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di
Alberto Bobbio
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SOCIETÀ
UN PAESE POSITIVO NELLE STORIE RACCOLTE DALLE ACLI
L’ITALIA
CHE MARCIA
Altroché grigia poltiglia, decine di
esperienze raccolte lungo la penisola fotografano una realtà che sfugge ai
media, fatta di gente ottimista che lavora e costruisce.
«Se la osservi da lontano allora ha ragione
il Censis. L’Italia è una poltiglia, anche un po’ ripugnante. Ma se ci
vai vicino allora ti stupisci». Il presidente delle Acli, Andrea Olivero,
ti mette la lente in mano e allora vedi cos’è il credito della speranza.
C’è un’Italia che non appare sulla grande scena dei media, ma che
tuttavia impila competenze, fatica, solidarietà. C’è un’Italia che sta
in silenzio e va incoraggiata. L’aveva detto il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano nel discorso di Capodanno dell’anno
scorso, quando aveva dedicato un passaggio importante alla «ricchezza delle
risorse umane».
Ma si sa, le parole si dimenticano e le esortazioni spesso finiscono
nella bisaccia delle emozioni, durano un lampo e poi si accantonano nella
soffitta dei buoni propositi. Le Acli invece hanno preso sul serio quelle
parole e si sono lanciate in un’impresa imponente. Spiega Olivero: «Abbiamo
deciso di documentare la ricchezza e noi per primi siamo rimasti
meravigliati».
La lente mette a fuoco il valore del capitale umano, risultati virtuosi e
maturi di un popolo che non ci sta a essere dipinto come grigia poltiglia
dentro un orizzonte oscuro e che soprattutto non si rassegna. L’hanno
chiamata "Scommessa Italia" e adesso è diventata una campagna
dopo essere stata per tutto l’anno una caccia al tesoro. L’ha guidata
con passione e cocciutaggine Lucia Ritrovato, che ha messo in fila le
storie di coloro che non si rassegnano, che inventano, che mai si arrendono,
anche di fronte a scarse risposte delle istituzioni e a pochi soldi.

Il presidente delle Acli, Andrea Olivero
(foto La Presse).
Alle Acli ne sono orgogliosi e le storie di quest’Italia che piace ora
compongono un mosaico di buone pratiche, esperienze efficaci e coerenti, che
verranno pubblicate in un volume e donate al presidente della Repubblica,
segno di una sollecitazione raccolta, di un mandato a cui la più grande
organizzazione di lavoratori cristiani, leader di quel Terzo Settore primo
protagonista del sociale, ha ottemperato con gioia. Sono le storie della
gente che non attende, che non va a braccetto con il pessimismo, che non si
lascia piegare dalla burocrazia, che s’inventa strategie, che trova
soluzioni. Sottolinea Olivero: «Noi le abbiamo raccolte e raccontate, con
la pretesa di educare, con l’idea che molti le possano emulare. Il ruolo
di un’associazione è anche pedagogico».
Le sfoglia una a una il presidente delle Acli. Sono decine e decine e al
sito di
scommessaitalia.it ne continuano ad arrivare. Lucia le
scrive, Lucia viaggia per l’Italia a parlare con i protagonisti, che si
stupiscono, di solito, per l’interesse: «Non comprendono tutta la nostra
attenzione. Chiedono perché, dicono che stanno facendo solo il loro dovere,
cosa normale». Ma è normale nell’Italia dei furbi e dei furbetti, delle
corporazioni che bloccano strade e piazze, nell’Italia che grida la
propria rabbia contro caste variamente assortite che ci sia qualcuno che s’inventa
un orto per i non vedenti, come hanno fatto a Torino, o un’orchestra per i
disabili come accade con "Esagramma" a Milano, o un riciclo dei
rifiuti fai da te a Napoli, o l’ambulatorio gratuito che alcuni giovani
medici hanno messo in piedi a Siena?
In queste pagine ne trovate quattro, le altre le potete leggere nel sito
di scommessaitalia e, anzi, chi conosce nuove buone pratiche le può
segnalare alle Acli. Andranno ad arricchire il volume per il presidente
della Repubblica. Rappresentano l’Italia che costruisce il bene comune.
Rileva Olivero: «Abbiamo visto una vocazione diffusa a migliorare la
convivenza, che alla politica sfugge, un Paese reale di cittadini che si
autorganizzano e non chiedono l’elemosina. Abbiamo visto come si dispiega
dal basso, nonostante tutto, il principio di sussidiarietà. A volte le
istituzioni locali si accorgono di loro, a volte invece non accade. E
abbiamo visto all’opera soprattutto l’anima popolare degli italiani, che
non chiudono gli occhi sui vicini, che non aspettano il mercato o il
contributo».
Il presidente delle Acli dice che «il Paese non può permettersi di
sprecare queste risorse»: «È su questa gente che la politica deve
investire, gente concreta, che ogni giorno si misura con la vita, che si
occupa della cosa pubblica, che non si lamenta, che smentisce la retorica
del declino, guardando avanti e scommettendo prima di tutto sulla propria
capacità di raggiungere il futuro». Usa parole che fanno male il
presidente dell’Acli, quando dice che è «un’Italia spesse volte
"silenziata" dai media e dalle istituzioni». Non sono storie di
bontà. Sono storie che realizzano concretamente lo sviluppo del Paese.
