Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

   

 
Attualità.
di Antonio Sciortino


IL BLOG DEL 2007 / EDITORIALE

LE FOTO DI UN ANNO DELLA NOSTRA VITA

Un anno della nostra vita ripercorso attraverso le immagini dei fotoreporter dell’Ansa, la maggior agenzia giornalistica italiana. Un anno difficile, di transizione, in cui si è sentito anche in Italia il "morso" della globalizzazione e delle superpotenze emergenti Cina e India, con la loro impetuosa crescita economica che ha portato in questi due subcontinenti benessere ma anche acuito squilibri e disuguaglianze sociali. Un anno in cui si sono visti pochi progressi nel Terzo Mondo e nel continente malato, l’Africa, con le sue continue e immani tragedie in Darfur e in Somalia, ma anche di qualche timida speranza nel campo della scienza e delle conquiste sociali.

Qui diamo conto di tanti avvenimenti: le buone e le cattive notizie, i successi nello sport, nella medicina, nell’arte e nella cultura, le tragedie e i delitti che hanno insanguinato il nostro Paese e il mondo, l’apostolato del Pontefice e il cammino della Chiesa, i personaggi emergenti e quelli che ci hanno lasciato, come il grande tenore Pavarotti, senza la pretesa di completezza, ma cercando di "leggere" il corso degli avvenimenti. Per raccontare il 2007 ci siamo ispirati graficamente alla Rete Internet e ai blog, questi piccoli siti personali che si stanno moltiplicando in tutto il pianeta. Alla base di questa scelta ci sono diverse ragioni, non ultima il fatto che ogni blog ha una scansione rigorosamente temporale, in forma di diario, utile quindi all’esposizione mese per mese, giorno per giorno.

Ma vi sono motivi più pregnanti e profondi: il blog è diventato uno strumento di partecipazione, un’espressione nuova, moderna, utile e pericolosa allo stesso tempo come tutti i mass media. In Italia è esploso con il famoso "V-day" del cabarettista dell’antipolitica Beppe Grillo, ma era già presente in Internet da tempo. Un fenomeno cui Famiglia Cristiana ha dedicato recentemente un’inchiesta di copertina. I blog ormai sono parte attiva della nostra epoca e con questo fenomeno le nuove e le vecchie generazioni sono chiamate a confrontarsi. A tutti i lettori l’augurio di buon anno!

Antonio Sciortino
  
    

MA ORMAI IN EUROPA C'E' TROPPA RESSA

Buffa cosa, l’Unione europea! Prima si abbuffa e poi si mette a dieta, prima s’allarga e poi si cuce addosso abiti aderenti. D’altra parte ha compiuto 50 anni proprio nel marzo del 2007 e si sa, a questa età, abbiamo tutti le nostre botte di vanità.

Il 1° gennaio 2007 Bulgaria e Romania sono entrate a pieno titolo nella Ue, ultimo atto dell’allargamento (appunto) verso Est e verso Sud cominciato nel 2004, quando entrarono Polonia, Slovenia, Ungheria, Malta, Cipro, Lettonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca e Slovacchia. Una scorpacciata dura da digerire. Le polemiche sulla Costituzione, i dissidi politici, la sindrome dell’idraulico polacco che avrebbe strappato il lavoro ai poveri europei comunitari… In qualche caso fantasmi, come per il famoso idraulico: i polacchi se ne sono rimasti a casa dove, grazie ai fondi Ue, sono spuntati 600 mila posti di lavoro in più. In altri casi, amare realtà: con la Romania le cose non sono andate troppo bene, in Italia siamo arrivati a un decreto sulla sicurezza quasi su misura per un’immigrazione ormai libera da visti, però inquinata da pericolose componenti randage e criminali.

