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Attualità
di Orsola Vetri


MEDIA
PAROLA DI PAOLO LANDI, PUBBLICITARIO E MASSMEDIOLOGO


NON CADETE NELLA RETE

A furia di consultare Internet i nostri ragazzi stanno perdendo la conoscenza diretta delle cose. Per questo ogni tanto è meglio spegnere il computer e uscire di casa.

«You Tube? È una boiata pazzesca...». Bisognerebbe avere il coraggio di dirlo, anzi di urlarlo, secondo Paolo Landi. Effettivamente la presa di posizione fantozziana contro "La corazzata Potëmkin", celebre, incisiva e liberatoria, è sicuramente l’invettiva che meglio di altre rappresenta l’esasperazione di chi crede fermamente che la Rete non sia tutto e che sia ora di evidenziarne anche l’inutilità.

Landi, direttore di pubblicità della Benetton e docente in Comunicazione all’Università di design e arte - Iuav di Venezia, è al suo secondo libro. Un anno fa con Volevo dirti che è lei che guarda te prendeva di mira la Tv, oggi invece il suo bersaglio, in questo volume che si legge d’un fiato (Impigliati nella Rete, Bompiani, € 9,00), non è tanto la Rete quanto le insidie che ci propina, illusione di conoscenza, di solitudine, di democrazia, di modernità, di giovinezza... «L’illusione più frustrante è quella di credere di possedere tutta la conoscenza del mondo», spiega l’autore, «basta connettersi e il mondo è ai nostri piedi. Ma la conoscenza è, prima di tutto, esperienza. Se ci chiudiamo in una stanza a navigare su uno schermo, piano piano perderemo l’esperienza del mondo».

Si scopiazza, oggi come allora

È vero, oggi i bambini fanno le ricerche per la scuola utilizzando Internet, stampano foto, cartine geografiche e si trovano davanti a un mare infinito di notizie. Anche solo 15 anni fa si scopiazzavano le enciclopedie di casa e si ritagliavano foto sbiadite. Cosa è cambiato nella possibilità di apprendere e conoscere? «Abbiamo ormai delegato la nostra memoria agli hard disk. Scaricare da Wikipedia una scheda sulle civiltà precolombiane vuol dire arrivare subito a un risultato provocato da una domanda sintetica. La montagna di informazioni che si riceve è superiore al fabbisogno. Ritagliare, ricopiare, consultare un’enciclopedia, dove cercando qualcosa ci si imbatte anche in qualcos’altro, sono esperienze dirette che formano. Molti di noi ricordano ancora gli erbari che abbiamo conservato alle scuole elementari. I nostri figli, che possono accedere mediante la Rete a tutte le piante del mondo, non raccolgono più neppure un filo d’erba».

La visione di Paolo Landi sul futuro di Internet prevede pure la fine della Tv (che potrebbe venir sostituita dalla Rete) e, con molto ottimismo, crede, invece, nella sopravvivenza di libri e giornali. Si tratta però di strumenti comunicativi ancora per pochi. Si va incontro a una società con un’élite che legge e molti che navigano? «Sì, in effetti, è un pericolo. Del resto le élite non sono mai emerse dai fenomeni massificanti. Se crediamo che la televisione ci abbia insegnato qualcosa, invece di averci solamente intrattenuti, anche da Internet forse possiamo imparare. Ma le chiavi per la lettura del mondo si dovranno per forza integrare con altri mezzi, libri, giornali, meno superficiali, lontani dalla mancanza profondità a cui qualsiasi tipo di schermo sembra condannato».

Inutile dire che, comunque la si pensi, Internet non offre solo intrattenimento e notizie, ma anche servizi utili, se non indispensabili. «Della Rete non si può fare a meno, della retorica sì. Non scambiamo i servizi ovviamente indispensabili che la Rete offre e i benefici che ha sicuramente portato al nostro vivere quotidiano con la retorica sulla modernità. Anche l’asciugacapelli ci ha salvato da molti raffreddori, ma nessuno si è sognato mai di farne il simbolo di una rivoluzione».

Simbolo di eterna primavera

La Rete secondo Landi vuole essere simbolo di giovinezza, di eterna primavera: non ha posto per il vecchio. Ma chi è in grado di insegnare ai ragazzi l’urlo di Fantozzi? «Oggi circola un grande discredito verso gli insegnanti. Io, presentando i miei libri, ne ho incontrati molti che interpretano il loro lavoro con grande passione. La speranza non è in Internet. La speranza è in loro e in una scuola non asservita alle mode del momento. Spetta poi alle famiglie crescere i figli con quei fondamenti che eviteranno loro di rimanere impigliati nelle trappole che la società di oggi pone loro davanti. Purtroppo siamo in soggezione nei confronti di un mezzo che ci viene decantato come la quintessenza della modernità. Nessuno si azzarda a dire che Second Life o You Tube sono una boiata pazzesca. Se qualcuno finalmente se ne accorge e ha il coraggio di dirlo, saremo tutti più rilassati».

Qualche consiglio pratico per non restare impigliati nella Rete. «Navigare negli spazi aperti invece che nel mare virtuale. Visitare siti archeologici, architettonici e naturali. Chiudere le finestre sullo schermo e aprire quelle di casa. Parlare con amici in carne e ossa invece che chattare on-line. Considerare la Rete con senso critico. Fare come i figli di Bill Gates: non restare davanti al pc per più di 45 minuti».

Orsola Vetri   

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