Vita in casa.
di Maurizio Bianchi

BENESSERE

LA FESTA È SERVITA
 

  
A Natale e a Capodanno qualche sfizio a tavola aiuta a elevare la qualità della vita. Meglio ancora se si concilia la gola con la salute.
  

Allegria in tavola a Natale e a Capodanno. Anche dietologi e nutrizionisti chiudono un occhio, se non entrambi, di fronte ai pranzi e ai cenoni. È stato infatti accertato che un eventuale piccolo aumento di lievitazione del peso è in gran parte colpa di un accumulo di acqua nei tessuti, che si smaltisce in breve tempo con un’accorta alimentazione dopo le feste. Senza contare che qualche concessione alla gola aiuta a migliorare il buonumore e il benessere. Insomma, se si può, almeno sotto l’albero o davanti al presepe niente musi lunghi.

Porzioni oculate

Basta un pizzico di furbizia, come suggeriscono gli esperti, per superare indenni le tentazioni dell’ultima settimana dell’anno. La prima mossa è ridimensionare le porzioni nel piatto e le dosi nel bicchiere. Per esempio, un antipasto classico comprendente un’ottantina di grammi di affettati, impreziosito da un pugno di olive, carciofini, funghetti e accompagnato da un paio di cucchiaiate di insalata russa, è una soddisfazione che vale circa 500 calorie. Fare il bis non moltiplica il piacere mentre, per contro, appesantisce l’apporto di calorie. Anche alzare troppo il gomito, oltre ad annebbiare i pensieri, gonfia il carico calorico, perché l’alcol è un alimento, e un calice di spumante vale 100 calorie, un bicchierino di whisky quasi 200.

Quale seconda mossa, è opportuno che un pranzo copioso e succulento sia seguito alla sera da una cena leggera e misurata, a base di frutta, verdure e zuppe condite con parsimonia. Il contrario nel caso del cenone. Si evita di mandare in tilt lo stomaco e di andare a letto con un cerchio alla testa.

Menù scaltri

Accorgimenti anche nella composizione dei menù. Se contemplano un antipasto sostanzioso, conviene che il primo sia costituito da un consommé oppure dai tradizionali tortellini o ravioli in brodo, preferibilmente vegetale, per renderli al contempo saporiti e più leggeri (se il brodo è di carne, è bene filtrarlo per sgrassarlo; se di dado, non deve essere molto carico, perché il preparato è un concentrato di sale che favorisce la ritenzione dei liquidi e ciò non giova agli ipertesi).

Come piatto forte, l’applauso dei dietologi premia il pesce preparato secondo le ricette della cucina regionale. Anzi, un pranzo tutto a base di pesce sarebbe ideale pure sotto l’aspetto della digeribilità. E sì all’anguilla, al capitone, al salmone fresco o affumicato, perché sono ricchi di grassi buoni, gli Omega 3 che tutelano la salute del cuore e delle cellule in generale. In alternativa, il tacchino arrosto, oggi più magro grazie al progresso dei metodi d’allevamento, però sempre nutriente e facilmente digeribile, oltre che appetitoso.
   

DOLCI SECONDO TRADIZIONE

Promossi sono panettone e pandoro: una fetta del primo, infatti, è all’incirca leggera quanto un etto di pane comune, un po’ meno quella del secondo, più burroso. Ma va rispettata la tradizione, che vuole questi dolci privi di farciture cremose.

Disco verde, ma in minidosi, al torrone e al cioccolato. Tutto l’anno. Il primo rappresenta, grazie ai suoi carboidrati, una fonte di energia. È inoltre ricco di nutrienti preziosi: potassio, calcio, fosforo e oli essenziali, che l’organismo non fabbrica e che sono strategici per la vitalità delle cellule e per combattere l’invecchiamento dei tessuti. Chi ha problemi di linea dovrebbe ricorrere a un espediente: optare per il torrone duro, più laborioso da masticare e dunque più appagante di quello morbido, che va giù con facilità e invoglia a darci dentro.

Anche il cioccolato abbonda di sostanze benefiche "allungavita", capaci di bloccare l’ossidazione dei grassi nel sangue, in prima battuta del cosiddetto colesterolo cattivo, e il loro accumulo sulle pareti delle arterie. Contiene inoltre elementi che influiscono positivamente sulla concentrazione mentale e sulla prontezza di riflessi. In più, ha un effetto antidepressivo. Abbonda però di grassi e zuccheri, che fanno saltare il banco calorico: una tavoletta di un etto oscilla dalle 515 calorie del fondente alle 543 di quello alle nocciole, e alle 545 calorie della qualità al latte.