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«Prima il vuoto, poi la luce. Prima un disagio profondo verso la vita, poi la scoperta di una spiritualità essenziale e spoglia, capace di colmare per intero il vuoto esistenziale e religioso dell’uomo Charles de Foucauld, fino a portarlo alla più radicale sequela del Maestro: la morte violenta per amore». Arturo Paoli, missionario in America latina per oltre 40 anni, tratteggia con queste parole la conversione di chi ha ispirato la congregazione religiosa dei Piccoli fratelli, della quale fa parte.
«Era un militare della Legione straniera francese, di famiglia benestante, amante della bella vita. È stata la sua professione a portarlo in Marocco. Dovette entrarvi da clandestino, perché la monarchia del tempo proibiva ai musulmani di intrattenere rapporti con i cristiani. Malgrado questo divieto, e malgrado la sua missione "ufficiale", Charles rimase profondamente scosso dall’ospitalità che ricevette nelle case più umili, un’accoglienza che non conosceva e che lo commosse».
«Sì, ha conosciuto l’unico Dio attraverso l’esempio che gliene hanno dato i musulmani. Per questo le Fraternità nate dalla sua ispirazione considerano tutte le persone come fratelli».
«L’ha scoperto di ritorno dal Marocco, quando incontrò l’abbé Huvelin, che gli fece conoscere Cristo. Il suo bisogno di essenzialità lo portò a identificarsi con l’immagine di Gesù come Colui che ha scelto l’ultimo posto tra gli uomini, nella povertà estrema».
«Io incontro molti gruppi di giovani nella casa di spiritualità che mi ha offerto la diocesi di Lucca, intitolata a Charles de Foucauld. Vedo che i giovani si appassionano a quello che impegna profondamente la loro vita».
«In qualunque percorso è impossibile arrivare alla meta senza inciampi. L’insegnamento spirituale delle Opere paragona la nostra vita – spirituale ma anche umana – a un’ascensione in montagna. A volte capita di sbagliare sentiero e dover tornare indietro, si perde tempo, ci si scoraggia. Chi aspira a raggiungere la meta non può fare a meno di confrontarsi con queste fatiche».
«In questa epoca di affermazione monolitica del capitalismo, il posto che lui suggerisce alla Chiesa è la difesa dei poveri e delle vittime. Viviamo in un mondo di guerre combattute con le armi, ma anche con l’economia che produce miseria, disperazione, violenza, morte».
«Lui desiderava seguire Gesù fino all’esperienza della croce, che rappresenta il dono totale all’umanità. Desiderava dimostrare che la sua scelta di seguire Gesù non aveva limiti. Per questo noi celebriamo il suo anniversario non con lutto, ma con gioia».
«In passato certe teologie hanno sostenuto che Dio ha mandato suo figlio come agnello innocente al macello. Questo non è vero. L’accettazione della morte da parte di Gesù, come quella dei martiri, è espressione di una pienezza di amore respinta dall’umanità. La loro grandezza non è aver pagato con la vita la fedeltà a una dottrina o a un ideale, ma aver vissuto fino alle estreme conseguenze la sfida contro la violenza e l’egoismo. La violenza si vince solamente con il dare sé stessi per amore. L’ispirazione all’amore preclude qualunque deriva fondamentalista e ideologica». Silvia Pettiti
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