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Attualità
di Emilia Patruno


CILE
INCONTRO CON LA BACHELET, PRESIDENTESSA IN UN PAESE MOLTO MASCHILISTA


LA FORZA GENTILE
DEL DOTTOR MICHELLE


«Le donne sanno coniugare attenzione alle persone e risanamento economico». E poi: «Il ruolo della Chiesa è prezioso, da noi e da voi».

Bella e solare, appassionata e sensibile, Michelle Bachelet è una di quelle donne che ti fanno ritrovare l’orgoglio di appartenere al genere femminile, anche se tu sei una donna normale e lei è la presidenta del Cile. Quando frequentava il liceo, cantava i Beatles in una band di ragazze, era brava a scuola e amava molto la politica. Una passione che l’ha portata a insediarsi alla Moneda nel 2006 come prima donna presidente del Cile, dopo essere stata ministro della Difesa.

La sua storia ha impressionato il mondo: medico, figlia di un generale morto in carcere dopo il golpe del 1973, fu a sua volta rinchiusa con la madre a Villa Grimaldi, carcere della polizia segreta del regime. È il 10 gennaio del 1975. Liberate alla fine del mese, le due donne vanno in esilio in Australia, poi in Germania Est, dove Michelle prosegue gli studi. Torna in Cile nel 1979, nel 1982 ottiene il diploma di chirurgo, ma non avrà un posto in un ospedale pubblico "per motivi politici". Grazie a una borsa di studio si specializza in pediatria e salute pubblica e lavora per un’organizzazione non governativa che sostiene i figli delle vittime della dittatura.

Michelle Bachelet alla parata del 19 settembre, giorno delle Forze armate cilene.
Michelle Bachelet alla parata del 19 settembre,
giorno delle Forze armate cilene (foto AP/La Presse).

Dopo la transizione democratica (1990), si impegna a fondo come medico della mutua, membro della Commissione nazionale per la lotta all’Aids e consulente dell’Organizzazione mondiale della sanità. Non tralascia di studiare strategia militare a Santiago e a Washington, dato che ritiene che il Partito socialista, in cui milita, trascuri indebitamente la questione. Nel 2000 il presidente Lagos la chiama al Governo affidandole il ministero della Sanità e una riforma profonda del settore. Nel 2002 diventa la prima donna ministro della Difesa dell’America latina. In occasione del 30° anniversario del golpe si fa promotrice di una riconciliazione tra esercito e società civile. Single e madre di tre figli, la Bachelet è diventata il simbolo del difficile cammino di riconciliazione del Cile, ancora diviso tra sostenitori e vittime di Augusto Pinochet.

Il suo desiderio di riconciliazione, la sua volontà di essere presidente di tutti i cileni non può essere discussa: a Santiago, tra i ministri, c’è il figlio del presidente uscente Ricardo Lagos al posto di segretario generale del Governo. Ha detto, nella biografia Michelle Bachelet, Una nuova speranza (lunga intervista di Subercaseaux e Sierra, Tea): «Sbagliano coloro che credono che riscattare la memoria possa dividerci. Al contrario, conoscendo e capendo quello che ci è successo, potremo meglio lottare perché non succeda di nuovo. Come Paese dobbiamo imparare dal passato, per non commettere gli stessi errori».

Nel suo Governo ci sono 10 donne ministre e 10 signori ministri. Aveva promesso di aiutare a migliorare lo status delle donne in Cile, considerato un Paese molto sessista.

Alle femministe più accanite che in quei giorni le avevano chiesto se le donne in politica agissero diversamente dagli uomini, lei equilibrata aveva risposto: «non è una questione di sesso. Ci sono molte donne che lavorano in modo molto tradizionale in politica, come per esempio Margaret Thatcher».

La base di uno Stato sociale

Ma nello stesso tempo non smette di rivendicare, ancora oggi, qui in Italia, a Siena, dove l’abbiamo incontrata, in occasione della consegna di una Laurea ad honorem in Medicina e Chirurgia, di rimarcare il suo essere donna: «Noi donne siamo capaci da una parte di pensare al Paese, a un progetto a favore della nazione, però non tralasciamo i dettagli. Vogliamo che l’economia cresca, ma vogliamo anche un Paese più solidale».

E nello specifico, a proposito di Sanità, Michelle Bachelet ha aggiunto che «la Sanità pubblica è la base di uno Stato sociale, democratico e di diritto, e che quindi occorre farci carico di eliminare o diminuire le disuguaglianze e migliorare la qualità dell’educazione e dell’istruzione». Tutto questo è tutt’altro che semplice, ovviamente.

«C’è molto da fare per conciliare il welfare e il sistema liberista. In questo senso, e lo dico soprattutto qui a Siena, a Santa Maria della Scala (ospedale sorto sulla via Francigena, proprio di fronte alla cattedrale, uno dei primi esempi europei di ricovero e ospedale, con una propria organizzazione autonoma e articolata per accogliere i pellegrini e sostenere i poveri e i fanciulli abbandonati, ndr.), mi piace sottolineare come, nelle difficoltà, la Chiesa sia da sempre attenta ai diritti sociali e quanto la sua volontà di supplenza sia indispensabile. In Italia come in Cile».

Emilia Patruno

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