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Dacca, Bangladesh
Fanno la differenza tra la vita e la morte. Il Governo locale ritiene che
ne siano necessari altri mille. Sono i rifugi anti-ciclone. La Caritas del
Bangladesh ha deciso di costruirne 50 in nove distretti, nelle regioni di
Barisal (20 rifugi), Khulna (20) e Chittagong (10). «Noi vogliamo aiutarla», spiega Danilo Feliciangeli, dell’Ufficio
Asia della Caritas italiana. Il progetto, redatto al termine di una missione
in Bangladesh, sarà presentato alle diocesi e alle parrocchie da Natale in
poi. «Ogni rifugio costa circa 100.000 euro. Grazie alla generosità degli
italiani, puntiamo a realizzarne almeno 10, nella regione di Barisal. Come
già accaduto dopo lo tsunami, con il progetto "Una barca per
vivere", proponiamo ai lettori di Famiglia Cristiana di
sostenere la nostra iniziativa, concentrando gli sforzi per edificare un
rifugio nel distretto di Patuakhali». «L’intervento relativo ai rifugi», prosegue Feliciangeli, «segue un
primo stanziamento di 400.000 euro, erogato in due riprese, servito a
soccorrere la popolazione dopo la tragedia e ad accompagnarla nella fase di
ricostruzione, cominciata in questi giorni. Verranno edificate 7.300 case e
14 scuole elementari. Contestualmente saranno riparate 2.800 abitazioni e 43
istituti scolastici». «Con il contributo delle Caritas di tutto il mondo», sottolinea
Feliciangeli, «la Caritas del Bangladesh vuole inoltre creare i presupposti
per la ripresa economico-sociale di 4.500 famiglie cui distribuirà sementi,
utensili agricoli o materiale per l’allevamento, la piscicoltura e l’artigianato.
Chi intende sostenere gli interventi in corso può inviare offerte alla
Caritas italiana, utilizzando il seguente conto corrente postale numero
347013, specificando nella causale "Emergenza Bangladesh".
È possibile inviare offerte anche tramite altri canali. Coloro che
desiderano avere ulteriori dettagli possono consultare il nostro sito (
Si lavora con le comunità locali «Ascoltare, osservare, discernere»: Paolo Beccegato, responsabile dell’area internazionale della Caritas italiana, ricorda il metodo usato ovunque, anche in Bangladesh. «Lungi dal decidere a tavolino dove, come e con chi agire, la Caritas si affida all’analisi delle realtà ecclesiali sconvolte dalle catastrofi o dai conflitti. Sono loro che vagliano le necessità, redigendo una lista delle priorità». «A tre anni dallo tsunami», termina Beccegato, «possiamo dire, ad esempio, di avere già speso, con questo spirito, 23.250.730 euro dei 33.845.045 raccolti, finanziando la ricostruzione e la ripresa in Indonesia, Sri Lanka, India, Thailandia, Maldive, Myanmar, Somalia: nove nostri operatori lavorano nelle comunità locali. Ogni passaggio è stato pensato e realizzato insieme». Alberto Chiara
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