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GENNARO GATTUSO: «"GLADIATORE"
PER I TIFOSI»
Certi giorni si sveglia con la voglia di mordere le gambe a qualcuno,
eppure nella sua ruvidezza c’è un che di romantico. Lo chiamano Ringhio,
ma Rino Gattuso rivela un’insospettabile affinità con Snoopy, il
bracchetto uscito dalla matita di Charles Schultz, e non solo per via di
quell’istinto primordiale canino. L’avversario (specie se interista) è il suo "gatto del
vicino", Schiavonea la sua cuccia dal tetto rosso. «Io penso di mordere anche nel sonno: c’è chi si porta il lavoro a
casa, io porto le partite. Per me cominciano notti prima e continuano notti
dopo: sono sempre totalmente "applicato"». «Mi riconosco nel suo modo di cantare la fatica, la costanza, che ti
portano ad alzare la coppa nella vita prima che nello sport. E nella vita i
colori ci sono tutti. Quanto al derby, auguro al Liga un leale, affettuoso,
ringhioso dispiacere sportivo. Per consolarlo gli offro il "terzo
tempo" al Tres Jolie, il mio ristorante milanese».
«Sono milanista da tre generazioni. Quando il Milan di Sacchi ha vinto la prima coppa, mio padre Franco mi ha portato in spalla per tutta Corigliano Calabro. Ho sangue rossonero. Basta come pedigree o mi doveva portare a spalle per tutta la Calabria?(ride, ndr.). Il tifo è irrazionale, è una fede laica che non ha confini geografici. Nel derby la gente si divide in due colori e tu sei nell’arena a difendere l’orgoglio sportivo dei tuoi. Sei il loro "gladiatore"».
«Si deve. Sarebbe bene migliorarsi, anche: essere più semplici, gentili, generosi. Il successo nel calcio non è solo un fine, ma lo strumento per far fruttare i propri talenti, per far felici gli altri, per rendersi un esempio».
«No. I miei valori, i miei amori, i miei amici sono e resteranno quelli di sempre. La mia vita è fatta di sane, belle cose, semplici».
«I figli che ho regalato a mia moglie, ma lei ha ricambiato» (ride, ndr.).
«Il pescatore, ho il mare nel cuore».
«Si può dire irrefrenabile?».
«Il fiore ha dato il frutto. Meglio la realtà di oggi, in cui si sono realizzati i sogni di allora».
«Io ero convinto di essere un grande Maradona, ma dopo aver dribblato tutti, sbagliavo sempre l’ultimo virtuosismo. Non riesco a pensarmi diverso da così, mi sa che sono un portatore sano di virus Gattuso!».
«Ho un rapporto diretto col mio corpo: secondo i momenti e le prestazioni, gli parlo, lo incito, lo insulto, gli faccio i complimenti e quando il dolore si fa sentire io gli dico: "se ti lamenti, ti faccio male". Da noi si dice che "il saputo conta meno del patuto", perché il saputosa, ma il patutoha sofferto, e io credo che la "passione" migliori le persone, senza sacrificio non si arriva».
«Mia figlia, e ora mio figlio Francesco, mi hanno fatto capire i veri valori dell’essere padre, dell’essere famiglia, il miracolo della nuova vita e della vita nuova».
«Una grande unica autostrada bianco-rossoverde. Resterà così, indelebile».
«La violenza, il tifo che diventa pretesto per fare male, e tutti i comportamenti di cattivo esempio per chi guarda».
«Ciao Marco. Ricordati che devi essere sempre orgoglioso: sei il "cugino" dei campioni d’Europa! Ne abbiamo fatta di strada dal Perugia, eh?».
«La musica fa miracoli, ma lui è più stonato di me».
«Nulla, tutte quelle cose sono ancora sempre con me, la ragazza è
diventata mia moglie».
Elisa Chiari
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