Ma la parola d’ordine era allargarsi. Il prezzo più salato è stata la paralisi nelle decisioni. Occorreva l’unanimità per tutto e bastavano i gemelli Kazcynski per bloccare, a nome della Polonia, anche una banale giornata contro la pena di morte. Così l’Ue ha chiuso il 2007 cercando di dimagrire. A Lisbona, il 13 dicembre, è stato firmato un trattato che intima: meno deputati (da 785 a 750 nel 2009), basta con l’unanimità (le decisioni saranno prese con il 55 per cento degli Stati e il 65 per cento della popolazione comunitaria), meno commissari (i "ministri" Ue) e presidenza più forte.

A partire dal 2014, però. Come in tutte le diete, si decide subito e si comincia dopo.

Fulvio Scaglione
   

SPORT, L'ANNO DELLA RAGIONE

Buffa cosa, l’Unione europea! Prima si abbuffa e poi si mette a dieta, prima s’allarga e poi si cuce addosso abiti aderenti. D’altra parte ha compiuto 50 anni proprio nel marzo del 2007 e si sa, a questa età, abbiamo tutti le nostre botte di vanità.

Il 1° gennaio 2007 Bulgaria e Romania sono entrate a pieno titolo nella Ue, ultimo atto dell’allargamento (appunto) verso Est e verso Sud cominciato nel 2004, quando entrarono Polonia, Slovenia, Ungheria, Malta, Cipro, Lettonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca e Slovacchia. Una scorpacciata dura da digerire. Le polemiche sulla Costituzione, i dissidi politici, la sindrome dell’idraulico polacco che avrebbe strappato il lavoro ai poveri europei comunitari… In qualche caso fantasmi, come per il famoso idraulico: i polacchi se ne sono rimasti a casa dove, grazie ai fondi Ue, sono spuntati 600 mila posti di lavoro in più. In altri casi, amare realtà: con la Romania le cose non sono andate troppo bene, in Italia siamo arrivati a un decreto sulla sicurezza quasi su misura per un’immigrazione ormai libera da visti, però inquinata da pericolose componenti randage e criminali.

Ma la parola d’ordine era allargarsi. Il prezzo più salato è stata la paralisi nelle decisioni. Occorreva l’unanimità per tutto e bastavano i gemelli Kazcynski per bloccare, a nome della Polonia, anche una banale giornata contro la pena di morte. Così l’Ue ha chiuso il 2007 cercando di dimagrire. A Lisbona, il 13 dicembre, è stato firmato un trattato che intima: meno deputati (da 785 a 750 nel 2009), basta con l’unanimità (le decisioni saranno prese con il 55 per cento degli Stati e il 65 per cento della popolazione comunitaria), meno commissari (i "ministri" Ue) e presidenza più forte.

A partire dal 2014, però. Come in tutte le diete, si decide subito e si comincia dopo.

Gian Paolo Ormezzano
   

IL RITORNO DEI CATTOLICI IN POLITICA

Le date più singolari del 2007 in Italia, politicamente parlando, sono il 12 maggio, in cui si è celebrato il "Family Day", e il 14 ottobre, quando si votò per le primarie del Partito democratico e Walter Veltroni ne uscì eletto come segretario: fra le due date, lo scioglimento dei precedenti partiti confluiti nel Pd, i Ds e la Margherita. Avvenimenti che ci sembrano importanti, anzi decisivi, per due ragioni. Il 12 maggio ha segnato il ritorno dei cattolici in quanto tali nella politica reale del Paese, dopo la fine della Democrazia cristiana e in difesa di alcuni principi e valori "naturali" in una società in grave crisi di identità morale. Il 14 ottobre, almeno nelle intenzioni, ha assunto il senso di un cambiamento profondo nella contesa democratica, cominciando dal superamento (certo non facile e per ora soltanto avviato) del passato comunista del maggior partito della sinistra. Naturalmente c’è stato anche molto altro, nel 2007. La nascita del Pd ha preceduto di qualche settimana lo sconvolgimento delle alleanze nel Centrodestra, impegnato fino a quel momento invano nel tentativo di "mandare a casa" il Governo Prodi, con l’annuncio del nuovo Partito del popolo delle libertà da parte di Berlusconi; il quale ha aperto con Veltroni un dialogo che dovrebbe portare, nelle intenzioni del Cavaliere, a una nuova legge elettorale per consentire al più presto nuove elezioni. Nel frattempo sono trascorsi dodici mesi in cui il Governo e la sua fragilissima maggioranza al Senato sono stati costantemente sotto tiro per gravi questioni irrisolte: in politica estera (la missione militare in Afghanistan, il raddoppio della base Usa di Vicenza) e interna (pensioni, welfare, tasse, liberalizzazioni, scandali finanziari con riflessi politici e giudiziari, aumento della povertà).

