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Attualità.
di Alberto Bobbio


CHIESA
MONSIGNOR ANGELO AMATO COMMENTA LA NUOVA ENCICLICA DI BENEDETTO XVI "SPE SALVI", SECONDA DI UNA TRILOGIA SULLE VIRTÙ TEOLOGALI


SALVATI DALLA SPERANZA

Per i cristiani, sperare è credere in Gesù redentore, che accompagna l uomo per tutta la vita. «A guidarli non è la politica, ma l'amore. Si devono impegnare nel mondo, sapendo che lo fanno per tendere alla vita eterna. Questa è la differenza con le speranze "corte"».

«È la seconda enciclica di una trilogia sulle virtù teologali», dice monsignor Angelo Amato, segretario della Congregazione per la dottrina della fede. Ha lavorato per anni con il cardinale Joseph Ratzinger e ora spiega la seconda enciclica del Papa.

  • Eccellenza, possiamo aspettarci una terza enciclica sulla fede?

«Così lascia intravedere il Papa. Io sono quasi sicuro che completerà il ciclo».

  • Cos’è la speranza per Benedetto XVI?

«È la redenzione e comincia su questa terra. Lo dice già all’inizio e subito fa un esempio, che tutti capiscono, quello di Giuseppina Bakhita, santa, canonizzata da Giovanni Paolo II il 1° ottobre 2000, schiava, picchiata, comprata e venduta cinque volte, finché finisce a casa del console italiano Legnani, che la porta in Italia e qui incontra la fede cristiana, un altro "padrone", Dio, che le offre l’amore. La speranza era nata in lei e l’aveva redenta».

  • Allora si può dire anche che la speranza è una persona, Gesù?

«Certo, e Gesù accompagna l’uomo per tutta la vita. Il Papa spiega che il messaggio cristiano di speranza non è solo un’informazione, non è solo la comunicazione di cose che si devono sapere, ma dice che è "performativo", qualcosa che ha a che fare con un’educazione che produce fatti e cambia la vita».

  • Come lo spiega?

«Con l’esempio delle prime comunità cristiane. Vivevano con uno stile fondato sulla speranza, erano riuscite a costruire una comunità nuova. Non era facile vivere in quell’epoca. I primi cristiani ci riuscivano, perché sapevano che la loro vita non sarebbe finita nel vuoto, sarebbe stata redenta».

  • E qui cita Spartaco e comincia il ragionamento sulle cosiddette speranze "corte", rivoluzionarie, che riprenderà parlando del marxismo...

«Spartaco aveva cercato di fare la rivoluzione e aveva fallito e il Papa ne approfitta per osservare che Gesù non è un combattente della liberazione, perché ciò che guida i cristiani non è la politica, ma l’amore, cioè l’incontro con una speranza più forte di tutte le sofferenze sociali».

  • Ma si devono impegnare nel mondo?

«Sicuramente, sapendo che lo fanno per tendere alla vita eterna. Ratzinger non la cita, ma si riferisce alla Lettera a Diogneto, quella che dice che i cristiani non sono diversi dagli altri popoli, lavorano nel mondo, non sono del mondo, tuttavia sono l’anima del mondo».

Papa Benedetto XVI.
Papa Benedetto XVI (foto AP)
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  • Dopo i primi capitoli, il Papa comincia a discutere di teologia e filosofia politica. Non è un po’ troppo difficile?

«L’impianto dell’enciclica è profondamente radicato sulla parola di Dio e sul linguaggio biblico, con un supporto ermeneutico abbastanza raffinato. Certo, ci sono discussioni culturali elaborate, ma sono indispensabili per capire il suo ragionamento. Dunque, chi nella comunità ha più strumenti culturali deve spiegare agli altri cosa dice il Papa».

  • Perché richiama la figura di Cristo come filosofo e come pastore?

«Perché così era rappresentato dai primi cristiani: con il libro in una mano e nell’altra il bastone. Insegna come vivere rettamente e poi va con l’uomo. E qui fa la distinzione tra la sostanza della fede che abbraccia l’uomo e lo accompagna verso l’eternità e le altre sostanze, quelle materiali, utili alla vita, ma che non la esauriscono. Occuparsi delle sostanze materiali non ci esonera dalla testimonianza della speranza più alta».

  • Per questo motivo discute le tesi che sostengono le speranze "corte"?

«Sì, non intende ritirarsi, anzi va allo scoperto e dà una valutazione, ovviamente critica, della Rivoluzione francese e della Rivoluzione proletaria. Considera quella di Marx ed Engels una buona analisi della situazione sociale, ma ne denuncia l’errore fondamentale nelle soluzioni proposte e non per nulla cita Lenin. Il risultato è stato devastante: non si è tenuto conto della libertà».

  • C’è una critica anche alla scienza...

