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Spettacoli
di Gigi Vesigna


MUSICA
ZARRILLO FESTEGGIA I TRENT’ANNI DI CARRIERA DA SOLISTA


MICHELE CANTA L’AMORE

Un Cd con 19 canzoni, un Dvd con il concerto live dello scorso anno, una tournée estiva: il cantautore romano ripropone i suoi successi, diventati dei classici .

La "Woodstock de’noantri" così, alla romana, venne definito il grande raduno rock che si tenne dal 25 al 27 maggio 1972, a Villa Pamphili. Non era proprio la Woodstock del ’69 con un milione di spettatori, ma Roma si sentiva tutta rock e ballava ascoltando il Banco di Mutuo Soccorso, i New Trolls, gli Osanna, i Garybaldi e i Semiramis. In quest’ultimo gruppo c’era un chitarrista che, praticamente da solo, spargeva adrenalina sugli spettatori. Si chiamava Andrea Michele Zarrillo, era nato a Roma nel 1957, ma allora era soltanto Andrea. 

«Fu un bel momento», ricorda oggi Michele, «ma segnò anche l’inizio della fine di un certo tipo di musica. In quegli anni la scoperta dei cantautori cambiò tutto e soprattutto cambiò me. Mi resi conto allora della potenza del pop, perché permetteva di dire tanto, di osservare le cose da diversi punti di vista. E arrivava a tutti».

L’amarcord non è casuale: in queste settimane è uscito un sontuoso Cd con diciannove canzoni del repertorio di Zarrillo abbinato a un Dvd, il primo della sua carriera, con il concerto live di 2 ore e 19 minuti registrato, con suggestive atmosfere, al Palalottomatica di Roma il 30 maggio dell’anno scorso.

  • Com’è che festeggi i trent’anni di carriera visto che nel ’72 eri già un musicista affermato?

«Non è così: quest’anno festeggio i trent’anni da cantante solista. Perché in quella veste ho esordito al Festival nel 1981 con Su quel pianeta libero, ma già nel ’77 avevo firmato ancora come Andrea Zarrillo una canzone, E invece con te, cantata da Daniela Davoli».

Michele è un antipersonaggio: riservato, timido, persino introverso. Stare alla ribalta lo considera un lavoro, una professione, ma nonostante quest’atteggiamento distaccato nei confronti del mondo della musica è tra gli autori più apprezzati. Forse perché non ha manie di protagonismo, anche se ha composto canzoni per Renato Zero e Ornella Vanoni, ma soprattutto perché ciò che scrive lascia il segno, magari non immediatamente, ma, lo dimostrano i fatti, le sue canzoni diventano evergreen tanto che sono inserite nel repertorio della maggior parte dei pianobar. Non è un anarchico sperimentatore, appartiene a quella specie in via di estinzione che si può anche definire "classica". È anche questo il motivo che al Festival lo si rivede spesso. Per la precisione undici volte. 

«A volte non sopporto che mi si consideri soltanto un cantante "sanremese"», obietta: «Non lo sono affatto. Al Festival non ho mai vinto, al massimo un quarto posto...».

  • Non è proprio così, Michele: hai vinto tra le "nuove proposte " nel 1987 con La notte dei pensieri, ma cinque anni prima avevi regalato al pubblico Una rosa blu, una delle tue canzoni più belle, che non è mai stata tolta dal repertorio delle orchestre e addirittura nel 1997 l’hai rilanciata in un album che ha venduto 700 mila copie.

«Sapessi però la delusione di quel Sanremo: cantai per primo e fui eliminato subito. Se uno spettatore starnutiva, poteva anche non accorgersi che c’ero. Neanche mia mamma si accorse del mio passaggio».

  • Però grazie a Claudio Villa quella "rosa blu" provocò quasi la cancellazione del Festival...

«Claudio era il paladino delle partite perse: anche lui che, provocatoriamente, quell’anno s’era presentato tra i giovani ed era stato eliminato, s’era innamorato della mia "rosa" e scatenò una feroce polemica. "Dove sono le giurie?", chiese a Gianni Ravera il patron di quell’edizione, e non soddisfatto delle spiegazioni che considerò un po’ vaghe pretese che almeno la mia canzone fosse riammessa in gara. Decisero di accontentarlo, ma io non volevo creare problemi all’organizzazione e, del resto, la delusione era stata tale, che la sera stessa ero già partito per Roma».

  • Però quella "rosa"?

«Beh, mi ha dato e mi dà grandi soddisfazioni: girando per il mondo, ma anche in Italia, ho trovato che tanti ristoranti, bar e locali notturni si chiamavano "Rosa blu" e ho quasi la certezza che quella rosa dai petali blu, un ibrido creato artificialmente, sia nata per la mia canzone, che tra l’altro era semplice, sia nel testo che nella musica».

Modesto, sincero, Zarrillo di belle canzoni ce ne ha regalate tante, da L’elefante e la farfalla a L’acrobata, daCinque giorni a La notte dei pensieri. La critica lo apprezza («Michele canta l’amore senza cadere nella classica, mielosa trappola che il cantare dei sentimenti nasconde dietro ogni nota»), il pubblico lo scopre regolarmente un momento più tardi, però le sue canzoni restano.

Adesso è in tournée sino alla fine dell’estate. Poi una breve pausa e quindi di nuovo in tour, nei teatri. A riproporre la produzione di una vita condensata nel disco cofanetto. Dove ha aggiunto un altro piccolo futuro tesoro. Si intitola L’amore infinito. Ascoltatelo perché tra non molto vi ronzerà in testa.

Gigi Vesigna

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