Per incontrare Eros
Ramazzotti nella sua lussuosa sala d’incisione, che una volta era la
sede della Cetra Fonit, la casa discografica della Rai, mi ero preparato
proprio bene. Avevo ascoltato con interesse tutto il doppio disco che si
intitola "e²", perché la confezione contiene due album
più un dvd con i migliori videoclip della sua carriera, avevo apprezzato la
metamorfosi delle sue canzoni più famose, arricchite da suoni e musicisti
da grandi applausi, come Carlos Santana, Amaia from La Oreja de Van Gogh,
John Spencer e soprattutto gli interventi imperdibili di Gian Piero
Reverberi con la London Session Orchestra, e tutto ciò che è riunito nel
disco numero due.
Nel primo, i grandi classici, i mitici duetti con Tina
Turner, con Cher, con Anastacia non hanno bisogno di
commento. Ma, in verità, quello che più mi aveva colpito erano i quattro
brani inediti inseriti nel disco: il primo, Non siamo soli, duetto
con Ricky Martin, ci sta perseguitando in tutte le radio.

Eros in concerto a Zurigo.
«L’ha scelto la mia casa discografica», spiega Eros,
che si dilunga a celebrare quel sound di Ricky, «nel quale ho sentito
subito l’anima latina». E poi si arriva alle altre tre canzoni: pezzi che
dimostrano quanto Eros sia cresciuto artisticamente (ma anche umanamente)
dal 2005, l’anno dell’ultimo album di inediti Calma apparente.
Quando arriva, però, non vedo nessun uomo maturo: Eros è
arrivato sulla sua moto dal serbatoio arancione ed è vestito come certi
"ragazzacci" che incontri nel centro di Milano, dove è più
facile farsi notare vista la normalità degli abituali frequentatori. In
testa ha una bandana nera con delle scritte bianche, che potrebbero anche
essere il menu di un sushi bar, pantaloni jeans abbondantemente sdruciti,
maglietta che enfatizza i bicipiti, che mi mette sotto il naso per farmi
sentire quanto sono tosti, barba sapientemente incolta, scarpe da ginnastica
griffate.
Cammina dinoccolato come quando gli va di fare un’entrata
choc e poi si va ad appoggiare a una vetrata interamente occupata da una
interminabile formula che alla fine si conclude con un E2=A+B+C. «È la
spiegazione del titolo del disco», butta lì disinvolto: «Ce l’ha
sviluppato un esperto e si basa, mi pare, sulla teoria della relatività di
Einstein».
Per evitare che perfezioni il tutto con la celebre
"linguaccia" di Mister Albert, lo affronto col tema della
maturità delle sue canzoni. Se è vero che l’abito non fa il monaco, può
darsi che l’intervista prenda corpo. In tre dei suoi inediti Eros affronta
temi importanti, problemi che sono proprio di tutti.

Eros Ramazzotti duetta con la cantante
Anastacia nel corso
della serata finale del Festival di Sanremo dell’anno scorso.
Ci parliamo da grandi è l’interessante
dialogo di un papà con la figlia che, pur ancora bambina (11 anni, l’età
della figlia di Eros, Aurora?), lui vede già proiettata nel futuro,
quando arriverà il momento del distacco e lei taglierà il cordone
ombelicale con la famiglia. «C’è un cammino che è l’unica scelta che
domani farai. Ci parliamo da grandi, stavolta. Sei pronta, allora vai... se
vuoi», dice la canzone.
- Ci siamo passati un po’ tutti, Eros, ma se parli del
problema in generale va bene, se invece c’è un riferimento alla tua
bambina (a proposito, complimenti, canta benissimo), non ti sembra un po’
presto per preoccuparti del distacco? Tra l’altro mi pare che Aurora
abbia superato bene la fine del tuo rapporto con Michelle e viva insieme
a entrambi con grande serenità...
Bofonchia un "merito del Ramazzotti" che faccio
finta di non sentire, e poi gli chiedo un suo parere sulla dichiarazione del
ministro Padoa Schioppa che ha definito i giovani che restano ancorati alla
famiglia per tanto tempo "bamboccioni". «Io me ne sono andato di
casa quando avevo solo 17 anni e non sono il più adatto a risponderti.
Penso però che i giovani dovrebbero assumersi più responsabilità e
tentare sortite nella vita anche se mi rendo conto che "là fuori"
non è facile!».
- Secondo inedito: la nostalgia e il rimpianto per un
amore perduto...
«Michelle non c’entra, è una storia finita: questa
canzone doveva essere un duetto, poi non se n’è fatto niente. Però la
situazione è realistica: difficile, forse impossibile, rimuovere
completamente dal cuore e dal cervello qualcosa che è stato importante...».

Un’altra immagine del cantautore durante un
esibizione dal vivo
che risale a qualche anno fa.
- Nella canzone Dove si nascondono gli angeli hai
affrontato il problema della guerra e delle sue vittime più innocenti,
i bambini...
«Il mondo è in guerra perenne, ma io ho pensato anche ai
bambini che non sono vittime dell’ottusità della guerra, quelli che
corrono gravissimi pericoli nella città o nella strada in cui vivono. Ho
tentato di mettere in una canzone un concetto: ci sono momenti in cui mi
domando perché oggi l’indifferenza è la normalità. E non si riesce
nemmeno più a piangere per quegli angeli nascosti che nessuno protegge...».
- Come vedi l’Italia di oggi?
«Ci vorrebbero solo due partiti, lo Stato latita e gli
italiani non si sentono rappresentati da istituzioni che dovrebbero fare da
modello. E allora si sentono autorizzati a disobbedire...: "dai, passo
col rosso"».
Eros, spero che tu non lo faccia con la moto... E, anzi,
che non lo faccia proprio nessuno...