Beppe Del Colle
   

L'ANNO DI "SARKO"

Forse non potrà fregiarsi del titolo mondiale di "uomo dell’anno", ma non c’è dubbio che il 2007 sarà ricordato in Francia (e probabilmente in Europa) come l’anno di Nicolas Sarkozy. Dalla vittoria nell’elezione presidenziale il 6 maggio (contro la socialista Ségolène Royal), fino alle polemiche roventi che hanno dilaniato Parigi in occasione della controversa visita del leader libico Gheddafi, Sarkozy ha prepotentemente occupato la scena politica e mediatica. Persino la sua vita privata si è trovata sotto i riflettori, per la tormentata vicenda coniugale mestamente conclusasi in ottobre con un divorzio (il primo di un presidente della Repubblica francese in carica) dalla bella moglie Cecilia. Coppie e carriera politica non vanno bene insieme, visto che anche Ségolène ha pagato la sfortunata corsa all’Eliseo con la separazione da François Hollande, segretario del Ps e suo compagno (di vita e di partito). Sarkozy ha cercato di compensare le disavventure coniugali impegnandosi in un’attività frenetica, tanto che la stampa satirica lo ha soprannominato "onnipresidente".

Con Cecilia (prima del divorzio) è volato a Tripoli per far liberare le infermiere bulgare imprigionate da Gheddafi.

Poi è andato in Ciad dove ha ottenuto la liberazione di tre giornalisti francesi e di quattro hostess spagnole coinvolti nella brutta faccenda dei falsi orfani del Darfur. L’ha spuntata contro i sindacati gestendo in prima persona la riforma delle pensioni. Ha partecipato a tutti i summit europei. Ha firmato contratti per la vendita di aerei, centrali atomiche e materiale bellico alla Cina, alla Libia, all’Algeria. Il suo iperattivismo piace ai francesi, ma c’è una nota stonata: molti gli rimproverano, oltre al suo filoamericanismo, la compiacenza eccessiva nei riguardi di personaggi non proprio frequentabili come Gheddafi, Chavez e Putin.

Paolo Romani
    

LE SPERANZE (TRADITE) DELLA FAMIGLIA

Che maggio sia stato il mese della famiglia è innegabile: in una manciata di giorni due importanti eventi, senza precedenti, la straordinaria festa romana del Family Day e l’interessante Conferenza nazionale fiorentina sulla famiglia. Il 12 maggio protagoniste in piazza migliaia e migliaia di mamme, papà, figli, nonni, che per la prima volta rendono visibile la realtà delle famiglie vere, quelle che quotidianamente affrontano le tante fatiche e responsabilità di una vita, troppo spesso mal descritta e mal interpretata nei salotti "che contano" e in quelli mediatici. A fine mese, invece, i protagonisti sono gli esperti e i politici, guidati dal primo ministro della Famiglia della Repubblica. Rosy Bindi ha caparbiamente voluto questo grande incontro in cui si ribadisce quello che tutte le ricerche ribadiscono da tempo: la famiglia tiene in piedi la società; la società in cambio, se va bene, la ignora nei fatti, quando non la punisce con leggi e politiche che tengono in conto solo i singoli individui. Promesse se ne sentono tante, a cominciare da quella di Romano Prodi di riservare «i due terzi dell’extragettito alle politiche per la famiglia». Nonostante a questi inviti ad avere

