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«Ma quel che conta
è la responsabilità»

«Lasciate che imparino
a volare con le loro ali»

Ecco tutte le "regine"
dell'estate dei giovani

 
Attualità.
di Alberto Laggia


INCHIESTA
LA TRAGEDIA DI FEDERICA E I RISCHI DELLE CITTÀ DELLO SBALLO NOTTURNO


TUTTO INCLUSO
ANCHE LA MORTE


«Una ragazza perbene in un luogo sbagliato». Ci sono posti a prezzi stracciati, dove l’alcol scorre a fiumi e per strada ti offrono droga. Uno di questi è Lloret.

«Evviva la Spagna», aveva scritto "Fede" in una cartolina spiritosa a un amico. Mai imbucata.

Il 27 giugno Federica Squarise, 21 anni, era partita da San Giorgio delle Pertiche, il paese del Padovano dove abitava. Destinazione: Lloret de Mar, nota località balneare spagnola della Costa Brava, dove doveva trascorrere con l’amica Stefania una settimana di vacanza. Cercava svago Federica, un po’ di divertimento in un luogo noto per produrre divertimento a getto continuo, giorno e notte, soprattutto di notte. Invece, ha trovato la morte per mano di un barista uruguagio abbruttito da droga e alcol.

«Una ragazza perbene in un posto sbagliato», ha osservato lo scrittore Ferdinando Camon. In che senso "sbagliato"? Sui rischi per chi frequenta le località balneari più gettonate dalla gioventù europea sono scoppiate le polemiche. Subito gli addetti ai lavori si sono affrettati a osservare che i rischi di una ragazzina italiana a Lloret de Mar sono gli stessi di una coetanea spagnola che sbarca a Riccione o a Jesolo. Forse. Certo, se ti perdi dentro il "popolo della notte", sulla Costa Brava o adriatica, tra una folla di ragazzi mezzi ubriachi, pieni di coca o ecstasy, "fatti" di cocktail e decibel "a mille", qualche rischio in più si corre. E lo sai. Se frequenti le strade di Lloret, dove ogni sera le ambulanze soccorrono malconci ragazzi in coma etilico, devi stare più attento.

Federica Squarise fotografata col suo assassino, il barista uruguagio Victor Diaz Silva, poche ore prima d'essere uccisa.
Federica Squarise fotografata col suo assassino, il barista uruguagio
Victor Diaz Silva, poche ore prima d’essere uccisa
(foto Ansa).

La Rimini spagnola

«Lloret de Mar è famosa per la sua vita notturna e tantissimi giovani stranieri ci vanno soprattutto per i suoi prezzi stracciati», spiega Cinzia Tagliabue, ventiquattrenne operatrice turistica, che lavora presso agenzie di Barcellona da tre anni: «Qui con 30 euro puoi trovare hotel a 3 stelle, pensione completa. E ti bastano 250-300 euro per un pacchetto all inclusive, ovvero "tutto compreso": albergo più volo per una settimana di soggiorno. È la Rimini spagnola, pullulante di discoteche e di pub».

In effetti in questa località balneare trovi la movida a prezzi stracciati. Le notti brave a Lloret de Mar sono garantite da un "divertimentificio" aperto 24 ore su 24. Un luogo dello sballo, pianificato a livello industriale e venduto come tale. «In effetti», continua Tagliabue, «gli italiani corrono qui in massa perché pensano di trovare maggior liberalità».

Ciò trova conferma anche da Francesca Benati, direttrice marketing di Expedia Italia, la società leader a livello mondiale e anche del mercato italiano nel settore del turismo on-line: «La Spagna gode di quest’immagine libertina e di Paese più emancipato degli altri. Ma è un luogo comune. Piuttosto è verissimo l’ottimo rapporto qualità-prezzo delle sue offerte balneari. La Costa Brava si è da tempo attrezzata per la movida. Offre possibilità senza paragoni di facile socializzazione e ha surclassato da tempo Rimini e l’intera Riviera adriatica».

Visti i prezzi, durante l’anno, a Lloret de Mar vengono anche tante scolaresche, che pernottano qui per visitare Barcellona, distante solo 60 chilometri, pagando metà». Tutto oro quel che luccica? Non proprio. I prezzi da sballo a volte nascondono brutte sorprese. Lucio B., studente diciassettenne di un liceo in provincia di Cagliari, nel marzo scorso è andato in gita scolastica a Lloret de Mar, alloggiando con la classe proprio al Flamingo, lo stesso hotel che ha ospitato Federica, e ci racconta: «È stata un’esperienza allucinante, dai furti in camera subiti, a quelli che ci hanno raccontato gli studenti di una classe venuta prima di noi. Per non parlare, poi, della gente che incontravi a ogni angolo di strada e che ti offriva alcol, fumo e pasticche. Un postaccio dove non tornerei». In base a testimonianze come questa l’associazione Telefono antiplagio ha inviato una lettera aperta al ministro dell’Istruzione sollevando forti riserve sull’utilità di viaggi fatti in questo modo e in questi luoghi.

Quelle telecamere nascoste

«Si discute sulla sicurezza di luoghi come Lloret de Mar? Una cosa è certa: le telecamere a circuito chiuso in funzione in questa città hanno permesso di individuare l’assassino di Federica. Mi chiedo: se lo stesso omicida avesse colpito in una delle nostre spiagge dell’Adriatico? E ancora: se ci fossero state le telecamere in Portogallo, dove è stata rapita la piccola Madeleine McCann, brancoleremmo ancora nel buio?», dichiara Elisa Pozza Tasca, presidente di "Penelope", l’associazione delle famiglie e degli amici delle persone scomparse. Qualche giorno fa si è recata a portare solidarietà e vicinanza ai genitori di Federica, a nome dell’associazione Gilda Milani Bianchi, madre di Milena, un’altra ventunenne veneta, che 13 anni fa in una località di mare, stavolta della Tunisia, venne uccisa in circostanze ancora misteriose. La storia, purtroppo, si ripete, ma la movida non si ferma.

Alberto Laggia

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