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Attualità.
di Giuseppe Altamore


INCHIESTA
SONO MIGLIAIA I FALSI BRACCIANTI SCOPERTI DALL'INPS


LA TRUFFA IN CAMPO

Intercettati 120.000 rapporti di lavoro fasulli, ma è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno vastissimo diffuso nelle regioni del Sud, con la complicità di sindacati e patronati. Le ultime operazioni della Guardia di finanza in Puglia. Scoperte contadine in "maternità "a 80 anni.

Come Cicikov, il cinico mercante russo protagonista del capolavoro di Gogol’, che vaga nelle immense campagne russe acquistando Le anime morte, i servi della gleba, per ottenere aiuti finanziari dallo Stato, così decine di imprenditori agricoli fasulli si aggirano nel grande Tavoliere delle Puglie o nella piana del Sele, reclutando migliaia di braccianti di carta, "anime morte" di un Sud che oscilla tra assistenzialismo e organizzatissime truffe ai danni dello Stato.

L’ultima beffa è stata scoperta in provincia di Salerno: 53 aziende fittizie, 16.000 rapporti di lavoro fasulli, e un danno a carico dell’Inps per 60 milioni di euro. Raggiri talvolta grotteschi, con donne braccianti in "maternità" a 80 anni. «Ma quello che emerge a seguito dei controlli dell’Inps e dalle indagini delle forze dell’ordine è solo la punta dell’iceberg», conferma Francesco Sparagna, direttore centrale della Vigilanza sulle entrate ed economia sommersa dell’Inps. Quanti siano i finti operai agricoli nessuno lo sa di preciso. L’Istituto di previdenza ha scoperto 120.000 rapporti fittizi solo nel 2006. «Il fenomeno è più imponente e si intreccia con la criminalità organizzata», spiega Sparagna.

Tabella: chi froda di più.

Nelle desolate campagne del Sud, nei paesini arroccati sulle montagne, nei caotici borghi delle piane alluvionali del Sele o del Sarno, oppure tra una fiumara e l’altra, chissà quante mani si protendono voluttuose verso il ventre generoso di mamma Inps. A ogni operazione della Guardia di finanza o dei Carabinieri saltano fuori da tutte le parti: 1.000, 2.000, 3.000. Tutti che campano di sussidi ottenuti facendo carte false. «Sono "aziende" che non hanno nemmeno la terra», spiega il colonnello delle Fiamme gialle Antonio Tummillo, 57 anni, capufficio operazioni del Comando regionale della Puglia. «Falsificano tutto: dai contratti d’affitto dei campi agli altri documenti. L’operazione Locus è l’ultima della serie in provincia di Foggia», racconta il colonnello.

A Cerignola (Fg) una banda composta da quattro persone, tra cui un fuzionario Inps, è riuscita a spillare 13 milioni di euro alle casse del nostro Istituto di previdenza. È l’ennesima maxitruffa che nasce dalla costola dell’inchiesta Demetra, che aveva portato all’identificazione di 3.700 falsi braccianti su 40.000 abitanti. «Il trucco sta nella finta attestazione dell’assunzione per lavori agricoli a giornata», dice il colonnello Tummillo. L’impiego minimo, sempre fittizio, può essere della durata di 51 giornate, 101 giornate o 151 giornate… Poi scatta il diritto al sussidio di disoccupazione e a tutte le indennità previste dall’assistenza a carico dell’Inps. 

«Una volta incassati, i quattrini non si riescono a recuperare, perché i lestofanti risultano nullatenenti», dice con amarezza il colonnello. «Le sentenze poi sono pochissime, perché la prescrizione arriva in meno di 10 anni». Insomma, al danno si aggiunge la beffa di vedere ricomparire da qualche altra parte la stessa organizzazione che ha solo cambiato nome e "terreno". Per fortuna, anche l’azione di contrasto degli ispettori Inps e delle forze dell’ordine si intensifica. 

«Qui in Puglia il fenomeno è diffusissimo, e ne abbiamo pure scoperti tanti», dice G.G., 64 anni, a capo di un gruppo di ispettori Inps che sta dando del filo da torcere ai furbi che saccheggiano le casse della previdenza pubblica. Risponde in forma anonima alle nostre domande «perché in Puglia scovare le truffe è rischioso», dice. «Hanno già assaltato la sede di via Putignani a Bari e minacciato il direttore. Però li stiamo stanando», assicura. «Stiamo cambiando l’economia di una regione abituata a vivere di sussidi e di truffe. Solo a Cerignola abbiamo registrato un calo di 4.000 richieste nell’ultimo anno». Il nostro G.G. dice di vivere "scansando" il pericolo. Gira in lungo e in largo Puglia e Basilicata. In pochi anni ha percorso due milioni di chilometri, sempre a caccia di "fantasmi" tra uliveti e campi di grano.

Operazione della Guardia di finanza.
Operazione della Guardia di finanza
(foto Olycom).

