Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 


Si apre una nuova era
tra la Chiesa e l'Italia

 
Attualità.
di Saverio Gaeta


INIZIATIVE - "I CLASSICI DELLA SPIRITUALITÀ CRISTIANA"
SECONDO VOLUME: "LE CINQUE PIAGHE DELLA SANTA CHIESA"
DI ANTONIO ROSMINI



IL BEATO CHE SPOSÒ
FEDE E RAGIONE


Per il cardinale José Saraiva Martins, Rosmini fu «un eroe della carità universale» e di quella "intellettuale". Per portare l’uomo alla religione attraverso la razionalità.

Per il cardinale José Saraiva Martins la beatificazione di Antonio Rosmini è un vero e proprio evento, trattandosi di un personaggio di primo piano nella vita e nella spiritualità della Chiesa. Racconta il cardinale: «Il servo di Dio Giovanni Paolo II, che aveva il fiuto dei santi, espresse una grande stima per Rosmini, tanto che lo citò nella Fides et ratio come uno dei pensatori che più hanno aiutato la Chiesa e l’umanità a coniugare fede e ragione.

  • Eminenza, una causa complessa, alla quale non sono stati estranei alcuni giudizi negativi sulla sua opera, che hanno pesato a lungo...

«Effettivamente ci sono stati alcuni gesuiti del suo tempo, e anche qualche pensatore più recente, che hanno manifestato critiche di vario tenore sulla dottrina che Rosmini proponeva. Ma già il preposito generale dei gesuiti Jan Roothaan disapprovò quelle prese di posizione, mentre l’attuale responsabile, padre Peter-Hans Kolvenbach, lo ha definito un profeta del terzo millennio. Nel corso degli anni le opinioni negative sono via via divenute sempre più minoritarie, e oggi si può dire che non hanno consistenza».

La statua del filosofo roveretano nei giardini di Porta Venezia a Milano.
La statua del filosofo roveretano nei giardini di Porta Venezia a Milano
(foto Ansa/La Presse).

  • C’è qualche particolare che soprattutto l’ha colpita, studiando la vita di Antonio Rosmini?

«La molteplicità di relazioni che ebbe con ogni ceto di persone, ma soprattutto con tanti santi del suo tempo. Nel suo epistolario ricorrono, fra gli altri, i nomi dei santi Maddalena di Canossa, Gaspare Bertoni e Giovanni Bosco, dei beati Pio XI, Ludovico da Casoria e Giovanni Nepomuceno Tschiderer, del servo di Dio John Henry Newman. E dopo la sua morte tanti altri lo invocheranno come protettore: i santi Luigi Orione, Giovanni Calabria e Luigi Guanella, i beati Giovanni XXIII, Luigi Talamone, Ildefonso Schuster e Francesco Pianzola. Una folta schiera di "uomini di Dio" che ora lo accolgono con gioia nel novero dei beati riconosciuti dalla Chiesa».

  • Qual è il messaggio sostanziale che emerge dal pensiero di Antonio Rosmini e che lo mostra come un "eroe delle virtù cristiane"?

«Innanzitutto Rosmini insegna come si deve servire il Signore, proponendo valori eterni e universali in un tempo caratterizzato dal pensiero debole e dalla mancanza di significato. Il nuovo beato può essere considerato un eroe della carità universale, che egli perseguì utilizzando tutti i mezzi che la divina Provvidenza gli aveva messo a disposizione. Fu eroica la sua decisione di rinunciare a onori e ricchezze per vivere ritirato e da povero monaco. E fu altrettanto eroica la sua carità, quando uscì dalla vita di preghiera e di studio per gettarsi nell’impegno pubblico, al servizio della Chiesa e per il bene della nazione italiana».

  • Lei riscontra anche tratti "profetici" nell’insegnamento di Rosmini?

«Certamente. Mi riferisco all’obiettivo del suo lavoro intellettuale, che egli sintetizzò nel condurre gli uomini alla religione mediante la ragione. Era un bisogno di quel tempo, ma è un bisogno nuovamente attuale. Ci troviamo infatti in un momento nel quale gli uomini sembrano volersi allontanare da Dio nel nome della ragione, persuasi di poter vivere senza la religione. Ed egli ebbe la lungimiranza di chiamare "carità intellettuale" questo sforzo di riconciliare nell’uomo la fede con la ragione, il Vangelo con la scienza, il soprannaturale con il naturale».

  • In quanto ha avuto occasione di leggere e di conoscere del Rosmini, c’è un "testamento spirituale" che può valere anche per il nostro tempo?

«Io lo individuerei nelle tre parole suggerite ad Alessandro Manzoni sul letto di morte: "Adorare, tacere, godere". Adorare Dio e la sua Provvidenza presente in ogni istante della nostra vita; tacere adorando, contemplando e amando; godere tacendo, immersi in un amore ineffabile ed eterno. La figura di Rosmini oggi può rappresentare un aiuto provvidenziale a recuperare l’uomo nella sua interezza e a disporlo all’apertura nella comunione con Dio, riaccendendo all’interno dell’uomo il cielo del soprannaturale».

Saverio Gaeta
   
   

LE INTUIZIONI DI UN PROFETA

Scritta tra il 1831 e il 1832, Le cinque piaghe della santa Chiesa è l’opera più celebre di Antonio Rosmini (che proprio questa domenica viene beatificato a Novara). Messo all’Indice nel 1849, si è rivelato anche il libro rosminiano più profetico, capace di anticipare alcuni dei temi più rilevanti del concilio Vaticano II, dalla riforma liturgica alla collegialità episcopale, dalla formazione del clero alla povertà come stile di una Chiesa capace di annunciare il Vangelo libera da condizionamenti economici e politici. Commentandolo, nel corso di un convegno svoltosi nel 1997 all’Università Cattolica di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini lo ha definito così: «Un libro ancora vivo, fresco, pungente, appassionato. È un libro sostenuto da un grande amore alla Chiesa e insieme da una grande audacia e da un forte spirito profetico».


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