Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

    

Caritas: case, scuole
e soprattutto rifugi

 
Al centro.
di Alberto Chiara
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BANGLADESH
I NOSTRI INVIATI TRA LE POPOLAZIONI COLPITE DAL CICLONE SIDR


IL NATALE
DEGLI ULTIMI


I morti sono stati circa 3.500 e un migliaio i dispersi. I superstiti chiedono di non essere dimenticati. Sopravvivono con gli aiuti. Sono i più poveri tra i poveri.

Barisal, Bangladesh

Il canale killer ha ripreso le sembianze di un rigagnolo senza importanza, poco più che una striscia di fango votata a gonfiarsi per irrigare i campi solo se e quando l’uomo glielo consente. Il sole che scotta non suggerisce pensieri di morte, anzi.

Il delta del mondo, dove corrono a gettarsi nel Golfo del Bengala fiumi come il Gange, il Brahmaputra o il Meghna, con l’intricato gomitolo dei loro affluenti, si presenta ricco di storia e di fascino, frutto – quest’ultimo – di una natura tropicale prodiga di colori, di suoni, di magia.

Una donna di Nachnapara con il figlio in un riparo di fortuna.
Una donna di Nachnapara con il figlio in un riparo di fortuna.

Eppure è successo. Ore d’inferno, il buio, l’urlo strozzato del vento lanciato a 250 chilometri all’ora, lo schianto degli alberi che cadono al suolo, il rumore delle lamiere sbattute di qua e di là, trasformate in implacabili ghigliottine, e poi la pioggia improvvisa, torrenziale, che gonfia i corsi d’acqua: soltanto in questo minuscolo centro abitato, chiamato Nachnapara, il ciclone Sidr ha ucciso una bambina, mentre qui attorno, nella municipalità di Tiakhali, ha stroncato 48 vite.

In tutto il Bangladesh meridionale il bilancio è da brividi. Si sono contati circa 3.500 morti, un migliaio di dispersi, oltre 563.000 case completamente distrutte e 885.000 gravemente danneggiate. Più gli sfollati, che – a seconda delle fonti – oscillano tra il milione e mezzo e i due milioni.

Quello che rimane della diga che proteggeva il villaggio di Nachnapara, il cui crollo ha causato la morte di una bambina.
Quello che rimane della diga che proteggeva il villaggio di Nachnapara,
il cui crollo ha causato la morte di una bambina.

La bambina strappata alla madre

Khadiza ha 30 anni e un vestito nero che pare ingessarne il dolore.

Parla con un filo di voce, lo sguardo fisso sul canale che attraversa il villaggio di Nachnapara, così apparentemente innocuo, oggi. «Quando ho capito che il ciclone stava arrivando», dice, «sono scappata verso il rifugio. Ero con mia figlia Romi, di otto anni. Per essere sicura, l’ho legata a me, come facevo quand’era bambina».

La pioggia battente, la piccola diga che tratteneva il fiume Andarmanik finita in pezzi alle sue spalle, il canale di irrigazione diventato di colpo un’alta muraglia di acqua e di fango...

«È stato un attimo», continua Khadiza. «Lo scialle con cui Romi era legata a me ci stava strozzando: l’ho allentato per andare più forte, ma la corrente mi ha raggiunta strappandomi Romi e trascinandola via, morta».

Nella sede Caritas di Barisal si prepara l'invio di coperte ai sopravvissuti.
Nella sede Caritas di Barisal si prepara l’invio di coperte ai sopravvissuti.

A poca distanza da lei, un’altra donna se ne sta come impietrita di fronte a quella che fu la sua casa.

Salma ha 19 anni, la figlia Sadia uno e mezzo, il marito Alom 25. Sono salvi, ma hanno perso tutto. Salma indossa lo stesso salwar kamiz che aveva quella maledetta notte, i pantaloni gialli e l’ampio scialle viola-azzurro. «Hanno avvertito del pericolo imminente attorno alle 21,30 del 14 novembre», racconta Salma. «Non tutti hanno dato credito all’annuncio, perché giorni prima c’era stato un allarme dello tsunami risultato infondato. Pioveva sì, ma solo da qualche ora e non da un paio di giorni, come generalmente accade alla vigilia di un ciclone. Mio marito, io e la nostra Sadia siamo comunque scappati».