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UN
RIFUGIO PER I PICCOLI
C’è una piccola casa nel centro di Udine con i
bambini e le loro mamme. Si chiama "Casetta a colori" nata
per iniziativa di diverse associazioni, tra cui le Acli Colf, per
aiutare le donne immigrate nella cura dei figli. È gratis,
finanziata con fondi europei, aperta tutto il giorno, dove i bambini
giocano e imparano a crescere in una società multietnica.
Dice Lucia Coszach: «Aspettiamo anche
tanti italiani». Sei educatrici, anche loro di diverse
nazionalità, coordinano le attività della giornata divise per
fasce di età. Non è un asilo, ma solo un "rifugio", un
aiuto temporaneo per le madri che devono trovare un lavoro. Eppure
è questa connotazione che dà maggiore importanza all’iniziativa.
Mentre i bambini giocano, le mamme anche loro si aiutano.
Rileva Marina, argentina: «Venire qui per
me è molto importante e vorrei portare nel mio Paese tutto quello
che sto imparando». Thelma invece è brasiliana, da quindici
anni in Italia, e parla della "Casetta a colori" come «una
vera terapia» per la sua vita.
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IL
SINDACO E L’ASINELLO
Per sostituire un furgone per la raccolta
differenziata quanti asini ci vogliono? Due mezzi possono essere
sostituiti da tre animali. Fatti due calcoli, il sindaco di
Castelbuono (Palermo), Mario Cicero, lancia l’idea in
difesa dell’ecologia e dell’economia: utilizzare i ciuchi per la
raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta. Spiega: «Con gli
asini al posto dei furgoni ho un risparmio economico diretto (un
furgone costa 30.000 euro, si ammortizza in cinque anni e poi si
deve sostituire), un asino di 3 anni costa da 700 a 1.500 euro e si
deve sostituire quando diventa anziano e non può più lavorare. Un
furgone ogni anno ha un costo di 7.000-8.000 euro, tra
assicurazione, bollo, manutenzione...; un asino, tra alimentazione e
ricovero in stalla, più pulizia e attrezzatura, costa 2.000 euro».
I cittadini sono entusiasti, i bimbi sono ormai diventati amici
degli asinelli.
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| NELLA
BOTTEGA DEL LIUTAIO
Chi porta una fisarmonica abbandonata da anni in
soffitta, chi un mandolino, chi una chitarra un po’ malconcia.
Arriva perfino un sitar indiano (strumento a corde pizzicate) e
un ciarangi, chitarrina sudamericana ricavata da un guscio di
armadillo. Luca, Chiara, Alessandra, Paolo,
gli operatori e i tecnici della Bottega della musica, felice
intuizione della cooperativa Acli per il sociale Axis di Pisa, non
mandano indietro nessuno. Ma a questo laboratorio potrete anche far
riferimento se cercate un pezzo originale da suonare o semplicemente
da tenere a casa in bella vista in salotto. «Sono strumenti creati,
negli ultimi due anni, da quindici allievi del liutaio Luca Gherardi»,
racconta Emiliano Manfredonia, vicepresidente provinciale delle
Acli e presidente della cooperativa Axis. Gli allievi sono disabili
fisici o psichici che in Gherardi hanno trovato un maestro e a volte
un padre.
«In laboratorio», spiega il professor Luciano
Mammana, musicoterapeuta, «adolescenti e adulti disabili fanno
grande esercizio di manualità: dalla sbozzatura dei blocchi di legno
alla pittura e al decoro degli strumenti finiti, dall’uso di oggetti
elettrici per la lavorazione del legno alla rifinitura e cura di
dettagli dello strumento musicale».
Anche alcuni big della musica italiana, tra cui
Roberto Vecchioni, hanno fatto un salto nella bottega magica di Pisa e
apprezzato la qualità del lavoro, insieme a quella della proposta.
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| PASTORI
ABRUZZESI E KUCHI AFGHANI
«La pecora abruzzese? È come quella afghana»,
dice Nunzio Marcelli, presidente dell’Arpo, Associazione
regionale produttori ovicaprini d’Abruzzo. Detto e fatto, e parte il
progetto Enduring cheese, che assomiglia a Enduring Freedom,
solo che qui non si porta libertà in punta di fucile, ma si insegna
ai kuchi, i nomadi dell’Afghanistan, a fare il formaggio. Marcelli
in Afghanistan è andato a esportare una buona pratica di terra
abruzzese, che ha dato risultati importanti: «Siamo riusciti in un
anno a far diventare imprenditori i pastori nomadi. Non producono più
di 30 litri di latte, ma riescono a venderlo e a sfamarsi. E adesso
vorremmo portarli in Italia per migliorare la formazione».
L’Arpo, con un finanziamento della Regione Abruzzo
e con la collaborazione dell’Ambasciata italiana a Kabul, ha
lavorato in questi mesi con le tribù di pastori nomadi kuchi vicino a
Kabul, con i quali erano venuti in contatto i militari italiani di
Camp Invicta. Osserva Marcelli: «Tra pastori ci si capisce, stesse
preoccupazioni, stesso modo di condurre il gregge. Io ci ho messo la
mia esperienza sulle montagne d’Abruzzo».
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