«Non alla scienza, ma alla speranza fondata sulla scienza e sul progresso, alla presunzione che questa sia la via per la perfetta libertà. Lui invece, come ha fatto molte volte, spiega che ragione e fede hanno bisogno l’una dell’altra».

  • Anche con la ragione, oltre che con la fede, si può capire il martirio?

«Il martirio è un concetto che la ragione può illuminare, non si tratta di qualcosa di fideistico. I martiri hanno sopportato la privazione di tutte le sostanze, anche del corpo, ma non della sostanza della fede. Non è fondamentalismo religioso. Sono stati uccisi perché non volevano privarsi del bene più prezioso».

  • Benedetto XVI dice che la preghiera è importante per capire la speranza. Perché?

«È il modo per stare ancorati alla mano di Dio nel cammino della vita per migliorare il mondo. Ma nell’enciclica viene respinta l’idea di un cristianesimo individualista, rifugio in una dimensione di salvezza privata. Mette in rilievo, insomma, l’importanza della Chiesa come luogo dove imparare insieme a camminare nella speranza. E poi offre una definizione di escatologia, cioè della dottrina sui destini ultimi dell’umanità, che va contro ogni millenarismo, ogni idea che di fronte al male non bisogna fare nulla, ma attendere solo il regno di Dio. Il Papa spiega che la vita eterna implica un continuo impegno di rinnovamento del mondo. E su questo invita i cristiani a fare anche autocritica. Dice, senza tanti giri di parole, che il cristianesimo moderno deve sempre di nuovo imparare a comprendere sé stesso a partire dalle proprie radici».

Alberto Bobbio
   
    
IL FALLIMENTO DELLE IDEOLOGIE

È un testo complesso che procede anche attraverso un appassionato confronto con la cultura moderna la seconda enciclica di Benedetto XVI. Chiede ai cristiani, «il coraggio dell’autocritica», per «imparare nuovamente in cosa consista veramente la loro speranza».

Il Papa spiega che le ideologie, dall’illuminismo al marxismo, hanno fallito nei tentativi di costruire una nuova giustizia umana e l’ateismo ha creato le peggiori «crudeltà» e «ingiustizie». Riconosce a Marx «acutezza» nell’analisi sociale e «vigore di linguaggio e di pensiero», ma critica il suo «errore fondamentale», il materialismo, e la traduzione nella «dittatura del proletariato» che ne ha fatto Lenin con la Rivoluzione di ottobre, che ha lasciato dietro di sé una «distruzione desolante».

Parole severe il Papa le ha riservate alla scienza e «all’ambiguità del progresso» che rischiano di distruggere l’umanità e di portarla fino agli «abissi» del male. Le pagine finali si occupano di quelli che nel catechismo vengono insegnati come i "novissimi": morte, giudizio, inferno e paradiso. È una parte molto suggestiva, con tratti assai innovativi nella trattazione. Il Papa è convinto che la questione decisiva nel Giudizio finale circa la vita eterna sarà la giustizia: «I malvagi nel banchetto finale non siederanno a tavola accanto alle vittime come se nulla fosse stato». Il Giudizio, insomma, non sarà un «colpo di spugna». A proposito del purgatorio, il Papa dice che l’incontro con Dio brucerà la «sporcizia» dell’anima, ma «la durata di questo bruciare non la possiamo calcolare con le misure cronometriche di questo mondo».

A.BO.

   

DA SAN TOMMASO FINO A LUTERO

Alcuni dei personaggi citati da Benedetto XVI nell’enciclica Spe salvi. In particolare, a Marx il papa riconosce «acutezza» nell’analisi sociale, ma critica il suo «errore fondamentale», il materialismo.

TOMMASO
Autore della Summa teologica, ha trattato il rapporto sistematico tra fede e ragione.

LENIN
Ha messo in pratica le teorie di Marx. Fondatore del partito bolscevico, è stato l’artefice della Rivoluzione d ottobre e l’inventore della dittatura del proletariato e del comunismo scientifico .

BAKHITA
Schiava sudanese dell’Ottocento, proclamata santa da Wojtyla nel 2000, in Italia si è convertita.

KANT
Filosofo illuminista, indagò sulla ragione. Con l Illuminismo l uomo esce dallo stato di minorità.

VAN THUAN
Vietnamita, passò 13 anni in carcere e 9 in isolamento. Wojtyla lo fece cardinale. È morto nel 2002.

AGOSTINO
Il Padre della Chiesa più citato dal Papa. Spiega che l’uomo non può orientarsi da solo, ma con Dio.

MARX
Padre del materialismo, scrive Il Capitale e con Engels il Manifesto del partito comunista.

DE LUBAC
Teologo gesuita creato cardinale da Wojtyla. Esperto molto influente del concilio Vaticano II.

AMBROGIO
Vescovo di Milano, dottore della Chiesa che convertì Agostino. Combatté l’arianesimo.

LUTERO
Padre della Riforma protestante, diceva che la sola fonte di verità è la Scrittura e non la Chiesa.


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