Dalla parte dei lettori.

NUOVI MEDIA

QUELLE TRAPPOLE DIGITALI
DIETRO L’ANGOLO

  
L’introduzione della crittografia nei nuovi dispositivi prosegue indisturbata, prospettando scenari inquietanti.
  

Non è la prima volta che ci occupiamo dei "computer affidabili" (trusted computer o, più brevemente, Tc), quegli apparecchi che contengono dei meccanismi di crittografia in grado di bloccare contenuti e programmi ritenuti insicuri. Abbiamo denunciato la pericolosità di un sistema che, una volta entrato a regime, toglierebbe agli utenti finali il pieno controllo dei propri apparecchi, consegnandolo di fatto ai produttori. Il "computer affidabile" è una minaccia alle libertà personali inferto in nome della sicurezza ma, in realtà, promosso per salvaguardare e accrescere i profitti.

Una marcia silenziosa

L’implementazione di queste funzionalità – inserite, lo ricordiamo, direttamente all’interno dei componenti hardware, quindi impossibili da rimuovere – prosegue in modo capillare nei nuovi dispositivi, senza adeguata informazione a riguardo e nel più totale silenzio di mass media e autorità di controllo. Soltanto in Rete è possibile ottenere qualche informazione in proposito: il gruppo "No1984" è un valido punto di riferimento e sul loro sito (www.no1984.org) si trova una lista aggiornata per verificare la presenza di dispositivi Tc prima di effettuare l’acquisto di un nuovo pc.

Ma il Trusted computing (informatica fidata) non è destinato soltanto a vincolare l’uso dei computer, ma di tutti i prossimi dispositivi digitali (telefonini, registratori e lettori audio/video, televisori, decoder…). I nuovi bersagli dei lucchetti Tc sono le trasmissioni in digitale e l’alta definizione video.

L’Electronic frontier foundation (www.eff.org) – un’istituzione che difende le libertà civili in ambito tecnologico – si è iscritta al consorzio di aziende Dvb project, che sta sviluppando gli standard per le trasmissioni digitali dei sistemi di prossima generazione. Si è scoperto così che sono allo studio delle funzioni di protezione dei contenuti, basati su Tc, che consegneranno nelle mani dei produttori il controllo totale delle modalità di fruizione da parte degli utenti.

Anche l’alta definizione porterà in dote un altro corredo di ganasce digitali, denominato Hdcp, un sistema di crittografia che controllerà ogni passaggio della visione di prodotti ad alta definizione. Ogni apparecchio e ogni contenuto dovranno essere dotati di certificazione; in caso contrario, il video perderà definizione (ma non è difficile immaginare che potrà esserne addirittura impedita la visione, sia che si tratti di una pellicola pirata, sia del filmato di compleanno di vostra figlia).

Il Trusted computing è un cono d’ombra che meriterebbe approfondimento. Nessuno mette in dubbio che i produttori di contenuti abbiano il diritto di proteggere le proprie opere, ma è altrettanto indubbio che le libertà personali vengano prima del profitto.

Federico Polvara

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LA PLAYSTATION È MIA, MA NON LA GESTISCO IO

Il confine fra i diritti dei consumatori di tecnologia e quelli dei produttori è alquanto labile. Le leggi che dovrebbero regolare il settore sono di difficile applicazione, perché non contemplano le innovazioni intervenute negli ultimi decenni. Le poche norme ammodernate tendono spesso a favorire il più forte, grazie alle pressioni delle lobby sulle istituzioni (come nel caso della legge sul diritto d’autore, datata 1941, ma modificata recentemente a senso unico). Le protezioni a tutela della proprietà intellettuale si sono dilatate così a dismisura, obbligando i consumatori a utilizzare apparecchi regolarmente acquistati, secondo le ferree disposizioni dei produttori: guai ad apportare qualsiasi variante! Una console di gioco può essere usata solo con i titoli che la casa madre propone per il mercato di riferimento: con una piccola modifica (installando un mod chip, un microprocessore modificato) è possibile utilizzare sulla Playstation2 dei giochi non originali (uso illegittimo), ma anche trasformare legittimamente la console in un computer, oppure giocare legittimamente con titoli non presenti sul mercato europeo. Quest’anno, un commerciante altoatesino si è visto cassare dalla Suprema corte una sentenza in appello che lo assolveva per la vendita di mod chip ( in primo grado era stato invece condannato). In attesa del nuovo processo di appello, sarebbe bene riflettere su quale malsano principio possa impedire di aprire il "cofano" di una macchina regolarmente acquistata.

 

  
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