Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Colloqui col padre.
di D.A. - Scrivere a: don.antonio@stpauls.it


L’IMPROVVISA SCOMPARSA DI DON GIUSEPPE SORO

UN PAOLINO GENUINO CHE HA
SPESO LA VITA NEL GIORNALISMO



È scomparso pochi giorni prima della ricorrenza liturgica del beato Alberione, di cui è stato fedele e generoso interprete. Fino alla consumazione finale. Caduto sul campo, come si suol dire. Nonostante i primi attacchi al cuore l’avessero costretto a una sosta, non ha mai mollato la missione che gli era stata affidata. Fino all’ultimo respiro.

Don Giuseppe Soro (63 anni di età, 50 di vita paolina e 32 di sacerdozio), direttore generale delle riviste paoline, si è spento all’improvviso, martedì 17 novembre, nella comunità di via Solenghi, a Milano, qualche ora dopo aver pranzato assieme ai confratelli dei Periodici San Paolo. Nulla lasciava immaginare una "partenza" così immediata, da gettare nello smarrimento e sconforto la sua "famiglia" religiosa e i collaboratori laici che, con affetto, seguivano il decorso della sua convalescenza.

Larga parte della sua vita don Soro l’ha trascorsa a Vita Pastorale (venti come redattore e quattro da direttore). Ha anche diretto Gazzetta d’Alba, prima di passare all’incarico di vicedirettore di Famiglia Cristiana e, poi, di direttore generale della Periodici San Paolo. Congedandosi dai lettori di Vita Pastorale scrisse: «Ho svolto con amore e passione il mio ministero sacerdotale e apostolico come paolino nella "parrocchia di carta", secondo il carisma e l’insegnamento di don Giacomo Alberione».

Prete genuino e caparbio, generoso nel vivere il carisma paolino, con quel pizzico di testardaggine "evangelica" che, secondo il Fondatore, era necessaria per «compiere la volontà di Dio, sempre, nonostante qualsiasi difficoltà». Degno figlio della sua terra (nato a Sarule, in provincia di Nuoro, il 18 marzo 1946), don Soro ha saputo tessere una vasta rete di amicizie, nutrendole di fedeltà e disponibilità, secondo l’antico e severo codice barbaricino. Rispettato fino in fondo. A cuore aperto.

Così ha voluto ricordarlo il superiore generale della San Paolo, don Silvio Sassi: «Ho sempre ammirato in lui l’aderenza all’ideale paolino, il carattere schietto mai aggressivo, il pensare in modo costruttivo, l’intraprendenza e la disponibilità. Chi l’ha conosciuto è testimone del suo amore alla Congregazione, della sua genuinità e dedizione apostolica». «L’improvvisa morte di don Soro», ha detto Franco Siddi, segretario Fnsi, «procura tristezza nel mondo dell’editoria cattolica (e direi dell’editoria italiana) e in quello del giornalismo impegnato e di ispirazione cristiana».

Caro don Soro, ora che tu guardi Dio negli occhi, assistici dall’alto. Abbiamo ancora bisogno del tuo aiuto.

D.A.

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