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Attualità.
di Roberto Zichittella
foto di Giancarlo Giuliani/Cpp


LE BANDIERE ARANCIONI DEL TOURING CLUB ITALIANO / 6
CERRETO SANNITA


NEL PAESE DELL’ARMONIA

Ricostruito in soli otto anni dopo il terremoto del 1588, il borgo ha una struttura a scacchiera e criteri antisismici anche oggi all’avanguardia.

Dietro Cerreto Sannita c’è un’idea. Quella di costruire una città nuova, diversa, slegata dalla tradizione che voleva i centri urbani raccolti attorno a una piazza, un castello o una chiesa. Cerreto Sannita (in Provincia di Benevento) è diversa. Ha quattro strade lunghe lunghe che la percorrono in verticale, una griglia di strade orizzontali e tre grandi piazze: due agli estremi e una al centro, a spezzare la verticalità dei rettifili.

Piazza San Martino a Cerreto Sannita, con la Collegiata e la Fontana dei delfini.
Piazza San Martino a Cerreto Sannita, con la Collegiata
e la Fontana dei delfini.

Questa particolare struttura urbana a scacchiera è figlia del terremoto che il 5 giugno 1588 sconvolse la regione dove sorgeva la vecchia città medievale. Questa era arroccata su una collina, difesa da mura. Di fronte alla città distrutta il conte Marzio Carafa, letterato e uomo d’arme, e il vescovo De Bellis decisero che si doveva ricostruire Cerreto Sannita seguendo criteri nuovi, moderni e per l’epoca rivoluzionari. La ricostruzione fu affidata all’architetto napoletano Giovanni Battista Manni e durò soltanto otto anni, un tempo che sarebbe da record anche oggi.

Il paese visto dall'alto.
Il paese visto dall’alto.

Le case, le chiese e i palazzi furono edificati seguendo criteri antisismici. I muri sono alti e spessi, le cantine con coperture a volta, le camere da letto al piano terra per favorire la fuga in caso di scosse notturne. Ci fu più preveggenza allora che in tanti architetti e ingegneri di tempi più recenti. Oggi Cerreto Sannita si trova un po’ più a valle rispetto al paese originario (del quale restano pochi ruderi) e per la sua particolare storia ama fregiarsi del titolo di "città di fondazione".

Il sindaco di Cerreto Sannita Pasquale Santagata.
Il sindaco di Cerreto Sannita Pasquale Santagata.

Cantore delle glorie locali

«Cerreto è una città solare. L’occhio ha sempre vie di fuga verso l’orizzonte, è luminosa, qui è sempre come se volassimo», si lascia andare ispirato il professor Tommaso Giannetti. Insegnante in pensione, già presidente della Pro Loco, assessore uscente alla Cultura e al Turismo, responsabile per la Campania dell’Associazione bandiere arancioni, Giannetti non è nato qui, ma dopo aver trascorso quasi una vita a Cerreto ormai è il più appassionato cantore delle glorie locali. Non esagera, perché in effetti Cerreto Sannita unisce grazia, armonia, razionalità. Anche il clima è gradevole, grazie alla posizione su un colle nell’alta Valle del Titerno, alle pendici del massiccio del Matese. Mai troppo caldo e mai troppo freddo.

Il Palazzo Comunale.
Il Palazzo Comunale.

«Il nostro è un bel paese, con una bella storia e delle specificità urbanistiche, culturali e artistiche», riassume con felice sintesi il sindaco Pasquale Santagata, eletto l’8 giugno con una valanga di voti "bulgara" (oltre l’82 per cento). Il sindaco promette di incentivare l’offerta turistica e trasformare le risorse ricavate dal turismo in benessere sociale per i 4.300 abitanti di Cerreto.

Una delle cupole in ceramica che caratterizzano Cerreto Sannita.
Una delle cupole in ceramica che caratterizzano Cerreto Sannita.

Il paese è un centro di servizi. Ha la pretura, l’ufficio delle entrate, una compagnia di Carabinieri, un polo scolastico importante. C’è anche un ospedale che il sindaco Santagata, medico, si impegna a mantenere aperto nonostante i tagli e le razionalizzazioni imposti dal Sistema sanitario nazionale.

Il vescovo di Cerreto Sannita, monsignor Michele De Rosa.
Il vescovo di Cerreto Sannita, monsignor Michele De Rosa.

Una forte tradizione di fede

Cerreto Sannita è anche sede vescovile e la diocesi è legata ai nomi di Telese e Sant’Agata dei Goti. Una diocesi con 27 Comuni, 62 sacerdoti, 60 parrocchie e oltre 90 mila fedeli. Il vescovo monsignor Michele De Rosa, salernitano, è arrivato nel 1998. «Qui c’è sempre stata», sottolinea, «una forte tradizione di religiosità e di fede e come vescovo ho cercato di essere presente il più possibile nella comunità. Fra il 2003 e il 2007 ho compiuto una visita pastorale che mi ha portato a sostare per una settimana in ogni parrocchia della diocesi».

Particolare della scalinata della chiesa di San Martino.
Particolare della scalinata della chiesa di San Martino.

Tuttavia il seminario non è più frequentato come un tempo e, come dice don Antonio Di Meo, parroco della cattedrale, «ormai non basta più suonare la campana per avere la gente in chiesa». Un altro sacerdote, don Edoardo Viscosi, parroco di San Martino, ricorda divertito: «Quando venni qui 32 anni fa c’erano 14 chiese e 14 cantine. Le donne del paese stavano in chiesa, gli uomini invece li trovavi in cantina».

Uno degli splendidi oggetti custoditi nel Museo della ceramica, che ha sede nel Palazzo Comunale.
Uno degli splendidi oggetti custoditi nel Museo della ceramica,
che ha sede nel Palazzo Comunale.

