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Cinema.
di Maurizio Turrioni


CINEMA
"BEE MOVIE", IL CARTONE IN ANIMAZIONE DIGITALE 3D FIRMATO DALLA DREAMWORKS


RIBELLE COME UN’APE

Che succede se il fuco Barry s’invaghisce di Vanessa, fioraia birichina? Di tutto, se lei ha il caratterino di Renée Zellweger.

Una ragazza dal carattere pungente. È Vanessa, la coprotagonista di Bee Movie, il cartoon lanciato a pioggia per le feste natalizie dalla DreamWorks in 400 sale italiane.

Anticonformista, sensibile, convinta ambientalista, Vanessa fa la fioraia in un negozietto di New York ed è alquanto stufa del rapporto col suo fidanzato, il palestrato Ken. Avanti un altro? Beh, la cosa non è poi così semplice se l’"altro" è... un’ape. Maschio, certo, ossia un fuco. Ma sempre di un minuscolo, graziosissimo insetto a strisce gialle e nere si tratta. Pure Barry, per la verità, è un tipo alquanto originale per il suo gruppo: finito il college (l’alveare funziona proprio come una città in miniatura), dovrebbe prendere il suo posto nel ciclo produttivo del miele, ma ha altro per la testa. Vola via alla scoperta del mondo.

Rischia più volte di finire spiaccicato tra palle da tennis, giornali agitati da umani isterici, tergicristalli, poi incontra Vanessa. Lei gli salva la vita e lui, in cambio, le svela il segreto: le api parlano, sono intelligenti e lui è la sua... anima gemella! Per nulla spiazzata, Vanessa si confida: ridono delle reciproche assurde fisime, degli esseri umani e delle api. Finché, però, Barry scopre il segreto degli uomini: mangiano il miele e ci lucrano sopra! Sono millenni che le api vengono derubate del loro prodotto. Così, spalleggiato da Vanessa e dagli ecologisti, Barry cita in tribunale il genere umano. Sarà un processo epocale...

Tridimensionale, ma non in Italia

Bee Movie è un cartone, girato in animazione digitale a 3D («Purtroppo, però, in Italia non potrà essere visto nella sua tridimensionalità», si lamenta Jeffrey Katzenberg, boss della DreamWorks, «perché da voi non ci sono ancora sale attrezzate per questa tecnica»), particolarmente adatto al pubblico dei più piccini, vista la grafica "pupazzosa". Ma con sprazzi d’interesse anche per gli adulti, soprattutto quando ribadisce l’irrinunciabilità dei valori ecologisti e per le critiche, neppure troppo velate, allo sfruttamento nel mondo del lavoro.

Di prim’ordine il cast delle voci originali che comprende interpreti del calibro di Matthew Broderick, John Goodman, Chris Rock, Jerry Seinfeld, nonché personaggi quali il cantante Sting, l’attore Ray Liotta e il giornalista Larry King, impegnati a far la parodia di sé stessi. Su tutti spicca Renée Zellweger. La zitella imbranata del Diario di Bridget Jones, ma anche attrice premio Oscar per Ritorno a Cold Mountain, non si limita infatti a dar voce a Vanessa ma ha ispirato il carattere, il brio del personaggio.

«Avevo già doppiato la sirena Lola in Shark Tale, ma stavolta è stato più bello», dice Renée, 38 anni. «Questa fiaba contiene tutto, dalla morale ecologista alla metafora dell’avidità umana. È un’animazione adulta per bambini intelligenti del terzo millennio».

  • Ma lei è proprio come Vanessa?

«Sì. Mi definirei un’eccentrica ottimista dallo spirito libertario. E se a volte ho dato alla voce toni più sensuali è perché ho cercato di ispirarmi alla vitalità di grandi attrici degli anni Cinquanta come Ruth Gordon e Lucille Ball».

  • Che cosa vuol dire, per un’attrice famosa, prestare la voce a un cartoon?

«Da una parte, è una sensazione liberatoria: niente ore al trucco e ai costumi. Puoi presentarti in sala di registrazione pure in ciabatte e trasmettere eleganza e sensualità con la sola voce. Dall’altra, è un’esperienza terrificante perché non puoi utilizzare nessun trucco del mestiere: aiutarti con le espressioni del volto, con le movenze delle mani o entrare letteralmente nei panni del personaggio. È solo la voce che deve trasmettere le emozioni della recitazione».

  • Renée, che rapporto aveva da bambina con i cartoni? Quali preferiva?

«Come ogni ragazzino americano, sono cresciuta con i personaggi di Disney. Tuttavia, nel mio cuore c’erano Wile Coyote e lo struzzo Beep Beep della Warner. Ma la scintilla è scoccata quando frequentavo il college: ogni anno, nell’edificio a fianco del mio dormitorio, si svolgeva l’Animation Festival. È così che ho scoperto l’animazione più indipendente e bizzarra. A cominciare da quella del regista cecoslovacco Bratislav Pojar, secondo me un vero genio».

  • Oggi le sue preferenze a chi vanno?

«Adoro I Simpson. Hanno alzato il livello medio della Tv statunitense, liberandoci dalla moda del politicamente corretto. Nessuno riesce meglio di loro a fustigare i difetti di noi americani».

  • È vero che ha accettato di fare questo cartoon perché Jerry Seinfeld, che presta la voce all’ape maschio Barry, è suo vicino di villa?

«È vero, ma la cosa non è così banale. Ero incuriosita da come lui fosse nella vita quotidiana. Qui in Italia non lo conoscete, ma negli Usa è un comico televisivo popolarissimo per le battute a raffica e la sua irriverenza. Abbiamo trascorso insieme, in sala di registrazione, tanti fine settimana e non mi sono mai divertita tanto! Nei duetti abbiamo improvvisato come ragazzini».

Maurizio Turrioni

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