini, e grazie a un accordo con Bolivia e
Venezuela si è messo al sicuro sul fronte di gas e petrolio. L’Argentina
sta facendo i conti con il passato regime: nella capitale si è aperto il
primo processo per crimini contro l’umanità commessi dalla dittatura alla
Scuola della meccanica della Marina militare, centro clandestino di
detenzione dove morirono più di 5.000 persone, oggi trasformato in Museo
della memoria.
Per le strade di Buenos Aires la gente è tornata a
spendere. Ma il pessimismo continua a serpeggiare insidioso: la crisi, per
molti, sembra non essere mai finita; qualcuno teme addirittura che presto il
Paese cada in una nuova recessione. La povertà e la miseria sono visibili
agli angoli delle strade, battute di giorno da masse di ragazzini che rubano
o, nel migliore del casi, chiedono spiccioli; di notte affollate da barboni
e cartoneros che frugano nella spazzatura per recuperare carta da
rivendere.
Tutti i problemi da affrontare
A Buenos Aires, come nelle altre città, delinquenza e
criminalità sono diventate ingestibili. La miseria crea malcontento e
rassegnazione. È la rassegnazione dei ragazzini che si rifugiano nel paco:
una droga derivata dalla cocaina più kerosene, farina e talco, molto
economica, facilissima da reperire, e altamemte nociva. La chiamano la droga
dei poveri (anche se l’effetto è talmente breve che chi ne fa uso deve
subito trovarne dell’altra), è diffusa fra i giovani dei quartieri di
periferia, come La Boca, il barrio popolare bonaerense, famoso per il
tango e lo stadio del Boca junior. In Argentina è un allarme sociale: negli
ultimi tre anni il consumo di paco è aumentato del 500 per cento.
Tutti problemi che, se sarà eletta, la presidenta si troverà ad
affrontare.
Con Cristina Kirchner l’Argentina vivrà un evento
storico: sarà la prima donna presidente del Paese regolarmente eletta.
Prima di lei la Casa Rosada ha avuto un’altra presidenta, Isabelita
Perón, terza moglie di Juan Domingo Perón, che non fu eletta ma si
ritrovò a succedere al marito quando questi morì nel 1974. Due anni
sfortunati, che nel 1976 lasciarono il passo alla dittatura.
Ma oggi i tempi sono cambiati. Dopo Michelle Bachelet,
prima donna capo di Stato in Cile, il Paese più machista del
continente, il mondo ha scoperto un nuovo volto dell’America latina,
quello delle donne presidente.