Oggi al posto delle cantine ci sono i bar e le chiese, molte delle quali allora erano fatiscenti, sono state restaurate. La cattedrale, posta all’inizio del paese, non è la più grande.

La chiesa della Madonna della Libera, ricostruita sopra i resti di un tempio sannita.
La chiesa della Madonna della Libera, ricostruita
sopra i resti di un tempio sannita.

La sovrasta per dimensioni la Collegiata di San Martino, affacciata sull’omonima piazza, cuore e salotto di Cerreto, dove spicca anche la Fontana dei delfini. La fontana stava a Napoli, nella piazza Mercato, dove Masaniello arringava le folle. Cerreto l’acquistò nel 1812. La facciata di San Martino è preceduta da una scenografica scalinata che crea un movimento prospettico tipico del gusto barocco. All’interno è conservato un bellissimo organo di scuola napoletana, costruito nei primi anni del XVIII secolo.

È particolare anche la chiesa di San Gennaro, oggi museo d’arte sacra, con la sua rara e originalissima pianta ellittica della cupola, molto simile a quella ideata dal Borromini per la chiesa romana di San Carlino alle Quattro Fontane.

Il Ponte di Annibale del 216 a.C.
Il Ponte di Annibale del 216 a.C.

Il Museo della ceramica

Nell’interno delle chiese di Cerreto abbonda la ceramica, la cui arte fu portata in città nel Settecento dai maestri napoletani. Il periodo d’oro dei ceramisti cerretesi fu il Settecento. L’attività artistica è stata rilanciata una ventina d’anni fa e oggi nel territorio di Cerreto si contano una ventina di botteghe artigiane. Il Palazzo Comunale ospita anche un Museo della ceramica dove sono esposti un centinaio di pezzi.

Veduta del paese.
Veduta del paese.

Nei giorni scorsi ne sono arrivati altri 300 grazie alla donazione fatta dai nipoti di Vincenzo Mazzacane, un magistrato di Cerreto che durante la sua vita collezionò circa 400 oggetti in ceramica, alcuni dei quali molto pregiati. Gran parte della collezione, contenuta in 15 casse, è stata aperta sotto i nostri occhi, alla presenza dei nipoti Lello e Aldo Mazzacane. Dalle casse, fra imballaggi di paglia e di carta, sono usciti vasi, vassoi, acquasantiere e anche un bellissimo calamaio. La collezione sarà visibile dal prossimo settembre e sarà un’altra valida ragione per visitare Cerreto Sannita.

Sul prossimo numero SABBIONETA
(Lombardia)

Roberto Zichittella
   
  
COME ARRIVARE A CERRETO SANNITA

Chi arriva in automobile da Nord può raggiungere Cerreto Sannita percorrendo l’autostrada A1. Uscendo al casello di Caianello ci si immette sulla strada statale 372 "Telesina" e si esce allo svincolo di Cerreto Sannita. Chi arriva da Sud può uscire al casello di Caserta Sud e seguire le indicazioni per Benevento-Sant’Agata dei Goti, quindi per Telese-Cerreto. Dall’autostrada A16 si esce invece a Benevento e si raggiunge Cerreto Sannita percorrendo la Statale "Telesina". 
Chi viaggia in treno può scendere alla stazione di Telese-Cerreto Sannita sulla linea dei treni regionali che collegano Napoli e Bari. Dalla stazione ci sono gli autobus per Cerreto Sannita. Altre informazioni su
www.cerretosannita.it e all’ufficio turistico (tel. 0824/81.52.11).

 

MELE ANNURCHE E FALANGHINA

A Cerreto Sannita i sapori del territorio vengono esaltati nella cucina de "La Vecchia Quercia", il ristorante e albergo gestito da Antonio Parente e dall’omonimo cugino (www.vecchiaquercia.com; tel. 0824/86.12.63). Un pranzo che si rispetti comincia dagli antipasti. La zona offre ottimi affettati e formaggi. È un trionfo di prosciutti artigianali, soppressate, ricotte da gustare col miele, caciocavalli, uno splendido pecorino conservato sott’olio da accompagnare con una cotognata fatta in casa.

Per i primi e i secondi ci si affida all’estro del giovane chef Aldo Meglio e del suo aiuto Fabio Botte. Tra le paste fatte in casa ci sono i curioli (simili a lacci di cuoio), da condire con pomodorini e ricotta secca, oppure con gli asparagi o un semplice sugo di pomodoro e basilico. Ottime anche le zuppe. La ciaudella (con fave e salsiccia secca conservata nella sugna), la ciambotta (con ortaggi di stagione) e l’invernale zuppa di scarole (con brodo di pollo e minuscole polpettine di manzo).

Antonio Parente con lo chef Aldo Meglio al ristorante "La Vecchia Quercia".
Antonio Parente con lo chef Aldo Meglio al ristorante
"La Vecchia Quercia".

Quando è stagione sulla tavola dominano anche i funghi virni (in dialetto virne), raccolti nei boschi del territorio. Si gustano soprattutto sott’olio o come condimento delle tagliatelle e accompagnamento dell’agnello arrosto. Tra i secondi ci sono ottime carni locali di agnello, manzo e vitello. Il sapore di questi piatti è esaltato dall’olio extra vergine prodotto dalla cooperativa Olivicola Titerno nei tipi Ortice, Ortolana e Racioppella. Tra i dolci segnaliamo la mela allo Strega (il liquore tipico del Beneventano). La mela annurca viene svuotata, infornata, arricchita con uva passa, pinoli e amaretti sbriciolati. Si serve bagnata di liquore e affiancata da una pallina di gelato. Per accompagnare i pasti si consigliano vini locali come il bianco Falanghina o il rosso Aglianico.

R. ZIC.


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