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Al centro.
di Carlo Remeny
foto AP


LIBANO
DOPO L ASSASSINIO DEL GENERALE FRANÇOIS AL HAJJ


L’ESERCITO
NEL MIRINO

L’uccisione dell’ufficiale dimostra che qualcuno vuole indebolire le forze armate. Come, forse, anche l’indicazione del generale Suleiman alla presidenza.

Non è più nemmeno la presidenza della Repubblica la posta in palio in Libano, bensì l’unica istituzione che si è salvata in questi anni da un’astiosa lotta alimentata da forze straniere: l’esercito.

Se dal 2005 il Paese non è scivolato nello scontro a tutto campo, nonostante le devastazioni del conflitto del 2006, gli attentati terroristici, la battaglia a Tripoli con gli islamici militanti durata tutta l’estate scorsa, un Governo delegittimato, una presidenza a lungo vacante, lo si deve alle forze armate libanesi che sono rimaste unite e neutrali.

Questo esercito è stato colpito pesantemente il 12 dicembre scorso con l’assassinio del generale François al Hajj, responsabile delle operazioni militari presso lo Stato maggiore, l’ufficiale che ha guidato l’assedio ai miliziani islamici a Tripoli. Beirut ne ha viste di tutti i colori in tre anni, ma un attacco terroristico ai vertici militari è una novità.

Polizia davanti al Parlamento.
Polizia davanti al Parlamento.

Con l’uccisione di al Hajj si è entrati nella fase del tentativo di destabilizzazione dell’Esercito con un probabile obiettivo: sgomberare il terreno dall’ultima difesa dello Stato. Senza le forze armate coese, in Libano non rimangono che le singole comunità, ciascuna con le proprie milizie e le proprie rivendicazioni. Uno scenario perfetto per gli apprendisti stregoni.

Al Hajj, cristiano maronita, ucciso da una bomba fatta esplodere a distanza al passaggio della sua auto, era già considerato in qualche modo il futuro comandante dell’esercito. Avrebbe sostituito il generale Michel Suleiman, che lo ha guidato dalla fine degli anni Novanta, chiamato ora a ricoprire la carica di presidente.

Anche la repentina decisione di optare per Suleiman da parte della maggioranza parlamentare libanese ha destato non poca sorpresa a Beirut, vista la precedente perplessità espressa sul suo conto dallo stesso schieramento politico.


Un soldato libanese mostra una fotografia del generale François al Hajj ai funerali dell’ufficiale, ucciso a Beirut in un attentato il 12 dicembre.

Qualcosa è comunque cambiato e dalla sera alla mattina Suleiman si è ritrovato come il candidato più gettonato. Fonti vicine alle forze armate hanno fatto notare che destinarlo a un incarico prevalentemente protocollare, come quello del presidente, può rientrare nel disegno di voler svuotare l’esercito.

Al problema della successione qualcuno ha pensato di porre... rimedio, assassinando il generale al Hajj. Che la sua uccisione abbia toccato tasti sensibili lo si è capito da quanto sia rimasto scosso il generale Michel Aoun, leader storico dei cristiano-maroniti, a capo del Libero movimento patriottico, oggi colonna dell’opposizione, il quale senza esitazione ha accusato il Governo libanese, quello appoggiato dalle cancellerie di mezzo mondo, di non essere estraneo al crimine: «Siamo abituati a vedere un gruppo che sfrutta il crimine politico a livello locale e internazionale ogni volta che un crimine viene compiuto», ha detto il generale Aoun. «Utilizzare il crimine ed esentare sé stessi dalle responsabilità indica un complotto tra il beneficiario del crimine e gli esecutori del crimine, i quali potrebbero essere gli stessi... Sospettiamo che coloro che dovrebbero difenderci ci uccidano... Questi crimini non sono distanti dal Governo libanese».

La scena dell'attentato, in un sobborgo cristiano di Beirut, nel quale è rimasto ucciso il generale al Hajj.
La scena dell’attentato, in un sobborgo cristiano di Beirut,
nel quale è rimasto ucciso il generale al Hajj.

Gli ex nemici oggi al potere

Aoun e al Hajj hanno combattuto fianco a fianco numerose battaglie negli anni Ottanta, quando Aoun era a capo dell’esercito e al Hajj un suo aiutante. Tra i nemici di quegli anni c’erano le Forze libanesi, cristiano-maronite anch’esse, accusate di numerosi attentati e di collaborazionismo con le forze di occupazione israeliane. Oggi le Forze libanesi sono al potere a Beirut, membri della maggioranza che governa.

Ma durante gli anni della guerra civile Aoun e al Hajj hanno fronteggiato anche le milizie del druso Walid Jumblatt, anch’egli influente membro dell’attuale maggioranza, e hanno combattuto pure contro i siriani. Aoun è stato poi costretto all’esilio, mentre al Hajj, rimasto in ombra per qualche anno, è riemerso con forza una decina di anni fa.

Il generale Michel Suleiman, capo di Stato maggiore delle forze armate, chiamato alla carica di presidente.
Il generale Michel Suleiman, capo di Stato maggiore delle forze armate,
chiamato alla carica di presidente.

Originario del Libano meridionale, del villaggio di Rmeish, a due passi dal confine israeliano, al Hajj, come tutti gli abitanti dell’area, a un certo punto ha dovuto scegliere: stare con o contro Israele. Il generale ha scelto quest’ultima strada. Eppure le forze di occupazione israeliane, che nell’area di Rmeish sono rimaste sino al maggio 2000, gli avrebbero persino offerto il comando del famigerato Esercito del Libano del Sud, un’armata di collaborazionisti locali al servizio degli occupanti, che reclutava, se necessario, strappando con la forza i ragazzi alle famiglie della zona. Al Hajj rifiutò. La casa della famiglia a Rmeish fu bombardata, come pure l’auto con l’ufficiale a bordo.

Una fonte vicina ai militari ha voluto essere esplicita. Tra la fine di ottobre e i primi di novembre Hezbollah ha organizzato un’autentica esercitazione nel Libano del Sud, nonostante la presenza delle forze internazionali, senza però l’utilizzo di armi, né di uniformi, per non violare la risoluzione Onu che ha posto fine alla guerra del 2006. L’esercito avrebbe chiuso un occhio su istruzione del generale al Hajj. Questo potrebbe essergli costato la vita.

Carlo Remeny

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