pazienza e ad aspettare tempi migliori si sia abituati, qualcuno ci butta il cuore, convinto che la primavera del 2007 possa portare qualche frutto significativo. Famiglia Cristiana collabora con un’iniziativa speciale chiedendo ai propri lettori quali siano le priorità e le urgenze. Le risposte confermano che un fisco a misura di famiglia è il primo passo da compiere. Ma con l’arrivo dell’autunno si capirà presto, per ammissione del medesimo ministro Bindi, che la Finanziaria non va certo in questo senso e neppure i nuovi provvedimenti sull’Ici. L’anno si chiude con le urgenze di sempre: Dico, Cus e unioni varie...

Renata Maderna
   

AMERICA LATINA, IL GRANDE RISVEGLIO

Diritti umani e resa dei conti con il passato, riscatto dell’identità indigena e lotta alle diseguaglianze: nel 2007 l’America Latina è in fermento. La Colombia di Uribe prende di petto la questione degli ostaggi delle Forze armate rivoluzionarie (Farc), in particolare di Ingrid Betancourt, militante per i diritti umani e fondatrice del Partido verde oxígeno, sequestrata nel 2002.

La vicenda coinvolge la diplomazia internazionale, da Chávez a Sarkozy, mentre a fine novembre un video mostra la Betancourt sofferente, ma viva. Dalla Bolivia parte la battaglia per i diritti degli indigeni: il Paese approva la nuova Costituzione che conferisce più poteri alla maggioranza autoctona e a Evo Morales la possibilità di farsi rieleggere per due mandati di cinque anni l’uno. Bruciante sconfitta, invece, per l’utopia demagogica socialista e rivoluzionaria di Hugo Chávez: a dicembre il Venezuela boccia, in un referendum, la riforma costituzionale che darebbe ulteriori poteri al presidente. Un respiro di democrazia contro la pericolosa deriva autoritaria di Chávez, che pochi mesi prima ha messo a tacere Rctv, una Tv d’opposizione. Per alcuni Paesi è il momento di guardare in faccia le passate dittature: l’Argentina chiede giustizia dei crimini commessi dal regime di Jorge Rafael Videla; anche il Perú – ad agosto sconvolto da un terribile terremoto – porta alla sbarra l’ex presidente Alberto Fujimori. L’anno si chiude con una svolta economica: i presidenti di Argentina, Brasile, Venezuela, Bolivia, Ecuador e Paraguay – ospiti a Buenos Aires della "presidenta" Cristina Kirchner – firmano la nascita della Banca del Sud: un’alternativa tutta latina al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale. Finita ormai l’era della dipendenza assoluta dagli Stati Uniti, l’America Latina ne comincia un’altra: quella di un continente più unito e solidale. Ce la farà?

Giulia Cerqueti
   

TRE REGINE PER SETTE NOTE

Tre interpreti femminili hanno dominato la scena per tutto il 2007 e sono ancora presenti nelle hit di fine anno. Sono tre "fenomeni" che non si possono paragonare tra loro ma si equivalgono per personalità e popolarità.

Laura Pausini, per esempio, era già al primo posto nella hit-parade della prima settimana di gennaio, c’è rimasta ed è saldamente presente ancora a dicembre. Il suo disco, Io canto, non solo è stato il più venduto, ma le è valso anche il secondo Grammy Award, l’Oscar della musica americano. Un vero trionfo per la ragazzina che sbarcò a Sanremo con La solitudine: «Marco se n’è andato e non ritorna più». Ricordate? con tanti sogni e poche speranze. Altra regina è Elisa (all’anagrafe, di cognome fa Toffoli): anche lei ha occupato la classifica per tutte le cinquantadue settimane e c’è ancora. Addirittura vi è rientrata con un disco "speciale" che propone un suo concerto dal vivo. Ora Elisa ha consegnato gli arrangiamenti delle musiche di Hair, il musical più popolare di tutti i tempi (è andato in scena per la prima volta a Broadway il 29 aprile 1968). Elisa ha creato gli adattamenti per la nuova edizione, prodotta dall’unione di tre teatri, il Politeama genovese, il Teatro Smeraldo di Milano e il Teatro Colosseo di Torino, dove il musical debutterà il prossimo 19 febbraio.