«Abbiamo provato a ripararci nel rifugio, ma era già tutto pieno», ricorda Salma. «Non c’era più posto per noi. Siamo dovuti tornare indietro, attraversare nuovamente tutta Nachnapara e cercare salvezza in un vicino ambulatorio. Ce l’abbiamo fatta per un pelo. La nostra casa non ha retto la furia del vento, che è diventato irresistibile per ore, il 15 novembre. Era talmente forte da sollevare due traghetti e scaraventarli qua vicino, sulla terraferma».

Si lavora per ripristinare il canale irriguo a Nachnapara nell'ambito del progetto Cash for work.
Si lavora per ripristinare il canale irriguo a Nachnapara
nell’ambito del progetto Cash for work.

«Grazie al personale e ai mezzi della Marina militare americana, di molte Organizzazioni non governative e di alcune agenzie delle Nazioni Unite, in 72 ore sono stati riallacciati i collegamenti elettrici ed è stato sventato il rischio di epidemie», dichiara Pius Costa, sottosegretario del ministero della Terra.

Nel villaggio isolato

«Il 15 dicembre abbiamo finito la prima fase di intervento, che in tre tempi e con modalità diverse ci ha visto distribuire riso, lenticchie, sale, olio di soia, teloni, lenzuola, coperte, secchielli, piatti, bicchieri e zanzariere», affermano Pintu William Gomes, del Dipartimento emergenze della Caritas del Bangladesh, e Punurdan Guda, direttore dell’Ufficio regionale Caritas di Barisal.

Accompagnato da loro, Danilo Feliciangeli, della Caritas italiana, ha effettuato un sopralluogo nelle zone colpite del Bangladesh meridionale.

La zona colpita a sud di Barisal.
La zona colpita a sud di Barisal.

La missione ha percorso i circa 150 chilometri che da Barisal portano giù, a Sud, fino all’Oceano Indiano, su vie che – per interminabili tratti – dell’asfalto conservano solo un vago ricordo. Tutte polvere e buche, le strade dribblano paesaggi differenti (dalla foresta alle risaie), salvo essere spesso costrette a cedere il passo a traghetti arrugginiti che consentono di passare da una sponda all’altra delle decine di fiumi che costituiscono il delta.

La delegazione della Caritas ha fatto tappa in diversi villaggi, tra cui il più emblematico – giacché ancora adesso in molte zone si arriva solo navigando – è stato senza dubbio Shakrail, alle cui porte il ciclone ha eroso l’unica via che lo collegava al resto del mondo e dunque, oggi, è raggiungibile tramite uno strettissimo sentiero, costruito costeggiando il fiume Chanda, oppure, meglio, a bordo di una barca.

Sopravvissuti al ciclone Sidr a Kuakata, sul Golfo del Bengala.
Sopravvissuti al ciclone Sidr a Kuakata, sul Golfo del Bengala.

«Non è la prima volta che il Bangladesh affronta prove simili», riprendono Pintu William Gomes e Punurdan Guda. «Nel 1970 un ciclone causò mezzo milione di morti; un altro, nel 1991, uccise 140 mila persone. Oggi le vittime accertate sono circa 3.500. Il minor numero di decessi è dovuto al fiorire di rifugi. Ne sono stati edificati 2.000, di cui 222 grazie al contributo della rete internazionale delle Caritas. Quella italiana ne ha pagati 66, la Caritas austriaca 35, la Caritas inglese (Cafod) 12».

Destinati a finire sott’acqua

«Sono grosse costruzioni in cemento armato», continuano Gomes e Guda, «divise in più stanze ma senza pianterreno, che poggiano su alti pilastri, in grado di resistere alla furia del vento e dell’acqua. Ciascuno può accogliere almeno 1.500 sfollati, in qualche caso anche di più. In condizioni normali, i rifugi vengono usati come sale riunioni o come aule scolastiche».