Quella valigetta nera

«La nostra è un’attività scientifica», dice, «dobbiamo verificare tutto: nomi, numeri, attingendo a diverse banche dati». La sua "arma" è una valigetta nera che contiene un computer collegato via Internet alla sede centrale dell’Inps. «Sto attento a tutto», confida. «Per esempio, mi ha colpito la dichiarazione di un assessore della Basilicata. Diceva che la sua regione aveva dato lavoro a 18.000 braccianti immigrati dalle vicine regioni. È bastata una ricerca veloce sul computer per scoprire che erano i soliti che si spostavano a caccia di nuovi campi da "arare". Se stiamo ai numeri, sembra che in Puglia e in Basilicata le campagne siano popolate da masse di contadini, come se la rivoluzione verde non ci fosse mai stata. Ma come è possibile?», si chiede. «Oggi, con un trattore e un apposito caricatore, in quattro ore si possono piantare 140.000 piantine di pomodoro. Altro che migliaia di operai chini sui campi. Eppure, l’agricoltura è l’unico settore dove gli occupati sono in aumento. Qui siamo di fronte a migliaia di persone che ogni giorno assaltano la diligenza dello Stato, persone che non hanno le mani callose che si spaccano per il freddo e la fatica», dice con amarezza. Lui che ha iniziato a lavorare a 8 anni e si è laureato a 63 anni in Economia e management e guadagna appena 1.800 euro al mese rischiando la propria incolumità insieme ai 44 colleghi della "task force agricoltura".

Connivenze diffuse

«Il problema è che finora è sembrato tutto normale», aggiunge Sparagna. «Fino al punto che le "giornate" si offrono nelle rivendite di tabacchi. In Calabria c’è stato un periodo in cui entravano in maternità contemporaneamente centinaia di donne braccianti. Le maglie sono ancora troppo larghe, la legge sembra fatta apposta per essere aggirata: dobbiamo pagare le prestazioni assistenziali anche se i contributi non sono stati pagati», precisa il dirigente Inps.

«A tutto questo si aggiunge la carenza di personale», spiega Sparagna. «Gli ispettori sono 1.600, ma l’organico sarebbe di 2.500 unità. Un numero comunque basso rispetto alla reale portata della grande truffa. Nel 2006, abbiamo recuperato 1,6 miliardi di euro. Ogni ispettore frutta un milione di euro all’anno», dice Sparagna che non nasconde l’esistenza di qualche funzionario corrotto, sindacati che chiudono un occhio, patronati che comunque sono felici di incassare 130 euro per ogni pratica, da ogni "anima morta".

Giuseppe Altamore
   
   
FRODI EUROPEE: SIAMO AL PRIMO POSTO

Un piatto molto ricco che fa gola a tanti: sei miliardi di euro distribuiti, soprattutto dall’Agea, acronimo di Agenzia per le erogazioni in agricoltura, la grande "mucca" da cui i nostri contadini mungono la metà del reddito. Senza i provvidenziali aiuti alla viticoltura, all’olivicoltura, ai pascoli, agli ovini, ai caprini e chi più ne ha più ne metta, le aziende agricole sarebbero destinate al fallimento. Sui fondi europei si concentrano interessi non sempre limpidi. Lo testimoniano le indagini dello speciale nucleo dei Carabinieri presso il ministero dell’Agricoltura, le azioni della Guardia di finanza e i controlli del Corpo forestale dello Stato. Così, le truffe in campo sono tante e molto fantasiose.

L’ultima operazione del Corpo forestale si chiama "Pascoli d’oro". Gli agenti hanno smantellato un’organizzazione diffusa in sette regioni, dal Trentino al Lazio, all’Abruzzo e alla Campania. La fantasia dei truffatori in questo caso riusciva a trasformare costoni rocciosi e perfino miniere di bauxite in terreni da pascolo, intascando contributi illeciti per 4.500.000 euro. Un’altra clamorosa frode riguarda gli aiuti del settore vitivinicolo. Con l’operazione "Prosecco sicuro", gli agenti della Forestale hanno scoperto 24.000 ettolitri di vino ottenuto da uva da tavola che riceve sostanziosi aiuti comunitari. Sono solo esempi delle tante frodi che ci proiettano al primo posto in Europa nella hit-parade dei truffatori.

«Siamo al primo posto nella classifica delle frodi, perché abbiamo un sistema di controllo rigoroso», chiarisce Giancarlo Nanni, dirigente dell’Agea. «Il nostro livello di sicurezza e di capacità di indagine è al massimo. Siamo il Paese che denuncia di più: 2.900 dichiarazioni, mentre altri membri della Ue si fermano a tre o quattro casi. Si tratta di irregolarità burocratiche, le truffe vere sono poche, così, alla fine, la magistratura azzera tutto, perché all’80 per cento dei casi rilevati come irregolarità sono solo errori materiali. Comunque l’agricoltore vero non bara». Anche le truffe sono irregolari.

G.A.


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