Le canzoni resteranno nella lingua originale, i testi saranno tradotti in italiano. Terza superstar della stagione è Gianna Nannini, dominatrice delle classifiche con il suo album, Giannabest, altra macina record di vendita. Senza allontanarsi dal mercato, ha scritto un’opera basata sulla storia di Pia de’ Tolomei, e, tanto per cambiare, anche la sua colonna sonora è andata in classifica. Tre regine per sette note: e sui loro regni sembra non tramonti mai il sole.

Gigi Vesigna
    

LA REALTA' ORMAI E' DIVENTATA UN REALITY

Non è un segno di professionalità e inventiva, anzi di solito indica pigrizia. Ma si può capire che ogni tanto, per occasionali carenze di merce fresca, le varie rubriche televisive di chiacchiera e approfondimento rimettano in circolo qualche storia datata. Dovrebbe essere però un caso, non un’intenzione.

Si può anche capire che certi fattacci di cronaca nera comportino echi e risvolti che si prolungano nel tempo, tanto da richiedere qualche aggiornamento. Ma, di nuovo, è questione di sensibilità e misura. Rimestare materia scontata, contrabbandare roba vecchia come fosse novità, insistere sui dettagli più morbosi e trucibaldi, dilatare per ore analisi vere o finte che potrebbero esaurirsi in pochi minuti, tutto questo non è informazione. È speculazione. Tanto meno esistono sensibilità e misura quando i fluviali commenti in televisione sono seguiti, e talvolta addirittura preceduti, da iniziative di gente dello show. Per il delitto di Cogne, per i bambini di Rignano Flaminio i manager si erano limitati ad assistere. Ma per le ragazze uccise a Garlasco e Perugia, ecco gli intermediari che avvicinano le gemelle, ecco quegli altri che ingaggiano il congolese in attesa di spostare la telecamera sull’ivoriano, in un circuito perverso che trasforma la realtà in un reality. Per non parlare del rom ubriaco, prossimo a diventare star per aver travolto quattro innocenti: e aspettiamo adesso le ragazze che hanno massacrato la suora, libere ormai e appetibili prima e dopo il Tg. Sviluppi inevitabili, d’altronde, in un Paese dove giustizia e comune buonsenso vanno a rotoli. Da noi si può ammazzare il figlioletto, beccarsi virtualmente mezzi ergastoli e starsene comodi a casa aspettando indulti e prescrizioni. Seguiti, è ovvio, da una festosa rentrée in televisione.

Giorgio Vecchiato
   

  Benedetto XVI e la Parola

Forse il punto centrale dell’anno di Benedetto XVI si può collocare geograficamente sulla grande spianata sotto la basilica di Loreto. Mezzo milione di giovani alzavano al cielo, contro la luce che tramontava, ognuno un telo di lino bianco, simbolo della veste del Battesimo. Era atteso Joseph Ratzinger alla prova di Loreto. La regia della Conferenza episcopale italiana aveva previsto un dialogo e non è facile dialogare davanti a una folla sterminata. Più semplice è tenere un discorso. Ma lui ha messo in campo il suo carisma di uomo abile a usare le parole e ha detto che il «Vangelo non ha periferie», e che «la Chiesa è fonte di libertà e non un centro di potere». Poi ha invitato i giovani ad andare «controcorrente», vigilanti e critici: «Nessuno di voi si senta marginale, nessuna vita è senza importanza e senza senso, siete tutti veramente importanti, protagonisti, perché siete al centro dell’amore di Dio». Se c’è un filo che Benedetto XVI ha tessuto lungo tutto l’anno nei viaggi, in Brasile e a Vienna, nei discorsi e nei documenti, fino all’enciclica, fino al messaggio sulla pace di Capodanno, esso intreccia l’idea di una Chiesa amica, vicina, diffusa, esattamente il contrario di come molti media l’hanno raccontata insistendo su privilegi presunti, che condizionano e limitano la libertà degli Stati e della politica. E le parole più chiare le ha dette ai giovani italiani a Loreto. Il Papa ha fatto ogni sforzo per riportare al centro la Parola e i suoi primi testimoni. Le catechesi del marcoledì, dedicate ai Padri della Chiesa, sono state lezioni straordinarie.

