Landi, direttore di pubblicità della Benetton e docente
in Comunicazione all’Università di design e arte - Iuav di Venezia, è al
suo secondo libro. Un anno fa con Volevo dirti che è lei che guarda te prendeva
di mira la Tv, oggi invece il suo bersaglio, in questo volume che si legge d’un
fiato (Impigliati nella Rete, Bompiani, € 9,00), non è tanto la
Rete quanto le insidie che ci propina, illusione di conoscenza, di
solitudine, di democrazia, di modernità, di giovinezza... «L’illusione
più frustrante è quella di credere di possedere tutta la conoscenza del
mondo», spiega l’autore, «basta connettersi e il mondo è ai nostri
piedi. Ma la conoscenza è, prima di tutto, esperienza. Se ci chiudiamo in
una stanza a navigare su uno schermo, piano piano perderemo l’esperienza
del mondo».
Si scopiazza, oggi come allora
È vero, oggi i bambini fanno le ricerche per la scuola
utilizzando Internet, stampano foto, cartine geografiche e si trovano
davanti a un mare infinito di notizie. Anche solo 15 anni fa si
scopiazzavano le enciclopedie di casa e si ritagliavano foto sbiadite. Cosa
è cambiato nella possibilità di apprendere e conoscere? «Abbiamo ormai
delegato la nostra memoria agli hard disk. Scaricare da Wikipedia una
scheda sulle civiltà precolombiane vuol dire arrivare subito a un risultato
provocato da una domanda sintetica. La montagna di informazioni che si
riceve è superiore al fabbisogno. Ritagliare, ricopiare, consultare un’enciclopedia,
dove cercando qualcosa ci si imbatte anche in qualcos’altro, sono
esperienze dirette che formano. Molti di noi ricordano ancora gli erbari che
abbiamo conservato alle scuole elementari. I nostri figli, che possono
accedere mediante la Rete a tutte le piante del mondo, non raccolgono più
neppure un filo d’erba».
La visione di Paolo Landi sul futuro di Internet prevede
pure la fine della Tv (che potrebbe venir sostituita dalla Rete) e, con
molto ottimismo, crede, invece, nella sopravvivenza di libri e giornali. Si
tratta però di strumenti comunicativi ancora per pochi. Si va incontro a
una società con un’élite che legge e molti che navigano? «Sì, in
effetti, è un pericolo. Del resto le élite non sono mai emerse dai
fenomeni massificanti. Se crediamo che la televisione ci abbia insegnato
qualcosa, invece di averci solamente intrattenuti, anche da Internet forse
possiamo imparare. Ma le chiavi per la lettura del mondo si dovranno per
forza integrare con altri mezzi, libri, giornali, meno superficiali, lontani
dalla mancanza profondità a cui qualsiasi tipo di schermo sembra condannato».
Inutile dire che, comunque la si pensi, Internet non offre
solo intrattenimento e notizie, ma anche servizi utili, se non
indispensabili. «Della Rete non si può fare a meno, della retorica sì.
Non scambiamo i servizi ovviamente indispensabili che la Rete offre e i
benefici che ha sicuramente portato al nostro vivere quotidiano con la
retorica sulla modernità. Anche l’asciugacapelli ci ha salvato da molti
raffreddori, ma nessuno si è sognato mai di farne il simbolo di una
rivoluzione».
Simbolo di eterna primavera
La Rete secondo Landi vuole essere simbolo di giovinezza,
di eterna primavera: non ha posto per il vecchio. Ma chi è in grado di
insegnare ai ragazzi l’urlo di Fantozzi? «Oggi circola un grande
discredito verso gli insegnanti. Io, presentando i miei libri, ne ho
incontrati molti che interpretano il loro lavoro con grande passione. La
speranza non è in Internet. La speranza è in loro e in una scuola non
asservita alle mode del momento. Spetta poi alle famiglie crescere i figli
con quei fondamenti che eviteranno loro di rimanere impigliati nelle
trappole che la società di oggi pone loro davanti. Purtroppo siamo in
soggezione nei confronti di un mezzo che ci viene decantato come la
quintessenza della modernità. Nessuno si azzarda a dire che Second Life o
You Tube sono una boiata pazzesca. Se qualcuno finalmente se ne
accorge e ha il coraggio di dirlo, saremo tutti più rilassati».
Qualche consiglio pratico per non restare impigliati nella
Rete. «Navigare negli spazi aperti invece che nel mare virtuale. Visitare
siti archeologici, architettonici e naturali. Chiudere le finestre sullo
schermo e aprire quelle di casa. Parlare con amici in carne e ossa invece
che chattare on-line. Considerare la Rete con senso critico. Fare come i
figli di Bill Gates: non restare davanti al pc per più di 45 minuti».