Siamo ormai alla vigilia di Natale. A Dacca, Benedict Alo D’Rozario, direttore esecutivo della Caritas del Bangladesh, redige un primo, provvisorio bilancio. «Dopo il ciclone, venti Caritas nazionali si sono attivate per aiutarci, donandoci finora 4.151.028 dollari su un fabbisogno complessivo stimato intorno ai 9,5 milioni di dollari. Nei prossimi due mesi procederemo con il progetto chiamato Cash for work, pagando migliaia di sopravvissuti impegnati a ricostruire o riparare strade, argini, dighe, ponti. Per sei ore di lavoro giornaliere prendono l’equivalente di 1,5 euro».

Una madre attende di ricevere gli aiuti con la sua creatura in braccio.
Una madre attende di ricevere gli aiuti con la sua creatura in braccio.
In Bangladesh la maggioranza della popolazione è di religione musulmana.

Intanto, aggiunge D’Rozario, «perfezioneremo i progetti relativi all’ultima fase, quella della ricostruzione di case e scuole, aprendo i cantieri».

Il ciclone Sidr ha reso ancor più evidente il problema dei cambiamenti climatici. Aggravando, se possibile, il livello della povertà. Lo hanno ribadito, nell’udienza che ha concluso la missione della Caritas italiana, l’arcivescovo di Dacca, monsignor Paulinus Costa,e il vescovo ausiliare della capitale, nonché presidente della Caritas del Bangladesh, monsignor Theotonius Gomes. Le correnti fredde provenienti dall’Himalaya si scontrano con l’aria sempre più calda dell’Oceano Indiano, generando un maggior numero di cicloni. Una parte rilevante del Paese è destinata a finire sott’acqua se il livello del mare s’innalza anche di poco.

Donne al lavoro per preparare sacchi di lenticchie da distribuire ai sopravvissuti.
Donne al lavoro per preparare sacchi di lenticchie da distribuire ai sopravvissuti.

Tra miseria e fondamentalismo

La miseria, infine. È endemica. Diffusa. Brutale. Vedi uomini, donne e bambini dormire per strada, avvolti in stracci lerci. Il reddito medio annuo pro-capite è di 470 dollari. Il dato più angosciante è, però, un altro. Il 35,6 per cento della popolazione del Bangladesh (152 milioni di abitanti in tutto) vive sotto la soglia della povertà estrema e rischia che ogni giorno sia l’ultimo perché non ha due dollari – talvolta neppure uno – per sfamarsi e bere (di curarsi non se ne parla, giacché non c’è un sistema di welfare; visite e medicine si pagano).

La pubblica amministrazione è afflitta dalla piaga della corruzione. In questo contesto cresce il fondamentalismo islamico. Che preoccupa. Anche se i vertici della Chiesa e della Caritas del Bangladesh assicurano che dialogo, rispetto e collaborazione tra musulmani e cristiani non sono venuti meno.

«Il piano di aiuti messo a punto dopo il ciclone non annulla gli interventi già programmati dalla Caritas italiana per sostenere lo sviluppo», si congeda Danilo Feliciangeli. «Grazie», salutano monsignor Costa e monsignor Gomes: «Non dimenticateci».

Alberto Chiara
   
   
IL DELTA DEL MONDO
  • Superficie: 147.000 chilometri quadrati
  • Popolazione: 152 milioni di abitanti
  • Aspettativa di vita alla nascita: 64 anni
  • Reddito medio annuo pro-capite: 470 $
  • Popolazione sotto la soglia minima di povertà: 35,6%
  • Disoccupazione: 35,2%
  • Istruzione: il 56% sa leggere e scrivere
  • Religione: islam (88,3%), induismo (10,5%), buddhismo (0,6%), cristianesimo (0,3%), altro (0,3%)
  • Ciclone Sidr: circa 3.500 morti, circa 1.000 dispersi

Cartina.

Fonti: Nazioni Unite, Banca mondiale, Ministero degli affari esteri italiano, Caritas Bangladesh


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