E confermano lo stile narrativo del pontificato di Ratzinger, che obbliga ognuno a fare i conti con la Parola.

Alberto Bobbio
   

E rom diventa sinonimo di paura

Dopo mesi di borbottii, salta il coperchio della pentola. Lo fa saltare l’uccisione di Giovanna Reggiani da parte di un rom a Tor di Quinto. Rabbie, pregiudizi e timori reali esplodono nell’insofferenza per i nomadi in crescita da gennaio, con l’ingresso della Romania nella Ue e l’aumento di rom romeni in Italia, non più frenati da visti. La sicurezza diventa il primo tema nazionale, un calderone nel quale si getta di tutto, mentre i fenomeni epocali richiederebbero diagnosi e prognosi " fredde". C’è chi dice: «È insicurezza percepita», e cita la diminuzione di crimini o delitti efferati e italianissimi. C’è chi risponde: «È insicurezza vera», e ricorda la barbara uccisione dei due coniugi del Trevigiano in estate, per la quale sono stati arrestati due albanesi e un romeno. O il rom ubriaco che ha falciato quattro ragazzini in Umbria. È fondato lo spettro della caccia al nomade, capro espiatorio di altre rabbie sociali. Lo evocano l’incendio di un campo nomadi vicino a Milano, le aggressioni a rom da parte di fanatici dopo l’assassinio di Giovanna Reggiani, le ronde leghiste qui e là. Va ricordato che gli "zingari" pagano in proprio la loro miseria: in estate quattro bambini rom sono bruciati nell’incendio della loro casupola a Livorno. Due erano disabili.

Chi abita vicino a campi nomadi irregolari e incontrollati lamenta furti, mancanza d’igiene, paure. Succede spesso nelle periferie, dove problema si somma a problema. Ma quando i rom non sono troppo numerosi e associazioni e operatori illuminati li seguono con costanza, aumentano i loro figli istruiti e inseriti nella vita moderna. Sono bambini come gli altri e hanno diritto all’infanzia e a un futuro.

Rosanna Biffi
   

Dodici mesi che ci sono costati cari

Chissà se Mister Prezzi riuscirà a mettere ordine nella babele del carovita, tra tariffe dei servizi pubblici che volano e pane e pasta con rincari da record. Ma è molto probabile che l’ennesima trovata del Governo, nel tentativo di domare il mercato, finisca per essere quasi una beffa. Tutti sanno che i prezzi sono liberi e il calmiere non esiste più da una ventina d’anni. Alla radice dei rincari, semmai, c’è un’economia che stenta a tenere il passo con la modernità. L’Italia è ostaggio delle corporazioni, come quella dei camionisti o dei tassisti che a Roma sono riusciti a imporre un aumento del 18 per cento. Poi ci sono i cartelli. Banche, compagnie di assicurazione e petrolieri sono già stati pizzicati dall’Antitrust, perché si erano messi d’accordo (formando un cartello) imponendo contratti e prezzi, in barba al principio della concorrenza. Solo le famiglie non riescono a fare lobby, a formare un "cartello", per ottenere condizioni almeno pari a quelle dei Paesi europei più evoluti, come la Francia. Così, il 2007 rimarrà nella memoria collettiva come l’anno dell’attacco concentrico alle esauste finanze familiari. Sono cinque i livelli di tassazione che si accaniscono sui magri salari di operai, impiegati e parte della classe media. Quattrini prelevati alla fonte o richiesti con minacciosi bollettini postali. Ma oltre al fisco vorace, ci si è messa pure la Banca centrale europea che, saltando di mezzo punto alla volta, ha portato i mutui a tasso variabile di 530.000 famiglie sull’orlo di una crisi finanziaria che si annuncia durissima. Insomma, non ci siamo fatti mancare nulla, mentre una ricerca Aires-Cgil annuncia che dal 2002 al 2007 i salari reali hanno registrato un collasso del potere d’acquisto di 1.210 euro, come se un operaio avesse lavorato un mese solo per pagare l’inarrestabile corsa dei prezzi, le tasse e il tasso variabile dei mutui fondiari.

