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Indiscrezioni, mezze
ammissioni, pronostici: nelle ultime settimane tutto ha fatto pensare che la
Rai stesse trattando il ritorno di Raffaella Carrà, colei che è
stata per 35 anni la sua regina indiscussa.
Bene, posso confermare che il 2008 sarà effettivamente l’anno
di Raffa, che non solo ritornerà in video, ma, con ogni probabilità,
condurrà lo show legato alla Lotteria Italia. L’altra opzione per il riutilizzo della Carrà è una
riproposta di Milleluci, il programma che nel 1974 vide in coppia
Raffaella e Mina, che ottennero un successo straordinario, arrivarono alle
soglie dei 30 milioni di telespettatori, ma che fuori scena si ignorarono
per tutta la durata dello spettacolo. Credo che l’ipotesi sia pura utopia:
chi, infatti, potrebbe reggere il confronto con quella che è stata per
tanti anni l’icona dei teleutenti? Azzardo solo un nome, quello di Laura
Pausini, altro non vedo. Quindi che Lotteria sia, e chissà che Raffa non
restituisca al sabato sera il suo ruolo di serata regina della settimana... Ho conosciuto Raffaella quando muoveva i primi passi nel
mondo dello spettacolo: era il 1961 e quella ragassola emiliana, nata
nel 1943, aveva debuttato nel film di Florestano Vancini, La lunga notte
del ’43, quindi era approdata in Tv con due trasmissioni intitolate Tempo
di danza e Il paroliere questo sconosciuto, ideato da Lelio
Luttazzi. A Hollywood aveva girato un film con Frank Sinatra, Il
colonnello Von Ryan, ma i suoi detrattori sostenevano che la sua parte
era tanto piccola che se in quel momento starnutivi, non la vedevi nemmeno. Quando l’ho incontrata per la prima volta stava recitando con Marcello Mastroianni nel musical di Garinei e Giovannini, Ciao Rudy, in scena al Lirico di Milano, ma aveva già girato lo sceneggiato Scaramouche con Domenico Modugno. Quegli anni Sessanta furono pirotecnici per Raffaella. Nel 1970 fu chiamata a Canzonissima. «Conduceva Corrado», ricorda, «e quando ci incontrammo la prima volta mi disse: "Cara, diamoci del lei". Non scherzava, ma quel "lei" durò meno di un’ora». «Mi ricordo», prosegue, «che quando misi piede per la prima volta in sala di incisione mi sembrò di entrare in un’astronave: io di qui e dall’altra parte della vetrata il maestro Pisano. Dovevo cantare la sigla, Ma che musica, e mi sembrava di sentire poco, ma non dissi nulla, così quando andai ad ascoltare il registrato sentii che avevo cantato solo "Ma che mu, ma che mu". "La rifacciamo?", chiesi a Pisano. E lui: "Va bene così, è proprio come la volevo". E la canzone fu un grande successo». Nello stesso anno arriva il Tuca tuca. «Io dovevo ballare con Sordi», ricorda Raffaella, «che era entusiasta e mi aveva confermato la sua presenza, ma i dirigenti furono irremovibili nel censurarla. Andai a lamentarmi con Giovanni Salvi, un dirigente esperto, severissimo ma illuminato. "Carrà, lei vada tranquilla, la responsabilità me la prendo io...". Quello che successe fu quasi comico: chi gridava allo scandalo, chi inneggiava al mio ombelico scoperto, quello che mia mamma diceva che era fatto alla bolognese, tondo. In realtà non avevo nemmeno lanciato una moda: già le ragazze, l’estate prima, indossavano pantaloni a vita bassa che lasciavano un po’ di pancia scoperta. Arrivavano da Saint Tropez e si chiamavano, appunto, Saintrop. Il ballo era decisamente innocente e alla lunga ci si dimenticò dello scandalo e si cominciò a ballarlo un po’ dappertutto». Il no di Craxi, il sì di De Mita Non c’è nulla che la Carrà non abbia fatto in Tv: ha lanciato la fascia del mezzogiorno facendo contare quanti fagioli c’erano in un vaso, e nacque così l’abitudine della telefonata da casa. Contemporaneamente conversava con i politici seduta su un divano. Le fu affidata una Domenica in e lei riuscì a trasformarsi in anchor woman. Firmò un contratto di tre miliardi per tre anni con la Rai di Sergio Zavoli e Biagio Agnes. Intervenne indignato Bettino Craxi, ma De Mita la appoggiò. Tournée in Russia e nei Paesi latini, tanti Fantastico e tante sigle, poi il travolgente successo di Carràmba. «Non sono riuscita a convincere i media che la mia era una trasmissione che raccontava storie vere di emigrati e il loro modo di restare sempre italiani», spiega oggi Raffaella. Poi l’incidente di percorso con Sogni, trasmissione basata sulle adozioni a distanza che, in onda il sabato sera, non ottenne gli (impossibili) ascolti previsti. Raffa, che non ha avuto la fortuna di essere mamma, ci credeva molto, ma la Rai fu implacabile: sospesa prima della conclusione. Morale: un ennesimo litigio con Del Noce, direttore-star di Raiuno. E scatta così l’autoesilio, sinché lo stesso Del Noce si rifà vivo e cominciano le trattative. «Voglio vederlo bene il contratto», puntualizza lei. Intanto, Rai Trade pubblica una raccolta in dvd che
contiene 37 sigle delle trasmissioni di Raffa e 25 canzoni in due cd. Un’opera
imperdibile per chi ha acceso qualche volta la Tv negli ultimi quarant’anni:
si intitola Raffica, ed è curata dai due uomini della sua vita,
Gianni Boncompagni e Sergio Japino.
Gigi Vesigna
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