Giuseppe Altamore
   

L’inaudito potere di quelle donne

Il 2007 è stato l’anno delle donne al potere. Così dicono gli osservatori delle cose del mondo, e hanno ragione se ci si ferma alle tante che hanno occupato le cronache politiche. Come la presidente argentina Christina Kirchner, la cilena Michelle Bachelet, la francese Ségolène Royalche ha perso, è vero, la corsa all’Eliseo, ma si è affermata come concorrente "tosta". Poi c’è Hillary Clinton, la cui presenza sotto i riflettori batte tutti i record, avendo annunciato la sua candidatura il 20 gennaio del 2007 in una campagna elettorale che, fino alle elezioni del novembre 2008, sarà la più lunga della storia americana. Ma ce ne sono altre due da non dimenticare. Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana, è apparsa da lontano dietro la cancellata della sua casa di Rangoon, dove la giunta militare la tiene confinata da 12 anni. Per la prima volta durante la dittatura, una protesta di massa ha sconvolto la Birmania. Centinaia di monaci buddhisti sono usciti dai loro conventi e hanno invaso le strade formando fiumi di tuniche rosse per dire di no ai generali del Governo. I monaci battevano le ciotole con cui mendicano il riso secondo la loro regola, non gridavano slogan, marciavano quieti e determinati. Queste erano le armi della loro nonviolenza. E un giorno è apparsa da dietro i cancelli l’eroina della resistenza. La sua unica presenza fisica s’era espressa finora attraverso le note del suo pianoforte che filtravano dalle finestre, estrema sfida per dire: «Sono ancora viva e non mollo». Aung San Suu Kyi, 62 anni, premio Nobel per la pace nel 1991, figlia di un generale assassinato dalla giunta militare, cresciuta in Inghilterra, è tornata in Birmania per guidare l’opposizione raccolta nella Lega nazionale per la democrazia. La Lega vinse le elezioni nel 1990 con l’82 per cento dei voti, i generali annullarono le elezioni. Da allora è prigioniera, il marito è morto lontano otto anni fa, i due figli sono cresciuti senza di lei. Con quella sua foto dietro il fiume dei monaci, ripete: «Sono ancora viva e non mollo».

Da un silenzio di anni esce la foto di Ingrid Betancourt. Sta seduta su un tronco nel buio di una foresta, i capelli lunghi le scendono sul petto, una catena le stringe il polso. Anche lei dice con questa immagine: «Sono viva». Rapita nel febbraio 2002, Ingrid è ostaggio dei guerriglieri delle Farc, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia. Ingrid è cresciuta a Parigi. Ha sposato un diplomatico, hanno due figli, Melanie e Lorenzo. Quando ritorna in Colombia, fonda il "Partido verde oxígeno" e viene eletta deputata nel ’94. Nel 2002 si candida alle elezioni presidenziali ed è allora che le Farc la sequestrano. Comincia un’infinita storia di trattative tra Governo e guerriglieri, senza risultato. In pochi credono che la Betancourt sia sopravvissuta ad anni di privazioni disumane. Ma ai primi di dicembre 2007 arriva la sua foto. Le storie di queste due donne, vittime di oppressioni brutali, lasciano agghiacciati e ammirati.

La loro forza politica sta sotto lo zero. Ma la loro forza morale è immensa. Annullate fisicamente, conservano intatta la capacità di resistenza.

E questo è il loro inaudito potere.

Franca Zambonini 


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